Credo che per chiunque sia importante la vicenda dei dissidi tra Berlusconi e Fini per il motivo che vero o meno che sia, viene ritenuta una vicenda che ostacola l’azione di governo e la stabilità della maggioranza. E la sussistenza di una maggioranza e del governo sostenuto sono importanti comunque la si pensi e comunque sia stato indirizzato il proprio voto. Libero ciascuno poi di valutare l’attività di governo come crede. Ho seguito la vicenda di casa PdL fin dall’inizio e proprio per questo mi lascia interdetto l’offerta di pace rivolta da Fini al PdC.
Se ricapitolo la vicenda essa ha avuto origine da posizioni di Fini che hanno segnato una evoluzione del suo pensiero che lo ha allontanato dagli orientamenti della coalizione e la divaricazione si è andata poi estendendo ad altri aspetti, tutti punti nevralgici agli occhi di Berlusconi segnando la pubblicità della rottura nella famosa direzione del PdL di alcune settimane fa. Da allora un crescendo alimentato da uomini vicini a Fini oltre che da lui stesso, diventando uno stillicidio tanto più clamoroso in quanto riferito ad aspetti di legalità nel momento nel quale esponenti del governo e della maggioranza venivano coinvolti da indagini giudiziarie. La taccia di giustizialista inflitta a Fini, lo ha incluso di fatto tra i nemici più accaniti del cavaliere.
Non so se arruolarmi nelle schiere dei marchionnologi ma intendo dire di impressioni e sensazioni istintive che l’uomo ed il suo stile di comportamento mi suggeriscono.
Intanto nella travagliata storia di FIAT non è stato il primo manager puro a salvare l’azienda girandola come un calzino e facendola tornare al sontuosi profitti. Mi riferisco all’ing. Vittorio Ghidella padre della UNO, propugnatore anzitempo dell’utilizzo delle piattaforme (Croma, Lancia Thema, Alfa 164, SAAB 9000) e fautore del rilancio Alfa Romeo con una gamma di vetture a trazione posteriore. Come ricorda anche Wikipedia il personaggio è ben rappresentato da una sua frase pronunciata con la sua voce profonda, assai strana in un uomo mingherlino come lui: “le auto si guidano con il culo e non con la lingua”. Schivo, riservato e diretto fu vittima dei maneggi dell’azionariato e di Romiti sostenuto dal mitico Enrico Cuccia. Ma questo ci porterebbe lontano.
Sergio Marchionne. Schivo e riservato, cosmopolita, tosto e preparato con esperienze solide di alta direzione ed estraneo all’establishment della palude italiota. L’idea che me ne sono fatto è quella di un uomo diretto, franco fino ad essere brusco, capace di trattare con pazienza ed abilità, durezza e determinazione ma deciso a non farsi invischiare inutilmente in chiacchiere dilatorie e senza scopo. Come è normale ad un certo momento basta chiacchiere ed avanti con le decisioni.
Credo che questo spiazzi molte persone. Abituati ai retro pensieri, alle parole oblique, ai dialettismi sofisticati tanto utili a non dire nulla e a non decidere nulla. Le dietrologie nel caso di Marchionne, credo che servano poco perché ciò che dice (almeno per me) è chiaro e netto. Tanto è vero che nella riunione di oggi a Torino, ha ribadito la sua ragionevole domanda: devo avere una risposta che a questo punto deve essere sì o no. Non a caso ho usato l’aggettivo ragionevole. Si è detto che Marchionne vuole ricattare i lavoratori. E per capire di cosa stiamo parlando, facciamo l’esempio tedesco dove agli inizi degli anni 2000 le case automobilistiche, in testa VW, trovandosi in difficoltà fecero degli accordi sindacali che, tra l’altro, prevedevano più lavoro a parità di salario. L’accordo è stato rispettato anche da chi lo combatteva. Nel caso specifico, la pretesa è quella di dire basta all’assenteismo endemico ed arbitrario travestito non di rado da malattia e basta con la conflittualità endemica e contrastante con accordi sottoscritti e votati dalla maggioranza dei lavoratori. In conferenza stampa tenuta oggi dopo l’incontro con Marcegaglia, Sergio ha casualmente parlato di diritti ma anche di doveri e responsabilità. Di tutti.
Sarà l’argomento FIAT che scatena gli animi e libera chiacchiere talora anche interessanti ma accompagnate da cazzate atomiche. Una delle quali consiste nell’imputare a FIAT la costruzione di troppe strade oltre alla penalizzazione del trasporto pubblico. E posso ben dirlo. Nel’area dove vivo, limitrofa al trevigiano, c’è un intasamento continuo dovuto all’insufficienza materiale di strade che costa perdite di tempo e danari immense alle imprese ed ai cittadini.
L’altro elemento che sconvolge molti osservatori e dietrologi è che Marchionne ha la corretta ottica del mercato intendendo mercato mondiale e neppure europeo, tratta un argomento che è piuttosto sconosciuto a troppi dei protagonisti della scena politica ed economica italiota avvoltolati ed attovagliati con il potere politico e con i soldi dei contribuenti senza escludere le cricche.
Marchionne, ambizioso com’è vuole fare di FIAT un protagonista planetario nei mercati in cui è presente e non vuole e non può non rispettare le regole di quel gioco e per farlo non avrebbe esitazione alcuna nel ridurre la presenza di FIAT in Italia. Sarebbe un esercizio utile ed istruttivo cimentarsi a ragionare sulla convenienza per l’intero paese ad abbracciare la medesima logica se davvero vogliamo arrestare ed invertire il declino. Ci credo molto poco. Anzi!, per chiudere voglio dire un’ultima cosa. Qualcuno sostiene che Marchionne bluffa. Può darsi che nel condurre una trattativa accada anche a lui di bluffare, certamente! Ma una volta che siamo a questo punto, suggerirei di non farci troppo conto puntando sull’ipotesi di un suo bluff. Il rischio è che invece di dietrologie ed esegesi del pensiero marchionnico ci si trovi a fare lamentazioni scoprendo che Marchionne non bluffava affatto.
Una lettura per una volta di dichiarazioni politiche ma di politica che ha senso e dignità quelle di Benedetto della Vedova di cui riferisce il Sole 24 Ore (Il finiano Della Vedova chiede le dimissioni di Verdini e dice che il processo a Granata è ridicolo). Il quotidiano non si discosta dall’abitudine di precisare l’appartenenza “finiana” del parlamentare, semplificazione giornalistica a cui personalmente avrei preferito PdL. Anche se so di chiedere troppo. Ma andando nel merito, alcune affermazioni dell’esponente liberale è opportuno riportarle virgolettate:
«Garantista ero, garantista resto. Ma l’etica pubblica e l’etica politica non si misurano per differenza dal codice penale. Quella che dovrebbe investirci è una questione politica, di opportunità, di etica politico-civile».
«Quando Verdini dice che lui verrà assolto, gli credo non è questo il punto, ma il fatto – come qualcuno in questi giorni ha rilevato – è che l’Italia sia l’unico paese dove non c’è ricambio generazionale nemmeno nei faccendieri (vedi Carboni, ndr)».
«Per la verità – precisa Benedetto Della Vedova – mi sento vicino a Fini perché lavora nella prospettiva di un grande partito moderato, europeo, dell’innovazione. Dove i liberali stanno non come contorno ma come elemento propulsivo».
«Un partito in grado di proporre innovazioni anche sui temi sociali, della bioetica, delle coppie di fatto. Un partito che abbia una visione sull’immigrazione e sull’integrazione che non sia la faccia feroce e per cui la legalità e l’etica politica non coincidono con il diritto penale. Il resto, comprese queste dichiarazioni di La Russa, poco conta».
«Fare esclusivamente congressi comunali e provinciali è controproducente per il partito. Abbiamo bisogno, dopo quello fondativo, di un congresso politico vero dove ci si confronta per visioni politiche e ci si misura sulle leadership». E i congressi non sono vecchia politica, perché «la politica 2.0 è quella di Sarkozy, di Cameron. In Gran Bretagna, per esempio, i due leader che ora governano insieme sono due giovani leader che hanno vinto i congressi dei propri partiti su piattaforme innovative, di rottura con le leadership precedenti, poi sono andati alle elezioni».
“Non l’economia al servizio dell’uomo ma, viceversa, l’uomo che attraverso l’economia persegue l’egoistica soddisfazione dei propri esclusivi interessi particolari, in maniera avulsa da ogni sentimento di coesione e di solidarietà. Non è neppure l’esaltazione dello homo oeconomicus, – che, del resto, lo stesso Pareto contestava perché asseriva che, accanto a questa figura, occorre aggiungere quella dello homo politicus e dell’homo religiosus – ma dell’uomo egoista, per certi aspetti homini lupus. È la santificazione dello “enrichez-vous”. Dunque, c’è un’esigenza del ritorno ai valori veri, della riaffermazione della coesione sociale, della valorizzazione del volontariato, del dono, della capacità di agire in una logica di sussidiarietà e di ricostituire le relazioni nelle comunità, nel territorio.
Non se sia quello oeconomicus, quello politicus, quello religiosus, quello egoista o quello lupus a parlare ma questa frase l’ha scritta Cesare Geronzi in un pezzo pubblicato sul Sole 24 Ore (XXI Secolo. La tempesta perfetta della finanza) .
I conti del secondo trimestre di FIAT chiuso in utile sono stati annunciati durante un consiglio di amministrazione tenuto ad Auburn Hills sede di Chrysler. Nella stessa circostanza è stato confermato lo spin-off dell’auto che diverrà una società autonoma rispetto a tutte le altre attività che confluiranno nella nuova FIAT Industrial. A proposito dello spin-off si cominciano a delineare le strategie finanziarie necessarie ad attribuire debiti e crediti alle due società che hanno diverse ciclicità, diverse strutture finanziarie, diversi cicli di investimento e di liquidità. Per avere un’idea di questa diversità di modello di business, voglio ricordare che della cospicua liquidità lorda detenuta da FIAT, 13 miliardi di € saranno destinati a FIAT Group Automobiles e solo 3 miliardi di € a FIAT industrial. A sottolineare la necessità di un criterio siffatto, bisogna pensare che nel 2010 l’auto ha generato investimenti per 1,3 miliardi, la futura FIAT Industrial 300 milioni. Di certo una FIAT Auto autonoma è lo strumento che serve per proseguire l’integrazione con Chrysler. Altrettanto certamente, questa scissione è molto gradita anche all’azionista di Riferimento, dicasi famiglia Agnelli che si ritroverà in condizioni di agilità operativa per il momento nel quale dovesse decidere di disimpegnarsi dall’auto ovvero procedere ad ulteriori integrazioni con nuovi partners.
Ho resistito fino ad oggi ma ho ceduto ed ho letto l’intervista rilasciata dall’on. D’Alema al Corsera il 15 Luglio. Sicuramente il titolo «Dalla crisi non si esce con la via giudiziaria: ora governo di transizione» è stato un deterrente. Per un qualunque praticone come me, discorsi alati e troppo complessi sono difficili da seguire e quindi capire come si connetta la sanzione di eventuali malfattori pur appartenenti alla politica con l’impossibilità di uscire dalla crisi politica ed economica è opera improba. E già! Perché mi vengono alla mente vicende troppo semplicistiche e facili. Ad esempio, quando il presidente degli USA Nixon fu costretto alle dimissioni per evitare l’impeachment conseguente allo scandalo Watergate non provocò sconquassi: a Nixon successe il Vice-Presidente Gerald Ford e la storia si chiuse da un punto di vista istituzionale e politico.
Il titolo dell’articolo lascia intendere che vi sono o vi sarebbero dei giudici i quali con il loro operato starebbero manovrando non per perseguire dei reati ma per determinare una crisi politica che per giunta sarebbe politicamente insolubile proprio per essere stata determinata dalla magistratura o da alcuni magistrati. Ma sapete che a ben pensarci è la stessa roba che sostenevano craxi ed i suoi complici e più di recente l’insigne presidente Berlusconi ed i suoi incliti ancelli e cherubini? Viene quasi da chiedersi di quale partito D’Alema sia dirigente. Ma sono domande e notazioni stupide, tipiche di sprovveduti come chi scrive.
Qualche volta mi viene da pensare all’archeologia, alla storia ed a tutte le scienze e le discipline che lavorando insieme studiano e cercano di rivelare la storia della terra, delle sue civiltà e dei suoi uomini. Ancor oggi ci sono misteri da spiegare, aspetti incompresi ma molto è stato fatto. Monumenti grandiosi, opere d’arte, gioielli, reperti fossili, graffiti, pergamene, papiri, disegni scoperti e studiati nel tempo hanno consentito di capire addirittura come era la vita quotidiana, ad esempio, dei nostri antenati romani. Credo che tutto questo sia frutto della innata curiosità umana che, auspicabilmente rimarrà nei secoli a venire. I nostri discendenti tra molte centinaia di anni, è verosimile facciano quanto da qualche secolo fa gli uomini hanno cominciato a fare. Scavare, cercare e capire. Non so quali reperti monumentali possano venir fuori, ma di certo abbonderanno reperti di silicio e le memorie digitali che raccontano tutta la nostra vita di oggi in digitale. Certamente si riuscirà a leggere quanto vi è memorizzato e si comprenderà il linguaggio e molto altro. Quello che mi chiedo con curiosità ed un po’ di ilarità è se per caso qualcuno si imbatterà in uno dei supporti digitali ove sono conservati gli spot pubblicitari. Ecco! Potrebbe trovare una bella selezione come quella che di seguito descrivo:
“Non so se ti accorgerai delle mie piccole perdite di urina” dice giuliva una bella ragazza che pensa al suo ragazzo decantando un assorbente.
Come non lo avessi addosso recita una voce dopo una sfilata di deretani vantando le mirabilie promesse da un pannolone.
Elimina il problemna del calore, cinguetta sorridente una fanciulla bionda mostrando un assorbente che pare avere un ventilatore incorporato.
Non finiscono mai dice la voce che accompagna le immagini di un’orda di persone che rincorrono un rotolo di carta igienica.
Per l’uomo che non deve chiedere mai recitava la voce mentre si vedeva un fusto a cui era abbarbicata una bella gnocca attratta dal profumo pubblicizzato.
Imodium! Contro flatulenze e peristalsi intestinali.
Yogurt para-medicinali che sgonfiano la pancia e regolarizzano le funzioni dell’intestino.
I Santi chiamati i causa per decantare le virtù di una magnesia. Ovvero prodotti che aiutano a controllare il colesterolo.
O pubblicità di deodoranti o detersivi.
O le orrende immagini di acari, ovvero di germi che affollano i cessi e vengono eliminati da miracolosi gel detersivi.
Tralascio il resto. Ma se accadesse qualcosa del genere, i nostri discendenti penserebbero che i loro antenati, cioè noi, siamo stati una manica di pisciasotto, cacasotto, malaticci, sporchi e puzzolenti affetti da manie religiose. Ed anche un po’ coglioni.
L’intento sarebbe stato quello di commentare alcuni report di analisti italiani e non i quali ponevano dubbi ed osservazioni critiche a proposito del Piano FIAT per la parte riguardante Alfa Romeo. Lo farò ma adesso mi urge la necessità di commentare le parole di Marchionne sullo spostamento in Serbia della produzione della LZero, la monovolume in precedenza destinata alle linee di produzione di Mirafiori. Questo annuncio, segue alcuni licenziamenti fatti da FIAT e soprattutto le vicende di Pomigliano d’Arco.
Tanto per sgombrare il campo dall’equivoco dei diritti violati, dico subito, anzi confermo che trovo esaustiva e convincente l’opinione del Prof. Ichino che, spero, non venga sospettato di fascismo o connivenza con i “padroni nemici”.
Sta crescendo la popolarità di Nichi Vendola. Il suo “modello” nato nelle regionali in Puglia nelle precedenti elezioni regionali vittoriose, si è riconfermato con forza ancora maggiore nelle regionali del 2010 per aver superato gli ostacoli ed i bastoni tra le ruote posti sul suo cammino da alcuni ras del PD. Non so dire quanto questo modello sia nuovo in assoluto, ma appare nuovo, giganteggia nella miseria di quanto attualmente circola se non altro per lo sforzo di avere una visione ampia dell’orizzonte politico.
Diverso il discorso sui contenuti. A mia opinione vecchi ed inadeguati a far ripartire il paese. In una intervista ha sostenuto che l’errore della sinistra è stato
“non avere inteso la trasformazione del paesaggio sociale italiano e non aver saputo offrire un altro racconto, contrapposto a quello berlusconiano. La sinistra ha una grave malattia, è affetta dalla sindrome di zelig. Per paura di perdere contro Pdl e Lega si traveste da destra. Per paura di perdere il consenso cattolico si traveste da cardinale. Per paura di perdere i voti degli imprenditori si traveste da Confindustria.”
Tutto il giorno con quattro infamoni
briganti, papponi, cornuti e lacchè
tutte l’ore cò ‘sta fetenzia
che sputa minaccia e s’à piglia cò me
Appropriato incipit per parlare di P3 ma non solo riportare questa strofa di “don Raffaè dell’indimenticabile De Andrè. Ma appropriato anche titolare con la domanda che Ponzio Pilato pose al popolo. La rsposta data dal popolo fu di salvare Barabba. Ecco! ognuno rifletta se con il suo voto ha designato a rappresentarlo nei comuni, nelle regioni, in Parlamento Gesù o Barabba. La domanda non è peregrina: non è capitato di rado salvare Barabba.
Non possiedo le competenze per opinare che le motivazioni dell’intervento della Magistratura a proposito della vicenda nota come P3 siano giuridicamente fondate o meno. Ed altrettanto per le notizie di cui finora ho letto.
La sensazione che traggo è sconsolata prima che per altre motivazioni dal constatare che miserevole gente si mescoli a potenti personaggi politici che questa gentaglia miserrima ed incolta accoglie, alimenta e rende potente. Leggere che quel tal lombardi pasquale parla di Nicola Mancino, vice-presidente del CSM, massimo organo della Magistratura definendolo “chillu cess’ ‘e Nicola” è mortificante. Leggere che dopo 20 anni, condanne, processi, un personaggio come flavio carboni alla veneranda età di 78 anni ancora tresca e sfaccenda tra politici e fondi pubblici è la chiara rappresentazione di un paese allo sfascio. Non solo morale. Materiale, culturale, operativo.