Cacchio! Cambia il mondo e non si puo’ neppure scendere. Però si può tentare di capire cosa cavolo sta accadendo o meglio, essendo improbo il comprendere compiutamente, si può cercare almeno di saperne qualcosa in più. D’altra parte la realtà ci sta mettendo di fronte ad eventi nuovi ed inattesi rispetto ad anni di morta gora di cui la vicenda FIAT è un esempio ed il licenziamento di 3 dipendenti del piccolo comune friulano di Paularo nel suo piccolo un altro esempio. Piccolo ma grandissimo di cui si è occupato Oscar Giannino nella sua trasmissione del 2 Settembre su Radio 24.
Primo segnale da trarre da questi accadimenti è il richiamo alla responsabilità.
Nel caso FIAT ad esempio, si enfatizza il poco meno del 40% che NON ha votato a favore dell’accordo trascurando il piccolo particolare che ha votato a favore oltre il 60°% dei dipendenti cosa che rende le relazioni industriali una giungla dove alla regola si sostituisce l’arbitrio mentre occorre il senso di responsabilità per individuare accordi e prenderne atto se sono votati dalla maggioranza.
Nel caso del Comune di Paularo senso di responsabilità è prendere atto dell’insostenibilità per le casse del Comune del costo determinato dai 3 dipendenti coniugata, tra l’altro, con l’analisi dell’attività dei 3 dipendenti per determinarne l’efficienza da un lato e la necessità dall’altra.
Da frequentatore abituale del sito noisefromAmerika ho letto ieri sera l’articolo pubblicato da Giulio Zanella docente di Economia a Bologna e redattore del sito. Il titolo è La produttività: un esempio. Collegando un episodio capitato nella stazione di Bologna, Giulio Zanella parla di produttività che è stato uno dei temi trattati durante la sua partecipazione ad una Festa del PD a cui era stato invitato. Per dirla con parole sue:
“Noi dicevamo “il problema è la produttivita’ che non cresce da 15 anni, bisogna fa crescere la produttivita’”, loro capivano “il problema è la produttività che non cresce da 15 anni, bisogna spremere i lavoratori.“
Eppure
“Abbiamo provato a spiegare che in un paese inefficiente come l’Italia la produttività si fa crescere migliorando l’organizzazione della produzione, la pubblica amministrazione (scuola, università, giustizia, servizi amministrativi, burocrazia), gli incentivi, la concorrenza, eccetera. Tutto quello che chiamiamo TFP (total factor productivity), insomma.”
(per vedere il filmato con l’intervento di Tremonti, cliccare QUI selezionare 25 Agosto e, sotto allo schermo, cliccare la miniatura del filmato con Tremonti. Mi spiace non aver trovato soluzioni più comode).
Il filmato mostra l’intervento del Sig. Scholz, presidente della Compagnia delle opere, che introduce Paolo Scaroni e poi il ministro Tremonti. Scaroni fa un rapido intervento che, francamente avrebbe potuto essere altro dalla marchettina mediatica verso il ministro. Ma tant’è. Poi interviene il ministro. Senza entrare nel merito di ogni passaggio dell’intervento di Tremonti che chi vuole potrà ascoltare dal filmato, ci sono alcune considerazioni di ordine generale che il filmato ci suggerisce.
Che il ministro tremonti abbia saputo tenere più o meno saldi i conti pubblici senza cedere ad assalti alla diligenza, è vero e non è in discussione. Vorrei far osservare che ribadirlo mille volte e non riuscire a trovare che questo per decantare le doti del ministro, mi pare un fatto su cui riflettere se capacità e volotà di riflettere ci fosse.
L’intervento del ministro, articolato in vari passaggi, pronunciato come è stile del ministro in tono messianico-millenaristico-moralistico e latinorum vari non contiene nulla di nuovo rispetto a quanto va ripetendo oramai da anni senza che a queste intenzioni, siano seguiti fatti. L’analisi che di nuovo il ministro ha presentato al di là della ripetitività dei concetti di fondo piuttosto scontati, fa seguire conclusioni e soluzioni incoerenti con le premesse. Il ministro, parlando di relazioni industriali più o meno testualmente dice: i diritti perfetti nella fabbrica perfetta? Benissimo! Ma con il rischio che ci teniamo i diritti perfetti ma la fabbrica va da un’altra parte.” Poi ha soggiunto all’incirca: non è il mondo che si adatta all’Europa ma l’Europa che deve adeguarsi al mondo. Perfetto! Ed allora quali conseguenze ne traiamo? Quello che i lavoratori partecipino agli utili dell’azeinda senza entrare nella gestione? Ma per favore! Le si lascino a sacconi queste sciocchezze peroniste e demagogiche.
Ricordate la gag di Totò che raccontava di aver preso una scarica di legnate dirette a Pasquale e rideva dicendo “E che mi frega a me? Mica sono Pasquale io!”. E’ la stessa macchietta che sta realizzando il governo insieme a tutta l’orda famelica che chiamiamo classe politica di fronte alla crisi in genere ed alla terrificante caduta della produttività annunciata dall’ISTAT. Per i curiosi la tabella pubblicata nel documento ufficiale è la seguente
Ho resistito fino ad oggi ma ho ceduto ed ho letto l’intervista rilasciata dall’on. D’Alema al Corsera il 15 Luglio. Sicuramente il titolo «Dalla crisi non si esce con la via giudiziaria: ora governo di transizione» è stato un deterrente. Per un qualunque praticone come me, discorsi alati e troppo complessi sono difficili da seguire e quindi capire come si connetta la sanzione di eventuali malfattori pur appartenenti alla politica con l’impossibilità di uscire dalla crisi politica ed economica è opera improba. E già! Perché mi vengono alla mente vicende troppo semplicistiche e facili. Ad esempio, quando il presidente degli USA Nixon fu costretto alle dimissioni per evitare l’impeachment conseguente allo scandalo Watergate non provocò sconquassi: a Nixon successe il Vice-Presidente Gerald Ford e la storia si chiuse da un punto di vista istituzionale e politico.
Il titolo dell’articolo lascia intendere che vi sono o vi sarebbero dei giudici i quali con il loro operato starebbero manovrando non per perseguire dei reati ma per determinare una crisi politica che per giunta sarebbe politicamente insolubile proprio per essere stata determinata dalla magistratura o da alcuni magistrati. Ma sapete che a ben pensarci è la stessa roba che sostenevano craxi ed i suoi complici e più di recente l’insigne presidente Berlusconi ed i suoi incliti ancelli e cherubini? Viene quasi da chiedersi di quale partito D’Alema sia dirigente. Ma sono domande e notazioni stupide, tipiche di sprovveduti come chi scrive.
Tutto il giorno con quattro infamoni
briganti, papponi, cornuti e lacchè
tutte l’ore cò ‘sta fetenzia
che sputa minaccia e s’à piglia cò me
Appropriato incipit per parlare di P3 ma non solo riportare questa strofa di “don Raffaè dell’indimenticabile De Andrè. Ma appropriato anche titolare con la domanda che Ponzio Pilato pose al popolo. La rsposta data dal popolo fu di salvare Barabba. Ecco! ognuno rifletta se con il suo voto ha designato a rappresentarlo nei comuni, nelle regioni, in Parlamento Gesù o Barabba. La domanda non è peregrina: non è capitato di rado salvare Barabba.
Non possiedo le competenze per opinare che le motivazioni dell’intervento della Magistratura a proposito della vicenda nota come P3 siano giuridicamente fondate o meno. Ed altrettanto per le notizie di cui finora ho letto.
La sensazione che traggo è sconsolata prima che per altre motivazioni dal constatare che miserevole gente si mescoli a potenti personaggi politici che questa gentaglia miserrima ed incolta accoglie, alimenta e rende potente. Leggere che quel tal lombardi pasquale parla di Nicola Mancino, vice-presidente del CSM, massimo organo della Magistratura definendolo “chillu cess’ ‘e Nicola” è mortificante. Leggere che dopo 20 anni, condanne, processi, un personaggio come flavio carboni alla veneranda età di 78 anni ancora tresca e sfaccenda tra politici e fondi pubblici è la chiara rappresentazione di un paese allo sfascio. Non solo morale. Materiale, culturale, operativo.
“Gli ordinativi dell’industria hanno registrato a maggio un aumento del 26,6% (dato grezzo) rispetto allo stesso mese del 2009 e in rialzo del 3,2% rispetto ad aprile. Lo comunica l’Istat precisando che il dato tendenziale è il più alto dal 2005, ovvero da quando esistono le nuove serie storiche.”
L’articolo prosegue fornendo interessanti ed anlitici dettagli per fatturato, e crescita di settori dettagliatamente indicati. Ho riletto più volte per essere certo che non fosse indicato un piccolo, insignificante particolare.
Il comunicato ISTAT con dati e grafici è liberamente consultabile qui ed aprendo il file Pdf si trovano questi grafici che per comodità di chi dovesse leggere, riporto di seguito per consentire la visualizzazione del piccolo, insignificante particolare cui mi riferivo
Dunque! Vero che gli ordinativi sono cresciuti, vero che il dato tendenziale è il migliore dal 2005. Forse sarebbe stato più esauriente commentare che per fortuna è un ulteriore segnale di ripresa. Il piccolo insignificante particolare è che fatto 100 l’indice del 2005, a Maggio 2005 gli ordinativi erano a quasi 121 nel maggio 2008 salvo calare drasticamente fino ad 83 in seguito alla crisi verso fine 2009 e risalire man mano fino a 103 circa a Maggio 2010 DOPO la crescita del 26,6% rispetto ad un anno prima.
Prima che qualcuno lanci strali di disfattismo, prego voler riflettere che precisare il livello di ordinativi e fatturato di oggi rispetto a quelli di un anno fa ed ai massimi del 2008 ante-crisi, è un completamento della notizia che nulla toglie al piacere ed alla soddisfazione per il miglioramento del dato economico. La precisazione avrebbe solo reso la notizia e l’informazione completa. Va detto che avendo letto la medesima notizia su CorSera, La Stampa e Repubblica l’osservazione si ripropone pari pari.
Sono diventate merce ordinaria le esternazioni di uno pseudo leader bollito preda di idiosincrasie complottistiche da ego malamente ipertrofico che si ripete con estenuata ed estenuante monotonia da 16 anni. Oggi l’ennesimo annuncio di Rivoluzione beninteso liberale fatto 16 anni a cui si è aggiunta una dichiarazione pleonastica fatta da lui: la libertà di stampa non è un valore assoluto. Sono, per l’appunto, 16 anni che si è capita questa sua preferenza.
Questa esternazione segue la cena a casa Vespa con l’On. Casini sulla quale si è cominciato ad ipotizzare di tutto con la Lega a stoppare tutto seccamente: o noi o loro.
Dicono che in realtà Berlusconi vedrebbe bene un allargamento della sua maggioranza. Una coalizione che ha un tale spropositato numero di parlamentari più dell’opposizione può avere un capo che vuole una maggioranza più ampia solo per tentare di rimediare, nascondendoli, suoi errori e sua incapacità di leadership. La gestione volpina e paradittatoriale da Duma dei rapporti con Fini ed il suo gruppo, l’imbuto del DDL intercettazioni della vergogna, la Lega che sovrasta il PdL, gli sottrae voti a valanga nel nord,
Lo sciopero dei lettori che invocava il passante che sostiene di essere presidente del consiglio dovrebbe essere correttamente inteso come sciopero degli E–lettori. L’abitudine al mendacio ed alla negazione dell’evidenza si sono reiterati per l’ennesima volta quando in Brasile, il rivoluzionario liberale alla cassoeula ha detto che “rivedremo la manovra” salvo far smentire dal megafono semovente Buonaiuti che non era vero e che c’era la prova televisiva. Eccola qui
Ma è solo per lo scarso coordinamento che il servizio del TG1 non abbia eliminato notizia e video. Scarso coordinamento che non si verificherà la prossima volta riportando la testata giornalistica nel solco del suo consueto standard minzoliniano che tanto bene sta facendo alla testata stessa ed alla RAI ridotta a velina informativa della levatura e dell’autorevolezza del TG dello Zimbabwe. Infatti anche in quel progredito e civile paese i TG, tra l’altro, celebrano ladri e farabutti.
Come si faccia ad intervenire per costruire la struttura di una manovra finanziaria non lo so. Come si ristrutturi una azienda sotto ogni punto di vista sì. Sono cose diverse ma, credo, simili per certi aspetti. Guardando ad esempio l’entità dell’intervento predisposto dal ministro tremonti, 24,9 miliardi, mi piacerebbe capire il perché è stata determinata questo ammontare e non un altro. Mi piacerebbe capire perché per consuntivare il risultato quantitativo si siano scelti gli interventi scelti e non altri. Vorrei soprattutto chiedere il perché i tagli, sicuramente necessari siano stati di tipo lineare soprattutto alla luce dei risultati non esattamente lusinghieri conseguiti dalla finanziaria triennale del 2008 che prevedeva parimenti tagli lineari. Il perché dei 24,9 miliardi mi interessa al di là del fatto evidente che questa quantificazione, se tutto va bene, dovrebbe ricondurre il deficit al di sotto del 3% degli accordi di Maastricht, un obiettivo tutto sommato troppo poco ambizioso in raffronto alla situazione del paese ed a ciò che sarebbe indispensabile fare.