La memoria degli elettori editoriale scritto su CorSera dall’ambasciatore Sergio Romano è uno di quegli articoli che mi lascia perplesso così come perplesso e talora allibito mi lasciano opinioni ed articoli scritti dai più acuti opinionisti e pensatori del giornalismo italiano negli ultimi tempi. In effetti, non ci sono espresse tesi incondivisibili, eppure la perplessità trova piena giustificazione. Parlando degli elettori, Romano osserva:
“………………….Ma hanno ricevuto invece una nuova raccolta di leggi (tutte sottoscritte e votate anche dai seguaci di Fini) che non avevano altro obiettivo fuor che quello di risolvere i problemi di una singola persona. Pensavano che dal congresso di fondazione sarebbe uscita una nuova classe politica, meno frivola e venale di quella che aveva governato l’Italia per molti anni. Ma hanno assistito a una sequenza di scandali che ricorda lo stato di salute della politica italiana negli anni di Mani Pulite e contiene, per di più, una dose preoccupante di personale immoralità e spregiudicatezza. “
Mi è capitato di leggere un articolo di Pietrangelo Buttafuoco riportato da Dagospia di cui non si riporta il titolo. Ma è chiaro il merito: si occupa di personaggi, ad opinione dell’autore, sopravvalutati caratterizzati da fabiofazzismo (ospiti della trasmissione Che tempo che fa) o meno, ma sopravvalutati. Segue, ben distribuito nell’articolo, Buttafuoco è una bella penna, un lungo elenco di esempi che vanno dal “trota” al Cardinale Martini passando per Odifreddi e Camilleri. Non mancano richiami al libro di PG Battista dal titolo “i conformisti, l’estinzione degli intellettuali” che proprio di Odifreddi si occupa. Nulla in contrario anche se su alcuni di questi nomi non parlerei di sopravvalutazione. Non sono d’accordo più quando ad un certo punto Buttafuoco scrive:
Nel frattempo, soltanto i fogli spiegazzati della stampa di destra sanno decifrare i rumori della plebe, speculari a quell’altra folla di esagitati, i tantissimi lettori del “Fatto quotidiano”, un fenomeno editoriale sottovalutato che però (anche grazie a Beatrice Borromeo, che il suo lavoro di disturbatrice lo sa fare bene, così come l’altra firma, Silvia Truzzi, assai polemica con un gigante come Massimo Fini) ha cancellato in un colpo la supponenza stucchevole del sempre indispensabile “Manifesto”.
Leggere editoriali come Voce al paese senza tifoserie dell’ambasciatore Romano o anche Quel bipolarismo dell’odio da combattere con la cultura scritto da Giuseppe de Rita, con tutto il rispetto, mi fanno venir da ridere. Entrambi sostengono, a ragione, che il paese sia spaccato tra tifoserie pro o contro silvio berlusconi poi divergono. Sergio Ronano guarda ad altri paesi per sostenere che se Roma piange, altre capitali non ridono quanto a scandali e cattivi comportamenti e giunge al punto di sostenere che solo ‘apparentemente’ la situazione è peggiore. Apparentemente! Auguri all’ambasciatore. Ma il prof. de Rita alla fine del suo articolo cita Einaudi “«L’ idea nuova non si difende e non si fa trionfare nei Parlamenti. Essa nasce nei libri, nelle riviste, si propaga nei giornali, dà origine ad associazioni…».
Ogni volta che viene pubblicato qualche report dalle istituzioni preposte, ne viene data notizia in maniera a mia opinione poco chiara e senza alcun supporto a che il lettore medio possa meglio comprendere il significato dei dati. E di più, se non è possibile ogni volta scrivere troppo lunghi articoli, l’incompletezza dell’informazione dipende anche dal non riferirli ad un dato scenario. I dati di andamento economico hanno di per se stessi una valenza che dovrebbe essere specificata inserendo i dati stessi in un più generale di contesto. Se ad esempio il PIL di un paese cresce del 2%, può essere un dato positivo che perde smalto se molti altri paesi crescono del 4%.
Della TV è inutile far menzione.
Ad esempio. di oggi su Il Giornale è pubblicato l’articolo ISTAT segnali di ripresa Deficit in calo da Aprile il quale contiene una miriade di cifre sulle quali non voglio discutere ma dalle quali è certo che il lettore medio capirà poco o nulla visto che esse vanno combinate ed hanno un significato complessivo che solo un esperto può comprendere. E la tesi del titolo segnali di ripresa, diviene un atto di fede. O un titolo non rispondente alla miriade di cifre propinate manco l’articolo fosse una comparsata del kapo a porta a porta. E dal giornale del kapo null’altro ci si può attendere
Non fa eccezione CorSera e quasi altrettanto il Sole 24 Ore nel cui articolo c’è qualcosa che è sfuggito come si evince leggendo: “Nei primi sei mesi del 2009 il saldo primario, ovvero l’indebitamento al netto degli interessi passivi,(?????) Le entrate fiscali, nel secondo trimestre del 2009, sono diminuite in termini tendenziali del 2,4%, rispetto al -0,5% dello stesso periodo dell’anno precedente……” Ebbene e il saldo primario al netto degli interessi passivi? Boh!!!
Detto che quello che salta agli occhi è la pressione tributaria al 45,8% questi articoli cosa vogliono significare? Che ci sono segnali di ripresa? Che l’Italia riprende a crescere? Che va tutto bene con l’ottimismo? Mi pare ben dura da sostenere e comunque non certo utilizzando dati pubblicati senza alcuna organicità né con uno straccio di doverosa spiegazione.
Solo La Stampa, a meno di mie sviste pubblica ad esempio che il FMI valuta lo “Scudo fiscale strumento disperato” quale in realtà è a prescindere da valutazioni di altro tenore e non si collegano i fatti quali la presa d’atto che i ministri dell’ECOFIN hanno espresso circa una lenta ripresa afflitta da persistente disoccupazione. Data la situazione italiana, dove li andranno a prendere i soldi per gli ammortizzatori sociali? E perchè non si rileva l’inerzia politica a rimuovere le cause della stagnazione ben precedente alla crisi? Perchè non si ricollegano la stagnazione con la perdita della produttività e con la decrescita del reddito pro-capite italiano rispetto a quello europeo medio?
Forse si teme di essere definiti disfattisti? O di essere inclusi in qualche lista di proscrizione come nemici dell’Italia? Eppure, essere definiti ‘farabutti’ da certa gentaccia dovrebbe essere un titolo di merito.
Eppure quando si tratta di avidità dei banchieri o di chiacchiere da bar sull’etica o di dare eco a vaniloqui da Cottolengo di cui politicanti da strapazzo ci riempiono da mane a sera non si tira indietro che poca gente da accuratissime cronache. Forse sarà che qui ci stiamo man mano dimenticando cosa voglia dire fare un’informazione almeno decente.
Il post che precede è strettamente connesso a questo che ne è una sorta di continuazione. Per non sbagliare. il post cui mi riferisco è questo.
Lorsignori che si occupano di AnnoZero e di RAI, dando addosso a chi dissente con pieno diritto e con parecchie ragioni dal governo, dalla maggioranza, dai comportamenti di esponenti della maggioranza a cominciare dall’ometto di Arcore in un’operazione che ha palesemente un’unica regia mostrano un elevato livello di professionalità nell’eseguire gli ignobili ordini di far fuoco contro ogni avversario. Ed anche persone della medesima parte politica come Fini o fiancheggiatori come Boffo hanno subito i danni del fuoco amici. Senza scrupolo alcuno. Perfino il ministro dell’industria scajola, che non ricordo chi chiama ‘sciaboletta’ forse perchè accomunato perla statura a Vittorio Emanuele III, convoca, vuole convocare, la RAI, invoca il contratto di servizio tanto per dimostrare che nel paese di berlusconistan patria del diritto e morte della giustizia, ha valenza assoluta il summum jus summa iniuria.