Ma un cittadino ha da preoccuparsi

Quanto avviene in Grecia, dove la crisi è andata ad impattare uns situazione di finanza pubblica disordinata e squilibrata ha comportato un declassamento del suo debito pubblico da parte delle Agenzie di Rating. La straordinarietà del declassamento, emerge dal cambio di ottica che le società di Rating hanno assunto, assegnando maggior rilevanza al deficit di bilancio rispetto al debito pubblico. Su CorSera, Massimo Mucchetti opina che questo accada per il generale accrescimento del debito in tutto il mondo dovuto alle politiche di incentivazione ed ai massicci salvataggi di istituzioni finanziarie compiute dai governi. Debiti pari al PIL o superiori, o molto superiori anche se dissimulati con metodi diversi di contabilità nazionale, si registrano ovunque e l’Italia non sarebbe più la pecora nera. Benissimo! Ma non credo ci sia da rallegrarsi molto. Si commetterebbe un errore, temo, se non si tenesse presente che in Italia non si è salvata alcuna banca, che la crisi finanziaria ha pesato in maniera assai limitata, che gli interventi anti-ciclici sono stati di entità assai limitata. Certamente la crisi estesa all’economia ha pesato per quanto riguarda le entrate fiscali ma una strategia d’uscita italiana, non può non tener conto di alcune sue peculiarità.

La spesa pubblica corrente, cresce e pare incomprimibile contribuendo per parte sua a far crescere il debito; l’economia viene da lustri di bassa crescita e non si vede all’orizzonte alcun plausibile motivo perchè questo scenario cambi in meglio. L’unico sollievo è stata la riduzione dei tassi di interesse che per diversi miliardi ha migliorato la spesa per il servizio del debito. Salvo quanto potrà accadere in futuro, credo che oggi si possa dire che la situazione italiana è strutturalmente rigida in quanto e scarsamente reattiva, nel bene e nel male, al ciclo economico globale anche quando esso è crescente. Intendo che se per altri paesi con tassi di crescita strutturalmente migliori, debito inferiore e spesa pubblica corrente più controllabile, efficiente e razionale, livello di fiscalità più contenuto la situazione attuale presenta ben più fondati margini quanto a potenzialità di rientro rispetto all’Italia. Non dimentichiamo che nella finanziaria si è inserito lo scudo fiscale, che ha tutta l’aria del raschietto per racimolare le ultime briciole né bisogna dimenticare che il governo ha attinto al TFR per cifre consistenti per finanziare spesa corrente. Sono manovre che non faranno piacere neppure al ministro che le ha decise, ma stanno a testimoniare un livello di tensione finanziaria troppo marcato.

Che le agenzie di Rating abbiano quindi mutato la loro ottica, se l’hanno mutata, può far piacere e perfino aiutare ma i rischi rimangono del tutto intatti. Anzi! In un caso, quello delle riforme liberali che il governo rifiuta di prendere in considerazione, si può ben parlare di certezza e non di rischio, certezza della straordinaria difficoltà a risanare la finanza pubblica ed a far ripartire l’economia. Rischio contenuto invece per la pesante voce del servizio del debito, fino a che la ripresa globale non determinerà una svolta nel trend dei tassi di interesse. Ed allora, se la crescita non sarà adeguata, saranno dolori di brutto.

Lo scenario da prefigurarsi è questo e l’antidoto è uno ed uno solo: la crescita del PIL ed il contestuale energico aggredire la spesa pubblica ed i mostruosi automatismi che ne determinano la incomprimibilità. E sarebbe perfino auspicabile che non si continuasse a blaterare che non si toccano le pensioni per soldi. Soprattutto tenuto conto del loro automatico crescere in termini assoluti e relativi. Ma va cambiata anche la mentalità della politica che dovrebbe convincersi che non è più tempo di di sprechi e distribuzioni a pioggia di danaro a fini demagogici e clientelari e serve far una accurata, sparagnina politica da ragionieri. Dallo Stato fino agli enti pubblici locali.

Rinviare è la  prassi comune largamente adottata; oggi voler rinviare troppe cose al dopo introduzione del federalismo è un’altra scelta ancora più imprudente che emana miasmi di rinvio, di voglia di scansare provvedimenti duri ma necessari.

Voglio chiudere ponendomi e ponendo una domanda. L’enfatizzare il risparmio privato, considerando unitamente questa grandezza con il debito privato e le passività pubbliche è stata attività largamente svolta. Ci si è detto che questo metteva l’Italia in media con altri paesi OCSE. Benissimo! Abbiamo brindato a champagne. Ma se per disgrazia un’asta di titoli pubblici italiani emessi a novazione di titoli scadenti dovesse andare deserta, per assurdo, e sempre per assurdo il paese non fosse in grado di onorare la scadenza, cosa succede? Si preleva forzosamente il risparmio privato o il paese va in default? Perchè se così fosse, preferirei la si smettesse di raccontare storielle del tutto prive di umorismo.

Alcuni link di approfondimento da Phastidio.net

In caso non riusciste a prendere sonno   Mediterranea   Atene non ride   Quella certa aria di famiglia





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dicembre 24, 2009 Post Under Uncategorized - Read More

2 Responses to “Ma un cittadino ha da preoccuparsi”

  1. gobettiano scrive:

    Lupo bentrovato ed aguri infiniti anche a te ed ai tuoi cari. Condivido le speranze per il futuro dei nostri figli, ma vediamo di non perderle anzitempo noialtri genitori. Abbiamo, ed io misenti così, qualcosa da dire e da fare.
    Con altrettanta stima e condialità
    luigi

  2. lupo scrive:

    Ciao Gobettiano,
    rimando il commento a quando mi sentirò più in vena di ragionare su queste cose, sulle quali peraltro tu sai lo scarsissimo livello delle mie conoscenze … Comunque, al di là di tutto, vorrei farti pervenire i miei migliori auguri di Buone Feste, con l’auspicio comune e solidale fra noi “vecchietti” che i nostri ragazzi possano avere un futuro migliore di quello che da troppo tempo s’avanza minaccioso.
    Con stima e simpatia.
    Lupo.

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