FIAT a prescindere da Pomigliano

I conti del secondo trimestre di FIAT chiuso in utile sono stati annunciati durante un consiglio di amministrazione tenuto ad Auburn Hills sede di Chrysler. Nella stessa circostanza è stato confermato lo spin-off dell’auto che diverrà una società autonoma rispetto a tutte le altre attività che confluiranno nella nuova FIAT Industrial. A proposito dello spin-off si cominciano a delineare le strategie finanziarie necessarie ad attribuire debiti e crediti alle due società che hanno diverse ciclicità, diverse strutture finanziarie, diversi cicli di investimento e di liquidità. Per avere un’idea di questa diversità di modello di business, voglio ricordare che della cospicua liquidità lorda detenuta da FIAT, 13 miliardi di € saranno destinati a FIAT Group Automobiles e solo 3 miliardi di € a FIAT industrial. A sottolineare la necessità di un criterio siffatto, bisogna pensare che nel 2010 l’auto ha generato investimenti per 1,3 miliardi, la futura FIAT Industrial 300 milioni. Di certo una FIAT Auto autonoma è lo strumento che serve per proseguire l’integrazione con Chrysler. Altrettanto certamente, questa scissione è molto gradita anche all’azionista di Riferimento, dicasi famiglia Agnelli che si ritroverà in condizioni di agilità operativa per il momento nel quale dovesse decidere di disimpegnarsi dall’auto ovvero procedere ad ulteriori integrazioni con nuovi partners.

Sicuramente l’aspetto di rilievo è l’aver tenuto il CdA di FIAT in casa Chrysler, segnale concreto del procedere dell’integrazione dei due gruppi ed emblema della priorità che, nel concretizzare il piano presentato il 21 Aprile cominciano da Chrysler. I motivi sono diversi: il primo è il possesso da parte dei sindacati di una cospicua maggioranza di azioni Chrysler che potrà essere liquidata solo con il ritorno di Chrysler in borsa previsto per il prossimo anno. E’ verosimile pensare che a quell’epoca, la FIAT possa considerare di accrescere la sua quota di capitale dell’azienda. Il secondo motivo è che la ristrutturazione di Chrysler è ancora in corso e richiede cure intense i cui risultati si vedono nei risultati commerciali, con vendite di maggio e giugno cresciute del 33 e 35% rispettivamente e con un utile operativo nel primo trimestre pur con perdite nette ma ridotte del 90% rispetto a quelle del medesimo periodo del 2009. Il terzo motivo è “politico”: rendere FIAT, il Gruppo ed i suoi brand familiari nel contesto americano e dare un segnale concreto dell’intento di FIAT di voler essere con Chrysler parte integrante del mondo del business americano evitando l’errore a suo tempo compiuto da Mercedes di apparire ed essere come un colonizzatore. D’altronde il cosmopolitismo di Marchionne e la sua conoscenza di quella parte del mondo aiuta moltissimo. La cura Marchionne che oltre alla ristrutturazione organizzativa prevede l’omogeneizzazione delle modalità produttive con l’introduzione di WCM che sta funzionando ed oltre agli aspetti finanziari, ha cominciato a manifestarsi con le critiche positive soprattutto per i nuovi standard di finitura della nuova Jeep Grand Cherockee.

La buona gestione della fabbrica avviene con la compartecipazione dei sindacati e con specifici accordi ed è un elemento prodromico alla qualità sostanziale e percepita di un’auto dipende da molti fattori tra i quali il lavoro lungo le linee di produzione. E sappiamo tutti che la qualità ad un prezzo ragionevole è un elemento ineliminabile che deve essere intrinseco al progetto prima ed all’auto poi. La qualità è un requisito di prodotto con mille sfaccettature ma senza di essa, non ci sono clienti e non ha senso la fabbrica e non c’è neppure il lavoro.

E’ anche stato pubblicato qualche ulteriore dettaglio sul piano prodotto di FIAT un cui riferimento è leggibile sul Sole 24 Ore dal qual si possono desumere alcune considerazioni relative ai marchi del gruppo.

Lancia integrata completamente con Chrysler ne sarà una linea di allestimento: ad eccezione della nuova Ypsilon tutti i nuovo modelli saranno prodotti da Chrysler e commercializzati come Lancia.

FIAT sarà il marchio generalista dai grandi volumi per il quale, non riesco a capire in quale fascia di mercato si collocherà soprattutto in relazione al ruolo di Alfa Romeo, marchio sul quale qualche considerazione è stata spesa su queste pagine. Il problema è tornato all’attenzione degli analisti italiani e stranieri alcuni dei quali ritengono i target Alfa Romeo troppo ambiziosi e quasi irraggiungibili per i volumi previsti di 500.000 auto vendute (oggi siamo a poco più di 100.000) nei tempi previsti 2014 e senza toccare l’attuale rete commerciale. Un analista di Credit Suisse, sostiene che sì, Alfa Romeo è un brand di grandi potenzialità ma per raggiungere gli obiettivi dati, forse dovrebbe andare a vendere anche sulla luna e su Marte. Un altro analista, dubita che FIAT riesca a vendere 85.000 auto negli USA nel 2014 ed a sottrarre 400.000 clienti in Europa alle marche premium tedesche.

A questo riguardo va detto che nella caduta del mercato europeo degli ultimi mesi, ha corrisposto un miglioramento delle quote delle marche premium con il gruppo VW cresciuto al 22,1 del mercato europeo (EFTA+EU a 27) ma con una crescita dei volumi negli USA e soprattutto sui mercati asiatici. La Cina è il paradiso di BMW, Mercedes ed AUDI VW.

Facendo riferimento all’articolo prima linkato, Wester, capo di Alfa, Maserati ed Abarth individuava VW (non AUDI) come benchmark quindi una marca non premium come rifermento, il che amplierebbe l’area di mercato per Alfa Romeo e renderebbe diverse e migliori le prospettive sulla conseguibilità degli obiettivi. Ma rischia di farlo a spese della stessa marca FIAT. Questa notazione è contrastante con l’opinione degli analisti che invece rapportano ALFA ROMEO alle marche premium. Continua dunque a rimanere una prospettiva dubbia su posizionamento ruoli e missioni affidate alle marche del gruppo.

Mette conto segnalare che circola con insistenza la voce di un concreto interesse di VW Group per Alfa Romeo. Ne parla anche Quattroruote in edicola. Anzi un analista di Credit Suisse avrebbe lasciato trapelare la sua opinione: Alfa nelle mani di FIAT difficilmente raggiungerà gli obiettivi assegnati da Marchionne. Diverso discorso se Alfa Romeo orbitasse in casa VW. Queste voci hanno ripreso fiato man mano che nel Gruppo VW entravano in posizioni di vertice manager italiani. Non sono pochi. Il primo gran nome è quello di Walter De Silva guru del design dell’intero gruppo fino a Luca De Meo che ricoprirà il ruolo di responsabile marketing dell’intero gruppo. In ultimo anche l’atelier Giugiaro è divenuto proprietà di VW. I nomi di De Silva e De Meo sono stati legatissimi ad Alfa Romeo. De Silva è quello che ha disegnato l’Alfa 156 e la 147 prima di interrompere il rapporto con FIAT per contrasti con l’allora AD Cantarella (uno dei Romiti boys che quasi riuscirono ad assassinare l’azienda); De Meo, ha di recente interrotto all’improvviso il suo rapporto con FIAT quando era passato anche ad occuparsi di Alfa Romeo ed Abarth. Talora gli elementi personali giocano nelle scelte imprenditoriali e chissà che questo non sia il caso. Dopotutto nel caso specifico, sia l’uno che l’altro conoscono il grandissimo valore del brand e sono in grado di valutare le sue enormi potenzialità. Si tenga conto che nell’articolazione dei marchi del mondo VW c’è il ruolo di marca sportiva ed è affidato attualmente a SEAT con scarso successo e ricorrenti voci di cessione dell’azienda spagnola. Si tenga anche conto che la missione esplicita che VW si è data è quella di diventare il leader mondiale del mercato dell’auto entro il 2018 obiettivo che richiede diversificazione di brand ed una gamma di modelli che oltre a non lasciare scoperto alcun segmento di mercato, ne esplori e ne crei di nuovi.

Tutte queste tessere, non compongono un mosaico, non hanno nulla di concreto, almeno per ora, ma di certo rendono plausibile un interessamento tedesco per ALFA.

Mi auguro che agli occhi di Marchionne ed Harald Wester emerga in tutta la sua evidenza che ALFA ROMEO è, anzi può essere un’opportunità. La materia prima c’è, l’attrattività del marchio è forte, le potenzialità il Gruppo FIAT le ha. Si dice che questa è l’ultima chance di rilancio affidata ad Alfa Romeo che ne ha sprecato diverse altre sprecando nel contempo quattrini sfornando prodotti inadeguati privi di qualunque seria potenzialità di “sfondamento” sul mercato. Se quindi davvero si vuole rilanciare Alfa, fuori i quattrini, fuori una gamma di prodotti all’altezza del mercato premium. Altrimenti, meglio passare la mano evitando ulteriori perdite finanziarie ed ulteriori flop. Dopo le traversie di Alfa Romeo iniziate sotto l’infausta gestione Romiti & co almeno questo ad Alfa Romeo nel rispetto di un marchio glorioso, un pezzo di storia italiana, mi pare sia dovuto.

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luglio 26, 2010 Post Under Management, Politica - Read More

2 Responses to “FIAT a prescindere da Pomigliano”

  1. [...] che trattative ci siano mai state. La voce era corsa e piuttosto credibilmente qualche tempo fa come avevamo rilevato, ma non c’è stato seguito. Molti osservatori ed analisti, presentano al riguardo delle [...]

  2. [...] Guarda Originale:  FIAT a prescindere da Pomigliano | gobettiano [...]

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