Non capisco più Fini

Credo che per chiunque sia importante la vicenda dei dissidi tra Berlusconi e Fini per il motivo che vero o meno che sia, viene ritenuta una vicenda che ostacola l’azione di governo e la stabilità della maggioranza. E la sussistenza di una maggioranza e del governo sostenuto sono importanti comunque la si pensi e comunque sia stato indirizzato il proprio voto. Libero ciascuno poi di valutare l’attività di governo come crede. Ho seguito la vicenda di casa PdL fin dall’inizio e proprio per questo mi lascia interdetto l’offerta di pace rivolta da Fini al PdC.

Se ricapitolo la vicenda essa ha avuto origine da posizioni di Fini che hanno segnato una evoluzione del suo pensiero che lo ha allontanato dagli orientamenti della coalizione e la divaricazione si è andata poi estendendo ad altri aspetti, tutti punti nevralgici agli occhi di Berlusconi segnando la pubblicità della rottura nella famosa direzione del PdL di alcune settimane fa. Da allora un crescendo alimentato da uomini vicini a Fini oltre che da lui stesso, diventando uno stillicidio tanto più clamoroso in quanto riferito ad aspetti di legalità nel momento nel quale esponenti del governo e della maggioranza venivano coinvolti da indagini giudiziarie. La taccia di giustizialista inflitta a Fini, lo ha incluso di fatto tra i nemici più accaniti del cavaliere.

L’apprezzamento dell’iniziativa di Fini l’ho espressa, ma si riferiva alla questione del metodo di gestione del PdL convinto che la forza e l’efficacia di un partito, PdL o PD che sia, debbano nascere dalle idee, dal dibattito politico e culturale che nel PdL a mia opinione, ma quel che conta ad opinione di Fin e di altri mancava e manca appiattito com’è su posizioni del Berlusconi e/o della Lega.

Il senso della vicenda, lo ha molto bene rappresentato Benedetto della Vedova con poche efficaci parole. Non conosco i retroscena né faccio l’esegeta di Fini o dei suoi collaboratori, ma la sensazione che molte roventi affermazioni fossero volte a suscitare reazioni di crescente durezza del Berlusconi fino alla rottura definitiva, è stata forte. Non ho creduto che l’obiettivo fosse quello della rottura. Poi le cronache hanno raccontato di crescente insofferenza di Berlusconi, di falchi, di colombe fino a giungere ad ieri ed alle esplicite dichiarazioni di Berlusconi che ha parlato di “divaricazioni” nella maggioranza. Poi la proposta di Fini attraverso il Foglio che segue quanto raccontato da Francesco Verderami su Corsera l 24 Luglio scorso: Fini: patto col Cavaliere? Dal notaio che non denotava certo un clima di pacificazione.

Quello che risponderà Berlusconi, che anzi, pare aver respinto l’offerta di pace, è secondario perché a questo punto non si capisce più cosa, come e perché Fini abbia scelto di iniziare la battaglia. La sua offerta infatti ha come contenuto implicito e conseguenziale quello di ripristinare lo status quo per rompere il quale Fini ha cominciato ad agire.

La vicenda, comunque vada, non cambierà la mia decisione di voto che non è andata, non va e non andrà al PdL con il che ribadisco la mia posizione NON tifosa ma orientata ad apprezzare dialettica e dibattito in quello che comunque è un grande partito. E Dio sa quanto una buona dialettica nei partiti e nel paese sarebbe necessaria. Dichiaro quindi smarrimento ed incapacità a comprendere la vicenda, le strategie e gli obiettivi per cui è stato armato un casino grosso come questo. Non so se in queste decisioni di Fini, ma mi auguro di no, c’entri la vicenda della casa di Montecarlo, il timore di essere cacciato dal PdL, la convinzione di aver perso la battaglia e la guerra, l’essersi convinto di avere sbagliato. Comunque sia, se non chiarisce questa sua posizione per Fini si tratta di subire un durissimo colpo alla sua credibilità politica e personale, una grave diminuzione della sua capacità di leadership, alle sue doti di calcolo politico e gestione del conflitto che lui stesso ha innescato per uno scopo comunque positivo.

Verderami prefigura una ipotesi secondo la quale l’offerta di Fini potrebbe essere accolta a metà nel senso di isolarlo buttando fuori dal PdL i suoi fedelissimi. Mi auguro che se questa ipotesi dovesse concretizzarsi, Fini non la accetti. Non sarebbe una sconfitta che in politica ci sta; sarebbe smentire se stessi con il rischio che una soluzione infelice configurerebbe non solo una sconfitta ma un atto di vera e propria codardia che lo cancellerebbe a ragione dallo scenario politico. In ogni caso alla fine tutto tornerebbe come prima, con il Parlamento, il PdL ed il governo insieme al paese bloccato ad avvoltolarsi intorno alla Corte Costituzionale, alla legge sul legittimo impedimento, al Lodo Alfano, al giustizialismo presunto ed ai processi che non si fanno ma si evitano ed argomenti siffatti che con gli interessi di un paese in declino ed in crisi come questo, non hanno proprio nulla a che fare.

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luglio 29, 2010 Post Under Politica - Read More

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