Abbandonate ogni speranza: parla d’Alema

Ho resistito fino ad oggi ma ho ceduto ed ho letto l’intervista rilasciata dall’on. D’Alema al Corsera il 15 Luglio. Sicuramente il titolo «Dalla crisi non si esce con la via giudiziaria: ora governo di transizione» è stato un deterrente. Per un qualunque praticone come me, discorsi alati e troppo complessi sono difficili da seguire e quindi capire come si connetta la sanzione di eventuali malfattori pur appartenenti alla politica con l’impossibilità di uscire dalla crisi politica ed economica è opera improba. E già! Perché mi vengono alla mente vicende troppo semplicistiche e facili. Ad esempio, quando il presidente degli USA Nixon fu costretto alle dimissioni per evitare l’impeachment conseguente allo scandalo Watergate non provocò sconquassi: a Nixon successe il Vice-Presidente Gerald Ford e la storia si chiuse da un punto di vista istituzionale e politico.

Il titolo dell’articolo lascia intendere che vi sono o vi sarebbero dei giudici i quali con il loro operato starebbero manovrando non per perseguire dei reati ma per determinare una crisi politica che per giunta sarebbe politicamente insolubile proprio per essere stata determinata dalla magistratura o da alcuni magistrati. Ma sapete che a ben pensarci è la stessa roba che sostenevano craxi ed i suoi complici e più di recente l’insigne presidente Berlusconi ed i suoi incliti ancelli e cherubini? Viene quasi da chiedersi di quale partito D’Alema sia dirigente. Ma sono domande e notazioni stupide, tipiche di sprovveduti come chi scrive.

Ma è leggendo l’articolo che rimango confuso per la mia pochezza

«Bisogna prendere atto che la lunga fase della parabola berlusconiana è finita. Nell’ultimo decennio lui è stato il principale……………

Perché viene da chiedersi D’Alema ed il suo partito quale contributo abbiano dato alla fine della parabola berlusconiana, ammesso che sia alla fine, e cosa propongano agli elettori per aspirare a governare. Ed ecco! Basta chiedere!

«La prospettiva delle elezioni obiettivamente c’è. Ma io sono d’accordo con la lettera che vi ha mandato Macaluso: ritengo che tornare a votare con l’attuale legge elettorale, per una sorta di referendum su Berlusconi sì, Berlusconi no, non sarebbe utile. C’è bisogno di un momento di responsabilità in cui si affrontino i problemi del Paese con coraggio. Abbiamo bisogno di un nuovo patto sociale. Come negli anni Novanta ci fu un patto per il risanamento, oggi abbiamo bisogno di un patto per la crescita. Tutto ciò l’attuale governo non è in grado di farlo, al di là di ogni valutazione, perché non ha credibilità».

Dunque se si votasse con questa legge elettorale si farebbe un plebiscito Berlusconi si o no. Se si votasse dopo un governo di transizione invece non sarebbe un plebiscito su Berlusconi. Forse non ha imparato a conoscere Berlusconi che ha fottuto tutti infinite volte ovvero anche D’Alema ha acquisito capacità divinatorie analoghe a quelle del ministro tremonti. Ma al di là di questo, occorre un governo per la crescita. Bellissimo! Ma che significa? Crescere facendo cosa e con chi? Decidendo prima con chi o il cosa?

Mi capitava la stessa cosa quando, se proprio non potevo farne a meno, mi toccava sorbirmi De Mita. Ad una istintiva ripulsa si associava l’incapacità assoluta a capire che cazzo volesse dire costui con il suo politichese marziano tradotto da appositi esegeti che studiavano la notte per proporre il giorno successivo sui giornali la summa del pensiero demitiano.

Ho la sensazione di un D’Alema che continua a proporsi ad eterno direttore d’orchestra, grande manovratore sotto il pelo dell’acqua che agita la bacchetta con sapienza ma senza avere dinanzi e neppure in mente alcuno spartito da eseguire. Temo che per essere rimasti orfani del PCI e dalla chiesa connessa, questi non riescano a porsi nel solco della realtà che è cambiata e cambia, che ha reso preferibile per gli elettori scelte più semplici e chiare tra poche alternative partitiche. Non è cosa da poco. Implica soprattutto per un partito avversario del PdL di Berlusconi e della Lega di Bossi l’obbligo di darsi una identità forte e riconoscibile, una sintesi snella e comprensibile, un programma forte e d’impatto, un linguaggio chiaro ed efficace e soprattutto la necessità di rappresentare una alternativa costante rispetto ad ogni attività della maggioranza quale sistema per controllarla ed incalzarla dando prova di spirito di iniziativa e, è il caso di dirlo, della propria esistenza.

Quello di cui D’Alema parla, sono manovre di palazzo, sono segnali lanciati a Fini e magari a Casini per combinare qualche manovra che non avverrà mai. Il PD non ha forza per sostenere nulla. Casini altrettanto; e pensare che Fini per fare un piacere a D’Alema si lasci strumentalizzare e/o molli il PdL credo sia una pura e semplice sciocchezza. Senza contare che data la forza di Berlusconi, l’unica alternativa all’oggi sono le elezioni. Alle quali il PD non è pronto. E forse non è adatto D’Alema. O pensa che la vicenduola del governo Prodi del 1996-2001 o i patti della crostata o le mancate leggi su conflitti di interessi o le vicende pugliesi sul nome di Vendola o le velleità difare e disfare alleanze o accompagnarsi con colleghi che in teleisione passano pizzini agli avversari per cavarli d’impaccio non abbiano lasciato alcun segno?

Tornando a bomba ed all’uscita giudiziaria dalla crisi essa è tipica della cattiva politica politicante, quella irresponsabile ed inetta. Se chiunque commette un reato cade nelle maglie della magistratura, intanto è un criminale anche se ricopre un incarico pubblico e proprio per questo lo è a maggior ragione. Questo con la politica non c’entra nulla. Se un criminale va in galera ed è un politico, esiste la Costituzione, esistono l’ordinamento, le leggi ed i regolamenti che consentono tranquillamente di sostituire chiunque, pure eletto, sia andato in galera. E’ per via di quella cosa che qualcuno ritiene un impiccio ma si chiama democrazia che per essere tale non consente aree di impunità e se le consente, non è più democrazia ma diventa una bagatella, la patria della corruzione, quella dei lodi alfano, delle leggi ad personam e dei presunti esponenti dell’opposizione che non sapendo cosa dire sostengono che “dalla crisi non si esce per via giudiziaria”.

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luglio 25, 2010 Post Under Politica - Read More

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