leadership italiana nella banda larga? Francesco Caio lo ipotizza.

In un suo editoriale, sostiene il Prof. Panebianco che la politica democratica è strutturalmente vincolata ad un orizzonte di breve periodo. Non so se sia così, ma se fosse così non mi piacerebbe ed in ogni caso, nel contesto attuale non porsi in molti casi orizzonti di medio e lungo periodo,Francesco Caio è il miglior modo per non governare ma per vegetare che è un’altra cosa. Ne è un esempio lampante la questione delle somme stanziate per la rete internet che non si sa ancora bene se verranno sbloccate o meno. Questa decisione dovrebbe essere rapida, per motivazioni e logiche che guardano molto in avanti. Ed analogamente è con lo sguardo al futuro che nell’Ottobre 2008 fu commissionato al dott. Francesco Caio esperto del settore l’incarico di uno studio per l’introduzione della banda larga in Italia.  Va detto che le referenze di Caio sono di valore assoluto. Tra l’altro è stato autore del piano banda larga in Inghilterra, dove stanno realizzando investimento per 280 milioni di Sterline per portare la banda a 2MB in tutte le case inglesi partendo da un livello di estensione delle reti e della digitalizzazione ben più avanzato del nostro. Nello scorso marzo il dott. Caio ha consegnato al Governo il suo rapporto che, a proposito di prospettive temporali ed ambizioni operative, si intitola: Portare l’Italia verso la leadership europea nella banda larga.Considerazioni sulle opzioni di politica industriale.

E’ un documento istruttivo ed esemplare anche per chiarezza espositiva. Ne consiglio la lettura dalla quale si trarrà ancora più forte la conseguenza di considerare prioritari gli investimenti nell’infrastruttura di rete a larghissima banda, in fibra, per capirsi. Ma la priorità nelle contingenze della crisi diviene irrinunciabile tenuto conto nel breve termine della valenza anti-ciclica immediata di questi interventi ed a lungo termine perchè la banda larga, la rete, rappresenta l’infrastruttura principe sulla quale crescerà la modernizzazione del paese, l’e-government. Ripartirà la crescita delle produttività delle imprese; la rete potrà essere la leva per affiancare e sostenere la crescita e la diffusione dei saperi e delle competenze; darà vita a nuovi modelli di business, a nuovi ed innovativi servizi ma anche a modi diversi ed efficaci per fruire di una vasta serie di servizi. Una delle pagine del rapporto che per motivi caratteriali e di approccio preferisco  è la Pag. 14  che qui riproduco

Piano Caio - Una visione di leadership 

e segue il perchè esserer ambiziosi:

  • È un momento di discontinuità nel settore delle telecomunicazioni; si è aperta una nuova fase. I giochi si faranno da adesso ai prossimi 3-5 anni;
  • Abbiamo ancora una buona base di partenza, anche se negli ultimi anni gli investimenti in fibra hanno rallentato
  • Abbiamo competenze a livello di eccellenza mondiale come dimostrato da una lunga tradizione di innovazioni

Perché proprio la banda larga:

  • Perché è difficile pensare ad un’infrastruttura che abbia più impatti sulla produttività, l’innovazione, la qualificazione di un Paese, delle sue Regioni, delle sue città;
  • Perché diventerà una variabile chiave della competitività del territorio in grado di attrarre capitali e talenti;
  • Perché per costruirla si può innestare un circolo virtuoso occupazione-investimenti che può dare un contributo importante alle iniziative in senso anticiclico
  • Perché troppe occasioni si sono fatte scappare nel settore dell’elettronica, dell’informatica, delle telecomunicazioni.
  • Aggiungo che nel rapporto Caio evidenzia la quasi saturazione dell’attuale rete in rame nel sostenere il traffico dei dati e dubita dell’opportunità di investire in una rete a 20 MB anche in considerazione della scelta compiuta da molti paesi europei in direzione della larghissima banda a 50-100 MBPS.

Lo spazio ed il tempo sono tiranni. In sostanza, Caio presenta tre possibili opzioni, tre  scenari, tra i quali spetterà al governo decidere il se dare il via ed a quale delle possibili opzioni. A ciascuno dei tre scenari ipotizzati da Caio corrisponde un livello di intervento dello stato o comunque sue decisioni. Quello che conta è che il governo decida e subito quale rete vuole realizzare. Gli strumenti tecnici e finanziari, sono conseguenti ed essendo problemi tecnici troveranno la loro soluzione. Per quanto mi riguarda la rete dovrebbe nascere da investimenti di soggetti privati, essere gestita da privati con lo stato a compiere la sua funzione di regolatore a garantire a tutti l’accesso all’infrastruttura. Modelli di business adeguati sono esistenti e sono positivamente riproducibili. Un pò come avviene con le rete elettrica.

Non mi meraviglia che dell’argomento si discuta poco, anzi, troverei strano il contrario. Ma questo nulla toglie all’importanza strategica fondamentale per il paese di decisioni in materia di reti telematiche e sarebbe un’ottima occasione a che venga sonoramente smentita la dura opinione del Prof. Panebianco.





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novembre 20, 2009 Post Under Economia - Read More

4 Responses to “leadership italiana nella banda larga? Francesco Caio lo ipotizza.”

  1. [...] dunque la scelta del governo non ha dato corso alle sue stesse scelte. Eppure era stato officiato Francesco Caio per un approfondito studio in [...]

  2. gobettiano scrive:

    Lupo bentrovato qui. Infatti, Caio lo ipotizza. Tra l’altro mi sto documentando sulla società Infratel oggi Invitalia che fu promosa dal Ministro cosiddetto gaparri nel 2003 per digitalizzare l’ luigi

  3. lupo scrive:

    Caro Gobettiano,
    se ci atteniamo strettamente ai fatti, con tutto il rispetto per Caio e le sue competenze, mi sa che l’Italia non avrà mai più in nessun campo una leadership. Oltretutto, nello specifico, non pensi anche tu che a Berlusconi ed alla sua cricca interessi ben poco una rete a banda larga o larghissima, dove far passare TV e quant’altro ? E Mediaset, dove la mettiamo ?
    Ciao e complimenti per il dominio. Lupo.

  4. diggita.it scrive:

    leadership italiana nella banda larga? Francesco Caio lo ipotizza….

    In un suo editoriale, sostiene il Prof. Panebianco che la politica democratica è strutturalmente vincolata ad un orizzonte di breve periodo. Non so se sia così, ma se fosse così non mi piacerebbe ed in ogni caso, nel contesto attuale non porsi in molti…

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