Tutti contro tutti coesi verso il cambiamento zero
Ricordate fino a qualche settimana fa tutti i sudditi scatenati a pretendere la riduzione di stipendi e prebende della casta? Già allora l’osservazione palese e razionale consisteva nel sottolineare che il bersaglio giusto non era quello ma tutto il resto intendendo i rimborsi elettorali, la corruzione ed in generale l’intermediazione pubblica nell’economia. Manco a farlo apposta, ecco la vicenda Lusi e quella Belsito a concludere, per ora, un periodo durissimo di scandali, conflitti di interesse e corruttele imparagonabile con il più straccione e miserabile staterello di bananonia.
Di nuovo, da allora, che poi son poche settimane, le elezioni che hanno con prepotenza punito Lega e Pdl senza premiare il PD ed altri partiti che se lo aspettavano se non i grillini. Tutto sommato era quanto ci si aspettava anche se si mette in rilievo che, wìera scontato, non avrebbe guadagnato consenso il governo
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Sui suicidi prudenza. Meglio ancora silenzio.
Come sovente accade le polemiche si suscitano e si alimentano sbagliando direzione fino a diventare quindi mero e fastidioso rumore quando non arma da brandire contro il nemico. Nel caso dei tanti, dei troppi che si sono tolti la vita per motivi comunque connessi alla crisi, alle vessazioni fiscali, alle crisi aziendali è già accaduto: coloro che definisco gentaglia senza cervello, dignità, senso morale ed affetta da imbecillità congenita ha accusato Monti di aver causato queste morti come responsabile diretto. Nei periodi di crisi, sciacalli e bestie striscianti compaiono sempre come fu ai tempi di tangentopoli quando furono accusati i magistrati di aver causato il suicidio di alcuni importanti personaggi suicidi in carcere. L’ing. Cagliari e l’on. Moroni per fare due nomi. Il primo aspetto osceno della vicenda risiede nella mancanza di rispetto nei confronti di chi, infelice, ha assunto una tanto terribile scelta banalizzandola ama non tengono in alcun cale il tremendo percorso all’interno del quale un uomo che si sente e si vede senza vie d’uscita, decide di non avere alternative all’abbandonare la lotta e la vita. Read more
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E dopo le elezioni, niente.
Che la figura di testa d’ariete in queste elezioni amministrative potessero ricoprirla i grillini, non lo credevo, che fosse indispensabile che l’Italia che produce si mettesse in movimento iniziando ad offrire se stessa per la costituzione di una forza politica nuova e del tutto distaccata da quanto offre il mercato politico ogg è una precisa convinzione. E’ necessario recuperare, e di gran fretta, lustri di elaborazione culturale nel cui ambito inserire le soluzioni per lo stallo attuale, intendendosi soluzioni che spacchino letteralmente la pietra che immobilizza il sistema. Sì, sono frasi fatte che nulla dicono di preciso, ma non è l’indice che manca o le idee, purtroppo non c’è chi sia disposto a dare il via ed a cominciare a costituire l’orchestra. ùE se per caso comincia, non ha, non mostra la necessaria determinazione a tenere fuori le lunghe devastanti mani della pessima politica e dei peggiori partiti che si sono configurati nella storia italiana.
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Evasione: quaquaqua. Comunicazione: quaquaraquà
La spending review profila l’ennesimo colpo a vuoto del governo colpito dal blocco delle caste burocratiche-amministrative appoggiate dei capibastone politici i quali, dopo aver tentato e realizzato la vanificazione, lo svuotamento, il sabotaggio sistematico delle riforme fin qui presentate, assumono acrobatiche posizioni che la doppia o tripla faccia permettono: capibastone, capifabbricato, scherani, garzoni sembrano orientarsi in direzione di una necessaria riduzione del carico fiscale. Ovviamente è una ipocrisia. Una riduzione di tasse sarebbe come la rinuncia delle caste al fiume di danaro che intermediano e di cui si servono per le loro clientele e quindi è impensabile. La cosa ha solo valenza elettorale per tentare di turlupinare i sudditi della parte produttiva del paese asfissiati di tasse. D’altronde, la riduzione del carico fiscale va accompagnata da robuste riduzioni di spesa pubblica e, colme si vede, tutto si tiene. Read more
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FIAT-Chysler bene dappertutto ma in Italia ed in Europa sono amari
I risultati economici e finanziari di Fiat-Chrysler riportano il focus mediatico sull’azienda e nel contempo rendono più leggibile l’approccio strategico che il gruppo ha seguito. I dettagli dei risultati di bilancio del trimestre sono visibili qui e raccontano che i positivi risultati globali derivano da brillanti performances di Chrysler e la debolezza di FIAT in Europa che nelle performances economiche si riflette. Va detto, per quanto evidente, che il raffronto con il 2011 risente del fatto che il consolidamento dei conti di FIAT e Chrysler è avvenuto a partire da Luglio 2011. Read more
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via il marcio dai partiti: tra mediocri ed arraffatori
Il presidente Napolitano è andato giù duro: “via il marcio dai partiti”. Non sappiamo se lontano da telecamere e giornalisti Napolitano lavori con discrezione contro corruzione e criminalità politico-economica, immaginiamo di sì ma la sua uscita, via il marcio, ha suscitato un attimo di ilarità ed un sussulto di gioia nel figurarsi che caporioni, faccendieri, capibastone e maneggioni venivano cacciati e fottutii tutti in galera. Ovviamente queste soddisfazioni saranno negate ai sudditi come la sentenza a carico di Dell’Utri e le contraddittorie motivazioni dimostrano ma la pulizia vera non sarà possibile fino al completo ricambio di uomini nelle istituzioni e nei vertici delle burocrazie dal momento che andrebbero rotti i meccanismi perversi che la corruzione favoriscono nell’unico modo possibile e cioè riducendo la spesa pubblica, rompendo i meccanismi legislativi, ordinamentali e burocratici della discrezionalità autorizzativa ed istituendo meccanismi ed autorità di controllo indipendenti.
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25 Aprile 2012. Per me significa
Al di là di significati storici, agiografici; al di là di strumentalizzazioni, al di là di tutto il 25 Aprile. Festa della liberazione è una data da ricordare. La battaglia contro i nazi-fascisti, la Resistenza furono il contributo italiano ad abbattere tutto ciò che di mostruoso, inumano, violento, incivile, vessatorio, repressivo, illiberale il fascismo aveva costruito comprese le operazioni di bassa ed occulta cucina e le relative alleanze tra gruppi sociali mafie comprese e regime, esplicite o meno.
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E’ il turno di FORD
Negli ultimi anni tra i grandi managers dell’industria dell’auto, molti sono stati e sono quelli di elevato standing e soltanto due quelli che si sono elevati di parecchie spanne al dio sopra della media. Uno di essi, piaccia o non piaccia è Sergio Marchionne; l’altro è americano che più americano non si può ed è Alan Mulally CEO di FORD. Volendo sintetizzare le qualità di Mulally, è sufficiente dire che il suo ingresso in Ford nel 2006 è stato la chiave di volta perché partisse a razzo la ristrutturazione ed il rafforzamento di una Ford in declino e soffocata dalle perdite di quote di mercato e tanti dollari. Un primo ed eclatante risultato dell’attività di Mulally la si vide all’esplodere della crisi: contrariamente a GM e Chrysler, Ford continuò a camminare sulle sue gambe senza necessità alcuna di aiuti pubblici.
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rinnovamenti? neppure ripristino
Nel 1993 nella base italiana di Nassiryya fu compiuto un attentato che costò la vita a 9 iracheni e 19 italiani tra militari e civili tra cui il regista Stefano Rolla. Quando fu possibile celebrare i funerali di quelle povere vittime, la compagna di Stefano Rolla, Adele Parrillo fu impediita dal partecipare al funerale dell’uomo con cui stava da anni perché non era sposata. La ferocia disumana da fanatici talebani oscurantisti di questo atto vigliacco generò polemiche furibonde nelle quali si distinse il disonorevole Luca Volontè allora come oggi parlamentare di UDC. Della stessa risma la vicenda Englaro che, di certo, tutti ricordiamo.
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Crescita o non crescita?
Crosspost con Giornalettismo
In prosieguo del discorso avviato con l’articolo Crescita: cosa, come e perchè agiungiamo delle riflessioni più analitiche sugli elementi che dovrebbero connotare un percorso riformista. Ma, visto che parliamo di Italia, ci addentriamo nei fatti specifici di casa nostra per dimostrare come il Centro Studi Confindustria collochi molto indietro nel tempo le radici del declino e della stagnazione. Ritenendo che abbia ragione, ne proponiamo le ragioni ed i dati per un ben preciso motivo: decenni di stratificazione di prassi politiche, burocratiche, legislative orientate alla tutela di clientele e corporazioni, senza capacità né volontà di guardare al paese nel suo complesso hanno cementato le resistenze al cambiamento e bloccato perfino la pervasività dei cambiamenti rivoluzionari che hanno mutato in meglio altri paesi del mondo. Basti pensare all’ICT.
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