la saggezza dell’on. Della Vedova vs facce feroci

Una lettura per una volta di dichiarazioni politiche ma di politica che ha senso e dignità quelle di Benedetto della Vedova di cui riferisce il Sole 24 Ore (Il finiano Della Vedova chiede le dimissioni di Verdini e dice che il processo a Granata è ridicolo ). Il quotidiano non si discosta dall’abitudine di precisare l’appartenenza “finiana” del parlamentare, semplificazione giornalistica a cui personalmente avrei preferito PdL. Anche se so di chiedere troppo. Ma andando nel merito, alcune affermazioni dell’esponente liberale è opportuno riportarle virgolettate:

«Garantista ero, garantista resto. Ma l’etica pubblica e l’etica politica non si misurano per differenza dal codice penale. Quella che dovrebbe investirci è una questione politica, di opportunità, di etica politico-civile».

«Quando Verdini dice che lui verrà assolto, gli credo non è questo il punto, ma il fatto – come qualcuno in questi giorni ha rilevato – è che l’Italia sia l’unico paese dove non c’è ricambio generazionale nemmeno nei faccendieri (vedi Carboni, ndr)».

«Per la verità – precisa Benedetto Della Vedova – mi sento vicino a Fini perché lavora nella prospettiva di un grande partito moderato, europeo, dell’innovazione. Dove i liberali stanno non come contorno ma come elemento propulsivo».

«Un partito in grado di proporre innovazioni anche sui temi sociali, della bioetica, delle coppie di fatto. Un partito che abbia una visione sull’immigrazione e sull’integrazione che non sia la faccia feroce e per cui la legalità e l’etica politica non coincidono con il diritto penale. Il resto, comprese queste dichiarazioni di La Russa, poco conta».

«Fare esclusivamente congressi comunali e provinciali è controproducente per il partito. Abbiamo bisogno, dopo quello fondativo, di un congresso politico vero dove ci si confronta per visioni politiche e ci si misura sulle leadership». E i congressi non sono vecchia politica, perché «la politica 2.0 è quella di Sarkozy, di Cameron. In Gran Bretagna, per esempio, i due leader che ora governano insieme sono due giovani leader che hanno vinto i congressi dei propri partiti su piattaforme innovative, di rottura con le leadership precedenti, poi sono andati alle elezioni».

Sono questioni di metodo e ruolo di un partito che potrebbero essere ritenute fondamentali da ogni politico di qualunque parte salvo poi elaborare i contenuti in funzione della propria visione. E’ da questo tipo di politica che prelude ad un partito che studia, analizza, pensa, discute e sceglie che si può sperare emergano delle soluzioni, quelle che poi la maggioranza che ha vinto le elezioni realizza. Nel PdL però Della Vedova rischia ben più di una scomunica: intanto è finiano, poi mette in discussione la carismaticità o l’assolutezza di leader e decisioni da questi imposte senza discussione alcuna. In un partito dove portavoce è capezzone o dove milita l’on. Lupi il quale senza imbarazzo precisa “senza Berlusconi non sarebbero stati eletti” il rogo virtuale è garantito. O l’ostracismo o l’esilio o la gogna fate voi.

Continua ad emergere con prepotenza la vera questione che blocca il paese: Berlusconi. Il punto non è mettere in dubbio la legittimità delle sue vittorie elettorali ma il vuoto della sua leadership che si vuole sia messa a rischio da chi pone questioni politiche o rivisita le sue posizioni alla luce dell’evoluzione dei tempi o alla realtà del paese come si è venuta configurando. Senza voler ricordare le eterne contraddizioni del leader credo che il problema da porsi soprattutto nel momento di crisi attuale è come uscire da questa impasse considerando che di fatto è una impasse che dura oramai da dieci anni dal punto di vista dei problemi che angustiano il paese e si è andata aggravando di fronte a posizioni politiche espresse da Fini e da altri, affrontare le quali sarebbe stato un vantaggio per il paese. Neppure il danno elettorale che la sudditanza del kapo verso la lega unico propulsore del governo insieme a tremonti ha smosso nessuno. Ed infatti, la reazione del PdL è stata muscolare, con una direzione del partito trasformata in una rivendicazione di positivi risultati di governo che nessuno e non certo Fini aveva mai messo in discussione ma di assoluta, ancillare sottomissione al sire. Francamente sarebbe strano il contrario. Ad attestarlo è la vicenda P3 che al di là di risvolti penali , al di là dei meccanismi di potere urfidi che rivela, mostra durissimamente il livello dei personaggi che, per quanto occupino ruoli politici ed istituzionali rilevanti è infimo qualitativamente per intrattenere strette relazioni ed accordi di potere e contiguità con personaggi ancora più squalificati quando non compromessi, vecchi, incapaci perfino di un utilizzo non sub-umano dell’italiano. Ipotizzare che personaggi del genere possano svolgere un ruolo politico positivo e costruttivo è pura follia. Ipotizzare che da una classe dirigente di questa levatura indecente possa venire qualche soluzione è peggio che credere alla befana. L’aspetto preoccupante è l’utilizzo della facoltà di nominare i parlamentari offerta dalla pessima legge elettorale imposta al paese che ha peggiorato la situazione rispetto a prima quando pure era stato consentito l’ingresso in Parlamento ed in ruoli di rilievo a personaggi improponibili. Con il risultato che non appare imbarazzante ed anomala l’affermazione di un Lupi che richiama al “senza di lui…..” oltretutto indifferente al dettato costituzionale secondo il quale ogni Parlamentare per dettato costituzionale, rappresenta la nazione senza vincolo di mandato (Parte Seconda Titolo I art. 67).

Le parole dell’on. Della Vedova sono di assoluto buon senso per avere riferimento a contenuti ed intenti costruttivi, sono parole per e non contro ma rischiano di creargli ulteriori ostracismi perché sono intrinsecamente anti-monarchiche, parole che accendono la luce sul vuoto di idee di una leadership inutile sostenuta da collaboratori più ascari che pretoriani in un partito dove tra craxiani nostalgici e democristiani riciclati, maneggioni e nati trombetta la cultura politica moderna fatica e la propositività, lo spirito di iniziativa non sono titoli di merito ma un mero ostacolo alla inutile e medioevale “pochezza del ghe pensi mì”. L’accusa rivolta vuole «uccidermi politicamente, d’accordo con i magistrati» oltre a segnare il punto di non ritorno dell’associare Fini ai nemici acerrimi magistrati, rivela l’impotenza, la mancanza di idee del leader e dei suoi trombettieri rinchiusi in un fortino. Il programma di manifestazioni settembrine, quand’anche avesse un successo di pubblico, sarebbe una sfilata di moda priva di qualunque connessione con i problemi che la leadership si rifiuta di vedere ed affrontare. Ed infatti, credo che il consenso personale di Berlusconi rimanga comunque elevato senza che questo sia di vantaggio per il paese.

Capire come finirà sarebbe davvero opera da maghi di quelli serissimi. Nella vicenda entrano a pieno titolo le opposizioni che tanto per denotare il deserto politico che le connota, vanno blaterando di grandi coalizioni, governi di emergenza con a capo Berlusconi sì, no; ovvero si cincischiano in terzi poli nei quali arruolano a piacimento Fini ed i suoi beninteso senza chiederglielo. Tutto chiacchiericcio che non cambia di una virgola il fatto che in caso di scelte berlusconiane di nuove elezioni, la vittoria sarebbe di nuovo sua in assenza di una qualunque alternativa di opposizione. Ma di nuovo l’ago della bilancia sarebbe comunque Fini con i suoi stavolta fuori dal PdL dato che certamente il Berlusconi non li candiderebbe mai nelle sue liste il che non li priva del ruolo di più accreditati competitori del PdL dal quale sarebbero fuori.

Nel novero delle alternative va messo in conto che la mancanza di direzione e di adeguata operatività politica si ripercuota sulla credibilità del paese a livello internazionale con tutti i rischi connessi determinando le condizioni obbligate per un governo di emergenza con un tecnico a presiederlo. Nessuno sano di mente si augura una crisi finanziaria che a governi di emergenza sarebbe prodromica, ma nessuno potrebbe negare che sarebbe l’ennesimo fallimento della politica dal quale, miracolosamente, potrebbe perfino derivare un vantaggio al paese.

Popularity: 7% [?]

Share This Post
  • Share/Bookmark
luglio 28, 2010 Post Under Politica - Read More

2 Responses to “la saggezza dell’on. Della Vedova vs facce feroci”

  1. [...] la saggezza dell’on. Della Vedova vs facce feroci [...]

  2. [...] Prosegue Articolo Originale: la saggezza delle parole dell'on. Della Vedova vs facce feroci … [...]

Leave a Reply