E’ notorio che tutto quanto è pubblico in Italia, salvo eccezioni, è malgestito e trascurato e se per caso un bene di proprietà dello stato fosse suscettibile di utilizzo economico, jene e sciacalli, faccendieri e maneggioni, intrallazzatori e galoppini politici sono sempre pronti ad usarne ed abusarne a spese dei cittadini. Taanto per confermare la tradizione, lo spreco e la dissipazione hanno riguardato anche il dividendo digitale. Giova ripetere cosa è il dividendo digitale. Il termine dividendo ha, palesemente, un contenuto economico e nel caso specifico deriva dal passaggio delle televisioni dall’analogico al digitale dal quale deriva la “liberazione” di numerose frequenza che, come l’etere e lo spettro delle frequenze appartengono allo stato. Se ne sono occupati su La Voce Cambini, Sassano e Valletti in Ricchezza per Aria titolo quanto mai appropriato ad indicare dissipazione. Le frequenze liberate potrebbero essere destinate ai gestori telefonici per i servizi telefonici in mobilità in banda larga, settore che sta conoscendo dappertutto una forte espansione. La diffusione degli smartphone ne è un segnale visibile e comprensibile per tutti. Si tratta di servizi innovativi e ad alto valore aggiunto capaci di mobilitare risorse, investimenti, servizi aggiuntivi che contribuirebbero all’economia del paese essendo di ausilio anche al superamento del digital divide che affligge non poche zone d’Italia.
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La ristrettezza di risorse ha condizionato certamente l’azione italiana di contrasto alla crisi. Nulla toglie che interventi di riforma avrebbero potuto essere realizzati ma la finanza pubblica ha imposto limiti che hanno obbligato i decisori a compiere scelte i cui criteri avrebbero dovuto tener conto di scenari alternativi per essere destinati lì dove l’efficacia degli investimenti era globalmente maggiore. Quello che è concretamente accaduto è che il CIPE alcuni mesi fa nell’assumere le proprie deliberazioni sui fondi disponibili, ha dato il via a vari investimenti, tra i quali il ponte sullo stretto di Messina rinviando l’investimento di € 800 mln destinati alla banda larga.
In linea di principio ogni investimento pubblico ha effetti sull’economia generando posti di lavoro, aumento della domanda ed effetti ulteriori, il cosiddetto ipotetico effetto moltiplicatore (keynesiano). Questo effetto ci sarebbe nel caso del ponte ma intanto con effetti assai ritardati dati i tempi lunghissimi che affliggono le grandi opere e nel caso specifico del ponte, questo pesante handicap si aggiunge alle motivate preoccupazioni generali sul ponte, alla sua utilità data l’evoluzione dei volumi di traffico e della loro tipologia (nave, aereo, gomma) ed alla sua sostenibilità economica della quale si ipotizza che graverà totalmente sulle casse dello stato nonostante il conclamato project financing con soggetti privati. Il motivo di parlare di Ponte è che le costruzioni, rappresentano il benchmark parlando di moltiplicatore e risponde comunque alla logica degli scenari alternativi tra i quali operare le scelte.
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Il 10 Marzo è stato presentato il rapporto Assinform 2009 sull’ICT in Italia. A costo di essere ovvi e ripetitivi, va sottolineato che il settore dell’Informazione and Communication Technology è strategico per il paese, stato, imprese e cittadini ed insieme al web rappresenta una leva per la crescita, e per l’aumento dell’efficienza e della produttività. Come prevedibile, la crisi ha determinato un sensibile rallentamento nel mercato con riduzione negli investimenti in ICT in termini relativi ed assoluti sia in Italia che in area OCSE e nel mondo.
Il rapporto presentato dal Dott. Angelucci Presidente Assinform e dal Dott. Capitani AD di NetConsulting è disponibile qui Rapporto Assinform 2009 Angelucci e qui Rapporto Assinform 2009 Capitani ma varrà la pena di riportare qualche tabella per indicare la posizione dell’ICT Italiano nel contesto europeo
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Visto come va il mondo, chiunque parli di ‘economia della conoscenza’ di innovazione, di progresso tecnologico, di banda larga, sfonda una porta talmente aperta da sembrare banale. Se poi chi si riferisce a quei temi è un uomo politico, la diffidenza si accresce per l’abitudine inveterata alle declamazioni e per il disincanto con cui le opinioni pubbliche ascoltano o dovrebbero ascoltare le declamazioni. A meno che l’uomo in questione non sia Riccardo Illy, ex Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia. E con il retroterra culturale e professionale che ha, non c’è molto da meravigliarsi.
Voglio precisare che per le ragioni successivamente esposte, le scelte dei vincitori di centro-destra delle elezioni regionali del 2008 sono analoghe a quelle recentemente adottate dal Governo centrale di affossare la banda larga in attesa di tempi migliori.
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E’ un fatto consolidato che l’avvento di internet, il formidabile sviluppo delle comunicazioni, la crescita esponenziale dell’informatizzazione, le vette raggiunte dal software sono stati tutti elementi ciascuno dei quali determinante per un impetuoso sviluppo economico, produttivo e culturale. La sinergia che essi hanno messo in campo è stato un ulteriore acceleratore che non ha affatto neppure rallentato la sua corsa rimanendo un formidabile incubatore di innovazione, nuove tecnologie, nuove professioni, diffusione della cultura, generatore di nuovi modelli di business in un inarrestabile turbinio.
In Italia sia BankItalia che ISTAT hanno redatto dei rapporti che raccontano la situazione italiana che non appare lusinghiera e soprattutto in funzione di un dato: la sempre più stretta correlazione tra il web, l’informatica, la comunicazione, le telefonia per esplicare appieno le loro grandi potenzialità, necessitano di banda larga. Serve il web ad altissima velocità. I limiti italiani, peraltro, risentono di altri punti di debolezza deducibili da rapporti Eurostat e confermati da una breve anlisi svolta dall’importante sito di recruiting on line Monster i quali rilevano da un lato la difficoltà delle imprese italiane a reperire sul mercato uomini dotati delle competenze adeguate e dall’altro segnalano la limitatezza del ricorso all’outsourcing utilizzato in larga misura solo dal grandi imprese e soprattutto banche ed istituzioni finanziarie.
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In un suo editoriale, sostiene il Prof. Panebianco che la politica democratica è strutturalmente vincolata ad un orizzonte di breve periodo. Non so se sia così, ma se fosse così non mi piacerebbe ed in ogni caso, nel contesto attuale non porsi in molti casi orizzonti di medio e lungo periodo,
è il miglior modo per non governare ma per vegetare che è un’altra cosa. Ne è un esempio lampante la questione delle somme stanziate per la rete internet che non si sa ancora bene se verranno sbloccate o meno. Questa decisione dovrebbe essere rapida, per motivazioni e logiche che guardano molto in avanti. Ed analogamente è con lo sguardo al futuro che nell’Ottobre 2008 fu commissionato al dott. Francesco Caio esperto del settore l’incarico di uno studio per l’introduzione della banda larga in Italia. Va detto che le referenze di Caio sono di valore assoluto. Tra l’altro è stato autore del piano banda larga in Inghilterra, dove stanno realizzando investimento per 280 milioni di Sterline per portare la banda a 2MB in tutte le case inglesi partendo da un livello di estensione delle reti e della digitalizzazione ben più avanzato del nostro. Nello scorso marzo il dott. Caio ha consegnato al Governo il suo rapporto che, a proposito di prospettive temporali ed ambizioni operative, si intitola: Portare l’Italia verso la leadership europea nella banda larga.Considerazioni sulle opzioni di politica industriale.
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