In merito alle intemerate del senatur, sllo stato delinquente non mi scandalizzo e non mi sorprendo. Mi chiedo piuttosto se la laurea honoris causa in scienza della comunicazione sia appropriata. Non per puzza sotto al naso, ma per il semplice motivo che il turpiloquio, le parolacce, la sciagurataggine dialettica al limite della coprolalia, la sintassi a gogò non contengono nulla di nuovo, non sono una novità e sono il facile rimedio comunicativo di chi ha poco da dire. Capisco peraltro che bossi sia considerato dalla ministra gelmini ed è senza dubbio vero che egli giganteggia nel confronto.
Se il linguaggio di bossi presenta alcune connotazioni, è il linguaggio della politica in generale ad ad aver perso la sua naturale funzione di vettore del pensiero e delle idee ridotto invece a sostituto del vuoto, dell’ignoranza, della violenza e della cattiva educazione. Non fa eccezione neppure un linguaggio apparentemente pacato le “…….conseguenze spiacevoli ed inevitabili……” di cui qualcuno cenna, nel contesto e nel clima che regnano assumo contorni impliciti minacciosi ed oscuri. O espliciti e, di nuovo, violenti come il rinfaccio palese o minacciato di nefandezze finora nascoste.
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Ho seguito in video via Radio Radicale la seduta parlamentare sulla mozione di sfiducia a Caliendo. Ho ascoltato gli interventi dei rappresentanti di tutti i gruppi parlamentari constatando non solo la ritualità ma il livello davvero modesto di alcuni oratori. Debolezza concettuale e modestia degli argomenti, ad eccezione dell’intervento di Della Vedova che, sicuramente “alto” nei contenuti tuttavia scadeva in un arrampicarsi lungo una difficile parete per motivare l’astensione. Scelta comprensibile ma molto, molto difficile da far capire all’opinione pubblica. Penoso l’intervento di Cicchitto, uguale a se stesso e più monotono del suo principale. Almeno ha avuto il pregio dell’umorismo sia pure triste ed involontario scagliandosi contro De Benedetti e Repubblica dimentico dei randelli mediatici usati abitualmente dal principale e/o dai suoi sgherri a giornali e reti unificate.
Era tutto scontato. Che la vicenda non avesse nulla a che fare con le indagini a cui Caliendo è sottoposto, lo sapevano anche le pietre, tutta questione di sensibilità istituzionale ed opportunità politica cioè una soglia è impossibile da oltrepassarla per non aver chiesto e dover chiedere un giorno sì e l’altro pure le dimissioni del presidente del consiglio.
Non è venuta fuori una bella immagine della Camera. Non è una novità. E non è una novità che l’orizzonte politico siano questioni come quella di Caliendo, il giorno per giorno, l’ordinaria amministrazione comunque malfatta, il galleggiare a malapena e come se il paese reale fosse su un altro pianeta isolato ed indipendente dal Parlamento e dal governo.
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Innovazione è il termine del quale si fa più uso in riferimento alle aziende, alle università, ai centri di ricerca come fattore necessario di competitività e di crescita. In genere parlando di innovazione si fa riferimento alla tecnologia e con ciò si compie un errore consistente nella limitazione dell’innovazione che è un processo e, soprattutto, può ben riguardare ambiti diversi dalla tecnologia.
Un altro aspetto che non sappiamo quanto sia chiaro che l’innovazione non è più frutto della geniale intuizione di un singolo, ma il frutto di un lavoro di squadra e di un intero contesto dove la geniale intuizione quando pure sia presente, richiede comunque il concorso di più intellettualità per diventare innovazione fruibile. Senza dilungarci, crediamo si abbastanza intuibile rendersi conto che l’innovazione non deve essere un episodio isolato ma è opportuno divenga un processo naturale e diffuso al quale di continuo si tende.
Le note qualche dato qui proposto saranno riferiti all’innovazione nell’ambito delle imprese. E sarà opportuno cominciare con una breve classificazione nel senso che nell’impresa l’innovazione può essere immaginata come una scaletta il cui ordine espositivo corrisponde ad un ordine concettuale
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Le bizze dell’insigne statista che la Provvidenza ha donato all’Italia sono assolutamente roba stantia alla pari degli argomenti che usa. Che non sono affatto come il buon vino che migliora invecchiando, ma diventa immondizia pelosa e falsa che solo un minus habens può considerare credibile. Alla pari dell’offerta al presidente di Confartigianato Guerrini di fare il ministro dell’industria. L’assemblea di Confartigianato è stata la sede della sceneggiata del piccolo padreterno di Villa Certosa.
Al di là delle scemenze vomitate e della assenza di decoro e di responsabilità di costui e stendendo un velo sugli applausi della platea, fa da contraltare qualche passaggio dell’intervento di Guerini come quello in cui, parlando della vitalità del settore, ha affermato che ogni giorno entrano nel mercato moltissime imprese (ha citrato un numero ma non lo ricordo). E’ un punto sul quale varrebbe la pena riflettere.
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Il vezzo italiota del parlar d’altro rispetto ad un tema sul tappeto non lascia immune nessuno. Neppure gli imprenditori né Confindustria che, per festeggiare il centenario dell’associazione, organizzano a Parma il convegno: Libertà e benessere. L’Italia al futuro.
L’indice degli argomenti, già contenuto nel titolo della manifestazione, lo precisa Luca Paolazzi Direttore del centro studi di Confindustria (qui il suo intervento) il quale, pur avendo prodotto un corposissimo documento, delinea in poche, significative cifre come il paese sia in declino. PIL pro capite decrescente ed in allontanamento dalle medie europee, invecchiamento della popolazione, immigrazione, scarsità di concorrenza, dimensione delle imprese, burocrazia, mercato del lavoro, produttività in ritardo con retribuzioni che necessariamente si immiseriscono e difficilissimo contesto di libertà economica complessiva mostrato dagli indici eleborati dall’Istituto Bruno Leoni e ribaditi nel rapporto della Heritage Foundation (The 2010 index of Economic Freedom) a compilare un elenco che chiunque operi nel mondo delle imprese conosce bene per viverlo, qualunque sia il ruolo, sulla propria pelle e sulle proprie tasche. Da professionista qual è, Paolazzi ricorda che, a bocce ferme, la crescita italiana non sarà come quella di altri paesi europei. Con tutte le conseguenze immaginabili.
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Volevo ironizzare sulle parole di Tremonti tra Anno zero, lo scorso Giovedì e Parma Venerdì. Era ben possibile (il video degli interventi di Sabato 9 Aprile su questo link da Radio Radicale) ascoltando roba tipo
“……..veniamo da 23 mesi di governo, abbiamo di fronte 3 anni di governo pensiamo sia stato saggio pensare globalmente ed agire localmente; NON sarebbe stato saggio vedere globale ma non agire locale; pensiamo che non sarebbe saggio, non sarebbe stato saggio pensare locale ed ignorare il globale…”
proprio come la supercazzola con lo scappellamento a destra. oppure
La crisi non impedisce le riforme, sulle riforme, la crisi non è un alibi per non farle ma non è neppure una spinta che di per sé ti porta a farle come se nella crisi fosse il futurismo, l’avventurismo o il costruttivismo. E’ molto più semplice: per l’Italia, crisi o no le riforme sono in assoluto una necessità storica ed abbiamo davanti una possibilità storica. Il tempo è strategico ed è venuto il tempo delle riforme.
Era il suggerimento del giorno del Calendario di Frate Indovino.
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Nel panorama attuale uno degli aspetti che più dovrebbe indurre riflessioni è l’assenza di pubblico dibattito sui temi che stanno cambiando il mondo lasciando però impermeabile il nostro paese. Questo sarebbe già molto preoccupante. Senonchè all’assenza di dibattito pubblico si accompagnano alcuni altri fenomeni: la decadenza della conoscenza e della cultura più elementari. Si va dall’ignoranza delle più elementari regole della lingua italiana, alla difficoltà nell’ascoltare o leggere discorsi-scritti connotati da sensatezza e compiutezza neppure sintattica oltre che logica. Un segnale tanto evidente quanto drammatico sono trasmissioni televisive, essendo le TV la fonte prima dell’informazione, dove personaggi privi di ogni competenza se non generica e superficiale, discorrono di argomenti che non conoscono se non per un vago sentito dire come fossero oracoli. E’ un fatto da non sottovalutare data la credibilità intrinseca del mezzo televisivo. Non si tratta di negare libertà di parola o di opinione a nessuno, ma è in auge un sistema che trasforma le chiacchiere da bar in opinioni e fa definire le Platinette o le garnero ex santanchè, con tutto il rispetto, opinioniste ed i gasparri come politici.
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Il ministro tremonti ha rilasciato una oceanica intervista che il Sole 24 Ore . Arrivato alla fine dei primi paragrafi ho smesso, sono andato a cambiarmi indossando l’abito della domenica, ho poggiato il giornale sulla scrivania ed ho ripreso a leggere stando in piedi come doveroso leggendo il Vangelo. O ascoltando l’oracolo della Sibilla. E se proprio dovessi dire tutto, osserverei che l’intervista è un regalino al divetto, uno spazio dove se la canta e se la suona senza che l’intervistatore lo disturbi. E già! Per il 24 Ore e ignote grandi firme è l’uomo dell’anno.
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Il Senato che inibisce l’immissione sul mercato della pillola RU486, intenzionato a verificarne la ‘compatibilità con la legge 194 (sull’aborto) se da un lato mi fa sorridere per la pochezza inconsistente di questa pretestuosa foglia di fico, dall’altra mi fa rabbrividire. Una volta di più. Non cessa di rendersi palese il talebanesimo intollerante, quello che usa la chiesa come un tram che si lascia usare. Questa scelta talebana è la continuazione con altri mezzi dello scempio avvenuto per il caso Englaro. E’ quello che sta dietro a scelte siffatte a far rabbrividire. Una intera classe dirigente ai suoi massimi livelli la quale non riesce a rendersi conto neppure delle conseguenze delle sue deliberazioni.
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Il vicino paese degli USA è stato funestato da un’altro ricorso al Chapter 11, l’amministrazione controllata americana deciso da una istituzione bancaria. Si tratta della CIT compagnia specializzata nel finanziamento alle piccole e medie imprese. La società si è trovata gonfia di crediti incagliati e, nonostante un finanziamento pubblico di 2,3 mld $ non ha retto. Immaginabili le conseguenze.
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