Il futuro in retromarcia
Non posso né voglio aggiungere considerazioni scontate a commentare quelle rilasciate dagli specialisti circa l’intervento dell Governatore Draghi al CERP-Collegio Carlo Alberto (Aprire la pagina e cliccare su ‘I motivi dell’assicurazione sociale). Mario Draghi ha parlato dell’insostenibilità dell’attuale sistema pensionistico e della prospettiva dell’abbassamento del reddito da pensioni rispetto ai salari, ben più di quanto avvenga oggi. Si tratta di considerazioni assolutamente tecniche basate su dati e sul dato attuale delle aspettative di vita. Ha anche toccato il tema degli ammortizzatori sociali, ribadendo quanto aveva sostenuto qualche mese fa che circa 1,7 milioni di precari sono privi di ogni sostegno in caso di perdita di lavoro. E Dio sa se, di questi tempi, il rischio esista. Ricordo anche che all’epoca, rispetto a questo, il passante che presiede il consiglio dei ministri ebbe a contestare, straparlando, il dato.Vanno segnalati ed assolutamente letti gli interventi di Mario Seminerio su Phastidio.net, quello di Oscar Giannino su Chicago-Blog e l’editoriale di Mario Deaglio su La Stampa. E val la pena anche di dare un’occhiata all’articolo di Boeri e Brugiavini su La Voce intitolato Una riforma che vale quanto Kakà.
Il Prof. Deaglio tocca un punto molto politico evidente dal titolo: La verità che nessuno vuole sentire ed è sul versante politico che vorrei fare qualche considerazione da un’angolazione diversa da quelle pure presenti negli articoli che ho linkato. Il tema che mi pare vada rilevato è quello della rappresentanza, della delega che gli elettori attribuiscono all’eletto la quale, secondo il dettato costituzionale (art. 67) è senza vincolo di mandato in rappresentanza di tutto il popolo italiano. Mi pare un richiamo opportuno visto che di questi giorni sono le grida che blaterano di volontà popolare.
Il modo corretto di intendere il mandato popolare è l’interesse del paese nel suo complesso essendo evidente che ogni provvedimento legislativo va a toccare degli interessi che non è detto siano coincidenti con quelli della maggioranza o di tutto il paese, Ad esempio è ovvio che ridurre la spesa pubblica sarà penalizzante per molti, ma sicuramente è utile ed anzi indispensabile nell’interesse di tutti inclusi quelli al momento penalizzati. Eliminare le baronie nell’università è chiaro che penalizza i baroni e le loro corti ma è nell’interesse dell’’università nel suo complesso e nell’interesse del paese.
E’ del tutto ovvio che chi si sentisse minacciato nei suoi interessi reagirebbe tentando di impedire ogni cambiamento per lui penalizzante ed è del tutto comprensibile che, nel caso delle pensioni si sentono toccati rutti i cittadini, i quali, purtroppo sono poco attenti al senso della prospettiva e del futuro. Eppure è di pari evidenza che la spesa pubblica non può crescere all’infinito e quindi va ridotta, il debito pubblico va ridotto e la spesa pensionistica va ridotta e la spesa sanitaria va ridotta e razionalizzata. Per motivi di sostenibilità e prospettiva futura. Motivi dunque tecnici, matematici, logici, aritmetici e non certo politici variamente colorati. Chi eletto dunque ad una carica pubblica si trovasse di fronte a questioni siffatte, potrebbe scegliere tra il lasciare il mondo come si trova accontentando oggi i suoi elettori ed anche gli elettori non suoi ma lo farebbe a scapito dell’intero paese ed a danno dei suoi stessi elettori se guardasse al futuro.
Il dilemma è tutto qui. Ma è un dilemma falso e miserabile. Chiunque ascenda ad un ruolo di rilievo, fa parte della cosiddetta classe dirigente alla quale è connaturato il dovere del futuro e non solo dell’immediato. E’ peronismo quello che fa ragliare ‘il popolo mi ha eletto’ ed ha come scopo solo quello di fare ciò che al popolo piace a palese danno del paese e di tutti. E’ esercizio di leadership vera e positiva quella di chi, politico, sappia far comprendere anche ai suoi elettori la necessità dello sguardo al futuro e comunque guardi agli interessi globali capace di decisioni dolorose che sa come presentare al paese..
Ecco che allora quello che accade in casa nostra, si chiama peronismo, incapacità di scegliere, incapacità di leadership, inadeguatezza operativa, obsolescenza culturale, corporativismo, renitenza al cambiamento. Non hanno colore politico queste connotazioni. Sono generalizzate. Per conto mio, esse consentono anche di identificare chi davvero è nemico del paese e contro di esso opera. Sono coloro capaci di guardare solo all’indietro, non disposti a cambiare se stessi e quindi null’altro e tanto più sono contro il paese quando hanno la capacità numerica di incidere e la usano invece per ritornare al peggio del passato.
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