Tappi, sugheri e capsule
E’ interessante e suggestiva la categorizzazione antropologico-faunistica che il Prof. Ricolfi propone su La Stampa (Ma il tappo non è Tremonti) per designare le possibili strategie di sopravvivenza. Ed è interessante ed originale anche la comprensione che ritiene di esercitare per la politica di “immobilistica simulazione dalle morte” messa in campo da Tremonti che raffronta con la qualità-efficacia di politiche alternative da altri proposte. Originalità che contrasta con le poco lusinghiere parole dedicate ai ‘critici accademici’ di Tremonti dei quali sottolinea l’assenza di responsabilità istituzionali. Fin troppo realistica è l’osservazione che
“in politica le alternative non sono fra quel che il governo fa e quel che le menti illuminate pensano. In politica le alternative vere sono solo fra forze in campo, fra gruppi e schieramenti realmente esistenti”
Qui non posso essere più d’accordo pur riconoscendo, lo ripeto, il realismo fattuale
ed esperienziale di questa affermazione. Si tende a dimenticare che, sia pure nella vulgata comune, si parla di classe dirigente incluso tutto quello che il verbo ‘dirigere’ implica sicchè, in tempi di crisi, va fatto ciò che è necessario orientando opportunamente la maggioranza di cui il governo dispone. Il merito di ciò che è necessario, al di là di proposte di dilettanti della domenica, è noto da lustri e viene ribadito ogni giorno da accademici le cui opinioni, pur prive di connotazioni istituzionali e responsabilità elettorali, costituiscono la necessaria base tecnica su cui fondare le decisioni politiche. In ogni caso, l’aver annichilito ogni possibile dibattito sulla crisi e sul come uscirne a suon di demagogia e sceneggiate, rende a mia opinione il ministro tremonti imperdonabile ed incomprensibile oltre che ingiustificabile. Se poi all’immobilismo si rinuncia per realizzare interventi come la controriforma dell’avvocatura o per autorizzare il ponte sullo stretto bloccando i finanziamenti per la banda larga, o per eliminare l’ICI, lascio a ciascuno il commento.
Lo stesso Ricolfi ricorda il periodo 1992-1998 come quello dell’attacco, della politica che affronta i problemi e cita la finanziaria da 90.000 miliardi piuttosto che la Riforma Dini.Per qual mai ragione l’attuale forte governo sarebbe impedito dalla ‘
strategia dell’attacco’ e quindi dall’affrontare i problemi? Temo che sia per l’involuzione statalista di Forza Italia in un PdL il quale, come il suo leader è ontologicamente impossibilitato ad essere liberale e riformista e ad affrontare le gravi questioni del paese che richiedono soluzioni e percorsi opposti a quelli sovente prescelti. Proprio gli esempi di ‘cattive proposte’ che Ricolfi elenca (la controfinanziaria di Baldassarri piuttosto che il partito del sud) sono la miglior prova di inadeguatezza o mancanza di buone idee. E tutto questo è asseverato dall’evoluzione delle idee tremontiane di colbertismo statalistico-paternalista rispetto alla quale la controriforma dell’avvocatura è la cartina di tornasole. Caste che si alimentano e colludono con altre caste a decidere e scegliere sostituendosi ai cittadini perfino nel loro privato. E la forza politica di tremonti, dovuta ai suoi rapporti con la lega ma anche alla sua predominanza intellettuale nel governo, forse non lo rende un tappo ma qualcosa di molto vicino e simile. Oltre che tetragono a qualunque opinione diversa dalla sua e ridicolmente avverso ai tecnici in possesso delle competenze necessarie.
Nella trattazione dell’argomento, di necessità entrano l’opposizione e le questioni personali di berlusconi. Nessuno può contestare che l’opposizione oltre alla sua inefficacia pare non avere delle buone idee eppure, proprio per le motivazioni esposte nella citazione testuale sopra esposta, per poter mandare avanti alcune riforme alleggerendone il prezzo in termini elettorali, dei punti di convergenza con l
’opposizione sarebbe utile trovarli. La giustizia è uno di quei casi anzi è un caso emblematico per gli influssi profondi che avrebbe sull’economia, sulla vita sociale del paese e sulla sua credibilità. Ci sono però le vicende giudiziarie di berlusconi. Forse sarebbe il caso di riconoscere che non si può chiedere all’opposizione di appoggiare non riforme ma norme specificamente finalizzate al salvataggio di berlusconi dai processi come il DDL processo breve che inizia il suo percorso in senato. E quanto a questo è iniquo anche chiedere l’approvazione di norme tanto indegne anche allo stesso PdL PdL. Contesto quindi la conclusione del Prof. Ricolfi. Contesto che l’essere eletti sia una malleva da regole ed autorizzazione all’impunità irresponsabile. E’ vero che berlusconi tenta di farla franca ma opporsi a questi tentativi, se la si finisse di considerarli anti-berlusconismo ma civile resistenza contro l’attacco alle istituzioni ed pprezzabile ostacolo a velleità peroniste di piegare il paese ai propri poco commendevoli comodi, si farebbe opera di chiarezza. e di verità. Ma forse al prezzo, inaccettabile per berlusconi, di snaturare, annullare, vanificare il motivo vero per cui forza Italia prima ed il PdL dopo sono nati.
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E’ interessante e suggestiva la categorizzazione antropologico-faunistica che il Prof. Ricolfi propone su La Stampa (Ma il tappo non è Tremonti) per designare le possibili strategie di sopravvivenza. Ed è interessante ed originale anche la comprensione…