Su La Voce è stato pubblicato un articolo di Anelli e Basso dal titolo I numeri del lavoro il quale, parendo dai dati ISTAT recentemente pubblicati effettua un ricalcolo dei posti di lavoro perduti durante la crisi facendo riferimento ai precari. Qualche tempo fa su noisefromAmerika un articolo dal titolo piuttosto hard: Disoccupazione al 15,8%. In entrambi gli articoli, i dati sulla disoccupazione tendo ad avere una visuale più ampia rispetto a quella comunemente accettata del tasso di disoccupazione. Il panorama infatti presenta sì casi di disoccupazione regolarmente misurati, ma altre fattispecie diverse di sottoccupati, precari, scoraggiati, cassintegrati di lungo periodo, persone in mobilità che non rientrano nel tasso di disoccupazione, ma sono forza lavoro disponibile che però non è impiegata. A proposito. Lasciate perdere le fanfaluche alla sacconi su ciò che è o meno scientificamente esatto: a lui, nella fiction governativa tocca la parte di ministro del welfare che deve dimostrare, non importa come, che l’Italia è messa meglio di altri paesi e quindi dati, fatti e statistiche non gli interessano. In ogni caso c’è sempre pronto il minzolini di turno a provvedere. Il numero delle persone che, qualunque ne sia la ragione non lavorano, sono un grande problema perché sono davvero tantissime, soprattutto giovani e soprattutto nel mezzogiorno d’Italia. Rinvio agli articoli linkati per i dati e per acquisito che i dati confermano l’asserto.
Leggendo della vicenda di Pomigliano d’Arco, ho la netta sensazione di linguaggio e di contrapposizione ideologica come fossimo negli anni 70. Sentir parlare di schiavitù, di diritti calpestati, di padroni mi pare indicare che una serie di persone continuano ad aggrapparsi al passato sostenendo posizioni e soluzioni che abbiamo visto realizzare e poi ripudiare per la loro inefficienza ed iniquità. E’ come se per molti si fosse riaperta la possibilità di dar sfogo al livore, all’ideologia, alle proprie frustrazioni indifferenti al mutare dei tempi e delle condizioni di scenario. E questo non lo fanno tanto i sindacalisti FIOM che sono parti in causa e cercano di trattare, quanto soloni esterni, reperti di un cattivo passato fatto, questo sì di spregio dei diritti altrui e di creazione di un clima di incertezza odioso ed inaccettabile.
Voglio ricordare i motivi del contendere. FIAT ha posto tra le condizioni esposte nel documento che ha presentato e dettagliati nel documento FIOM che raffronta le proposte FIAT e le conseguenze per lavoratori dal punto di vista FIOM. Gli artt. 8, 14 e 15 sono quelli incriminati.
Dagli USA qualche segnale positivo sembra provenire ed ha riguardato la compravendita di case nell’ultimo periodo osservato. Ma qualche spiraglo si apre anche nel mondo dell’auto che ha visto un mese di Maggio positivo superare le attese con brillanti risultati a doppia cifra consuntivati dalle ex big-three. Il totale del mercato è stato di 1,103 milioni di auto con una crescita del 19% sul Maggio 2009 ed all’interno di questo dato (fonte Automotive News)
Una delle stragegie nel mondo dell’auto è quella della riduzione del numero delle piattaforme combinata con quella di costruire un gran numero di modelli diversi sulla base della medesima piattaforma. Insomma economie di scala. Pare essere diventato irrinunciabile per un costruttore la sola idea di non riuscire a costruire almeno un milione di auto sulla medesima piattaforma anche per le favorevoli implicazioni economiche e finanziarie conseguenti sicchè, le case più in ritardo da questo punto di vista come ad esempio GM stanno accelerando i tempi per adeguarsi ai migliori concorrenti giapponesi e tedeschi. Nominando GM, si impone una breve digressione per dar conto di un evento significativo. In Germania la OPEL, che appartiene per l’appunto a GM ha concluso un accordo con i sindacati che consente risparmi per l’azienda di circa 265 milioni di €uro. Pregasi prendere nota.
Non mi riguardano i motivi per cui il governo tedesco, specie per le pressioni dei filorussi socialdemocratici capeggiati da Scroeder hanno fatto il tifo perchè OPEL fosse acquistata da MAGNA.
Quello che sta succedendo lo si può sapere dal Sole 24 Ore ma ancora più in dettaglio, un articolo dell’Economist ed alcuni articoli della Frankfurter Allgemeine Zeitung che, in questa pagina raccoglie gli interventi che ha dedicato alla telenovela OPEL.
Basta poco per aver chiara la situazione:
lo stato tedesco concederà prestiti per la sciocchezza di 4,5 miliardi;
ecco una tabella che specifica gli esuberi previsti da Magna
Nell’attesa che qualcuno faccia i conti per spiegare come facciano Magna, OPEL e la russa GAZ a consuntivare 5 milioni di auto di cui si è parlato, mi faccio qualche domanda:
Che senso ha avuto per la GM vendere la maggioranza di OPELe per giunta a Magna?
Quali garanzie di solidità finanziaria può garantire MAGNA il cui fatturato con tutto quel che segue è falcidiato dalla crisi che a lungo graverà sui suoi maggiori clienti che sono americani?
Quali prospettive un assemblatore e produttore di componentistica come MAGNA sia pure associato alla Banca Sberbank potrà offrire ad OPEL tenuto conto delle prospettive strategiche del mercato dell’auto? L’eccesso di capacità produttiva imporrà ristrutturazioni pesanti e verosimilmente dolorose;
la nuova GM risanata ma con gravosi problemi negli USA sarà in grado di generare con OPEL le necessarie sinergie e generare volumi di attività in grado di sostenere gli immensi sforzi tecnologici e finanziari necessari al mercato dell’auto come si andrà modificando?
il mercato istituzionale cui MAGNA-OPEL si rivolgerà sarà di necessità quello europeo con quello russo. Il primo gravato da una concorrenza durissima che consente bassi marini di profitto; il secondo affossato da una crisi pesante dalla quale uscirà non a breve termine:
Quali conseguenze per gli attuali clienti MAGNA?
Quali economie di scala sarà in grado di produrre MAGNA-OPEL?
Se il management, come prevedibile, sarà Magna-Sberbank sarà in grado di fare un ‘mestiere’ diverso da quello di produttore di componenti-assemblatore su commessa?
I dubbi avanzati da alcuni osservatori circa l’offerta FIAT che veniva considerata poco confacente per motivi inerenti anche la parziale sovrapposizione delle gamme dei due costruttori, in ultimo hanno dovuto convincersi che ad esempio la sovrapposizione, di gamme nel segmento B (le vetture Punto-Corsa) diveniva un punto di forza per le economie di scala mentre per altri segmenti di prodotto la complementarietà era del tutto evidente. Da non sottovalutare la posizione di forza di FIAT nelle tecnologie motoristiche che pongono l’azienda ai vertici assoluti di efficienza, sobrietà nei consumi e bassissimo livello di emissioni nocive. Sarebbe nato un player globale con forza e dimensioni tali da essere una garanzia per il futuro delle aziende interessate.
Update. Guarda caso, Deripaska è l’okigarka russo un bel pò sgarrupato che possiede GAZ. Ecco cosa ne dice il Sole 24 Ore