Un marchionnologo in più

Non so se arruolarmi nelle schiere dei marchionnologi ma intendo dire di impressioni e sensazioni istintive che l’uomo ed il suo stile di comportamento mi suggeriscono.

Intanto nella travagliata storia di FIAT non è stato il primo manager puro a salvare l’azienda girandola come un calzino e facendola tornare al sontuosi profitti. Mi riferisco all’ing. Vittorio Ghidella padre della UNO, propugnatore anzitempo dell’utilizzo delle piattaforme (Croma, Lancia Thema, Alfa 164, SAAB 9000) e fautore del rilancio Alfa Romeo con una gamma di vetture a trazione posteriore. Come ricorda anche Wikipedia il personaggio è ben rappresentato da una sua frase pronunciata con la sua voce profonda, assai strana in un uomo mingherlino come lui: “le auto si guidano con il culo e non con la lingua”. Schivo, riservato e diretto fu vittima dei maneggi dell’azionariato e di Romiti sostenuto dal mitico Enrico Cuccia. Ma questo ci porterebbe lontano.

Sergio Marchionne. Schivo e riservato, cosmopolita, tosto e preparato con esperienze solide di alta direzione ed estraneo all’establishment della palude italiota. L’idea che me ne sono fatto è quella di un uomo diretto, franco fino ad essere brusco, capace di trattare con pazienza ed abilità, durezza e determinazione ma deciso a non farsi invischiare inutilmente in chiacchiere dilatorie e senza scopo. Come è normale ad un certo momento basta chiacchiere ed avanti con le decisioni.

Credo che questo spiazzi molte persone. Abituati ai retro pensieri, alle parole oblique, ai dialettismi sofisticati tanto utili a non dire nulla e a non decidere nulla. Le dietrologie nel caso di Marchionne, credo che servano poco perché ciò che dice (almeno per me) è chiaro e netto. Tanto è vero che nella riunione di oggi a Torino, ha ribadito la sua ragionevole domanda: devo avere una risposta che a questo punto deve essere sì o no. Non a caso ho usato l’aggettivo ragionevole. Si è detto che Marchionne vuole ricattare i lavoratori. E per capire di cosa stiamo parlando, facciamo l’esempio tedesco dove agli inizi degli anni 2000 le case automobilistiche, in testa VW, trovandosi in difficoltà fecero degli accordi sindacali che, tra l’altro, prevedevano più lavoro a parità di salario. L’accordo è stato rispettato anche da chi lo combatteva. Nel caso specifico, la pretesa è quella di dire basta all’assenteismo endemico ed arbitrario travestito non di rado da malattia e basta con la conflittualità endemica e contrastante con accordi sottoscritti e votati dalla maggioranza dei lavoratori. In conferenza stampa tenuta oggi dopo l’incontro con Marcegaglia, Sergio ha casualmente parlato di diritti ma anche di doveri e responsabilità. Di tutti.

Sarà l’argomento FIAT che scatena gli animi e libera chiacchiere talora anche interessanti ma accompagnate da cazzate atomiche. Una delle quali consiste nell’imputare a FIAT la costruzione di troppe strade oltre alla penalizzazione del trasporto pubblico. E posso ben dirlo. Nel’area dove vivo, limitrofa al trevigiano, c’è un intasamento continuo dovuto all’insufficienza materiale di strade che costa perdite di tempo e danari immense alle imprese ed ai cittadini.

L’altro elemento che sconvolge molti osservatori e dietrologi è che Marchionne ha la corretta ottica del mercato intendendo mercato mondiale e neppure europeo, tratta un argomento che è piuttosto sconosciuto a troppi dei protagonisti della scena politica ed economica italiota avvoltolati ed attovagliati con il potere politico e con i soldi dei contribuenti senza escludere le cricche.

Marchionne, ambizioso com’è vuole fare di FIAT un protagonista planetario nei mercati in cui è presente e non vuole e non può non rispettare le regole di quel gioco e per farlo non avrebbe esitazione alcuna nel ridurre la presenza di FIAT in Italia. Sarebbe un esercizio utile ed istruttivo cimentarsi a ragionare sulla convenienza per l’intero paese ad abbracciare la medesima logica se davvero vogliamo arrestare ed invertire il declino. Ci credo molto poco. Anzi!, per chiudere voglio dire un’ultima cosa. Qualcuno sostiene che Marchionne bluffa. Può darsi che nel condurre una trattativa accada anche a lui di bluffare, certamente! Ma una volta che siamo a questo punto, suggerirei di non farci troppo conto puntando sull’ipotesi di un suo bluff. Il rischio è che invece di dietrologie ed esegesi del pensiero marchionnico ci si trovi a fare lamentazioni scoprendo che Marchionne non bluffava affatto.

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luglio 29, 2010 Post Under Uncategorized - Read More

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