Le affermazioni di Vendola sulla crisi, al di là dei rilievi contro la stolida ed irresponsabile propaganda a buon mercato fatta dal governo e dai suoi megafoni televisivi e personali, trovo siano pericolose per il paese. Tende ad accreditare che la manovra e la sua entità siano dovute alla “cattiveria” del’Europa e del governo ed all’intento di danneggiare una parte dei cittadini a spese di altri. Parlo di Vendola per la sua crescente popolarità e per le parole che pronuncia che pur attraenti in apparenza sono illusorie e non servono a risolvere un beneamato nulla dei problemi del paese.
Non conta qui il merito della manovra circa il quale è cominciato un balletto indegno ben esemplificato dal province si, province no fondato ovviamente non su dati ed elementi obiettivi ma da chiacchiere da bar, conta un concetto preliminare. E’ da anni che la spesa pubblica cresce incontrollata, finanziata da un fisco pazzamente vorace con il deficit e lo scialacquo che alimentano il debito pubblico. Chiunque fosse in grado di intendere e volere potrebbe e magari dovrebbe capire che il meccanismo è quantitativamente insostenibile e lo è a maggior ragione in tempi di tempeste finanziarie come il caso Grecia insegna. Ma essendo non del tutto sciocchi o in malafede, si potrebbe ben osservare che lo spreco indiscriminato di pubblico danaro, che specie nelle regioni del Sud imperversa, corrisponde ad un livello di servizi scadente che nel sud scende a livelli da quarto mondo. Ma ancora di più il risultato di questo meccanismo infernale guardato con occhi di sinistra, dovrebbe evidenziare la profonda iniquità del sistema e la crescente disparità tra cittadini in materia di redistribuzione del reddito.
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Come se il tremonti che abbiamo non fosse già di troppo osservavo circa un mese fa a proposito di un’intervista rilascata al Riformista da Stefano Fassina responsabile economico del PD. Davvero pareva la riedizione del genio italiota. Poi lo stesso Fassina prende parte al dibattito iniziato dall’Ing. Carlo de Benedetti sul Foglio di Giuliano Ferrara con un articolo significativamente intitolato Caro tremonti giù le tasse per favore. Sono rimasto talmente sorpreso, che ne riporto degli stralci, forse troppo ampi ma, credo, significativi
“Bisogna smettere di credere che la questione dell’abbassamento delle tasse sia soltanto una fissa degli integralisti del liberismo. Non è così. Conosciamo perfettamente i dati che ci arrivano costantemente dall’Ocse ed è sciocco nascondersi: oggi l’Italia è ai primi posti nel mondo per pressione fiscale e a questo, come notava giustamente De Benedetti, va aggiunto che i lavoratori italiani hanno una delle più pesanti tassazioni europee sulle proprie buste paga.
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Mi è capitato di parlare di quei liberali che militano nel PdL a cui ho dato il nome rispettoso di ‘pattuglia liberale’. Ne ho enfatizzato la battaglia dura e difficile in tempi di tremontismo; ne seguo le proposte e le iniziative che non smettono di inventare e le distinzioni che propongono con grande perseveranza. Ho l’opinione che in quel contesto sia una battaglia impossibile da vincere poi, bisogna riconoscerlo con rammarico, sono tempi durissimi anche per chi, liberale, non se la sia mai sentita di votare PdL come me.
Quando leggi ancora una volta che il PD è capace di proporre di nuovo di tassare i redditi oltre i 200.000 € per ricavarne risorse ed aumentare la durata della cassa integrazione a 24 mesi, ti cadono le braccia e ti scende il latte alle ginocchia. Non t’incazzi solo perchè una tale balzana intemerata è sbagliata in sé per mille ragioni che ni rifiuto di spiegare tanto sono autoevidenti; non t’imbestialisci solo perchè questa robaccia è un reperto archeologico, un sedimento ideologico tirato fuori da un museo degli orrori; capisci l’insensatezza di questa gente che non tanto tempo fa prima delle elezioni ha indisposto milioni e milioni di persone perdendo voti per quei manifesti imbecilli sui ricchi che dovevano piangere. E poi che ricchi!!!!!
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Nel proseguire il mio ragionamento voglio partire dalle parole pronunciate stamattina dal Senatore del PD Nicola Rossi invitato alla trasmissione 9 in punto la versione di Oscar condotta da Oscar Giannino su Radio 24 (la puntata qui). Va detto che la puntata verteva sulla Libertà di Impresa in Italia come emersa e misurata da uno studio dell’Istituto Bruno Leoni. Di fronte ai risultati poco lusinghieri dell’Italia, dovuti in larga parte all’eccesso di intermediazione pubblica in economia, dopo un pregevole intervento preliminare di Carlo Stagnaro di IBL, il Senatore Rossi ha chiarito:
“….c’è un errore di fondo logico che riguarda la pubblica amministrazione che è dietro la gran parte delle cose che stiamo dicendo. Continuiamo a sentire questa stucchevole litania delle semplificazioni che non ha praticamente portato a nulla da 15 anni a questa parte mentre dovremmo cominciare a recitare una cosa diversa: la pubblica amministrazione deve fare di meno. Dobbiamo cominciare a tagliare le cose che la PA fa perché dietro la mole di operazioni che si chiede alla PA di fare si nasconde l’inefficienza e spesso anche la corruzione………”
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L’intervento di Bersani al meeting di Confindustria a Parma, tiepidamente accolto, è stato deludente nel modo e deludente nei contenuti. Non so se sbaglio ma più che all’insufficienza personale di Bersani, credo che nonostante egli sia segretario scelto attraverso il folle meccanismo delle primarie, la sua leadership risenta delle beghe interne al PD che continuano immutate. Ma deludente è stato anche il suo commento del dopo elezioni. Se è vero che poco tempo fa era preventivabile una disfatta elettorale alle regionali, viene da chiedersi cosa sia stato concretamente fatto per evitarla e comunque il risultato è stato drammatico anche se Lazio e Piemonte sono stati persi per una manciata di voti: al Nord il PD sta scomparendo ed al SUD fatica ed ha perso la Calabria come era inevitabile che avvenisse con la ricandidatura di Loiero. Per non parlare della Puglia dove Vendola ed i cittadini hanno dato un poderoso schiaffo ai mandatini del partito. Ragionare solo in termini di voti ricevuti, senza analizzare anche il dove e come li si è presi, è sbagliato e comunque denota il vizio di nascondere i problemi.
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Era lo slogan del PD. E’ stato profetico perchè per cambiare il vento è cambiato con il piccolo particolare che è cambiato in peggio.
Non sono in grado di capire come la crescente astensione come abbia inciso sulle forze in campo. Comunque sia è auto-assolutorio addebitare la sconfitta di Bresso al successo del movimento di Grillo. Piuttosto è vero che i grillini sono stati persi essendo rimasti delusi dal PD. Aver tenuto le percentuali nazionali delle europee è un quasi disastro se si pensa a due anni di inadeguato governo, alla crisi gestita in maniera inappropriata ed agli scandali terrificanti. Certo si può sostenere e con ragione che su ogni aspetto della vita politica italiana sia immanente il monopolio mediatico anche se è impopolare ricordarlo, ma neppure questo giustifica il vuoto. Il risultato è che dopo la caduta di Prodi, dopo Veltroni, dopo Franceschini, con Bersani divenuto segretario dopo una maratona complicata e farraginosa un pò oltre il limite del folle, il PD è fermo al medesimo punto di partenza. Non solo numericamente. Con la testa, con le idee, con un progetto, con il modo di condurre l’opposizione, con divisioni interne ed immarcescibili baronie a presidiare i gangli del partito e le cadreghe dell’irrilevanza.
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Alla fine del labirintico e cervellotico percorso che aveva scelto, habemus Bersani segretario del PD. Ed ecco che della serie facciamoci del male, invece di chiarire ed identificare punti di accordo interni rispetto alle grandi questioni dalla laicità alle prospettive economiche, si ergono un mare di novelli Giovanni Battista tutti tesi a fare la radiografia ai potenziali alleati a cui imporre o meno il battesimo salvifico nel caso di superamento degli esami. Sempre con la consueta degnazione da pontefici che si concedono.
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