(S) Vendola (ndo)
Sta crescendo la popolarità di Nichi Vendola. Il suo “modello” nato nelle regionali in Puglia nelle precedenti elezioni regionali vittoriose, si è riconfermato con forza ancora maggiore nelle regionali del 2010 per aver superato gli ostacoli ed i bastoni tra le ruote posti sul suo cammino da alcuni ras del PD. Non so dire quanto questo modello sia nuovo in assoluto, ma appare nuovo, giganteggia nella miseria di quanto attualmente circola se non altro per lo sforzo di avere una visione ampia dell’orizzonte politico.
Diverso il discorso sui contenuti. A mia opinione vecchi ed inadeguati a far ripartire il paese. In una intervista ha sostenuto che l’errore della sinistra è stato
“non avere inteso la trasformazione del paesaggio sociale italiano e non aver saputo offrire un altro racconto, contrapposto a quello berlusconiano. La sinistra ha una grave malattia, è affetta dalla sindrome di zelig. Per paura di perdere contro Pdl e Lega si traveste da destra. Per paura di perdere il consenso cattolico si traveste da cardinale. Per paura di perdere i voti degli imprenditori si traveste da Confindustria.”
La diagnosi mi pare condivisibile e, tradotta, significa che il PD annaspa non riuscendo a generare dialettica politica, incapace di capire e partorire idee senza riuscire a darsi né una identità né un programma. Ad essere incondivisibile è il merito: il paesaggio sociale italiano non è fatto di proletariato; delle imprese non si può non tener conto che tra lavoratori dipendenti, imprese ed altri gruppi sociali, i rapporti non sono quelli di 30 anni fa e neppure quelli di 10 anni fa. La campagna elettorale del 2006 avrebbe dovuto insegnare che le enfatizzazioni comuniste espresse in slogan stupidi come “anche i ricchi dovranno piangere” o roba del genere, sono stati una delle ragioni importanti del recupero del PdL; il governo Prodi è stato ed è apparso il governo delle tasse e della spesa. Vado a spanne ma di questo si tratta. Se non ha giovato elettoralmente l’errore dell’abolizione dello scalone pensionistico, se non ha giovato elettoralmente la riduzione del cuneo fiscale, se non hanno giovato elettoralmente le lenzuolate Bersani questo è dovuto certamente ad un fatto mediatico, certamente ad una incapacità comunicativa dei partiti poi confluiti nel PD ma molto al bilancio negativo che gli elettori hanno tratto di quei due anni nelle elezioni del 2008.
D’altronde che significa, ad esempio, travestirsi da Confindustria? Se si intende travestimento come impostare politiche a favore delle imprese vessate dal fisco e dalla burocrazia mi piacerebbe vedere qualche disegno esplicativo.
Non essendo all’altezza per entrare nell’empireo di alcune delle riflessioni di Vendola, vorrei solo far osservare che l’unica novità di cui il paese ha bisogno è quella che i suoi cittadini vengano alla fine lasciati liberi di estrinsecare le proprie potenzialità qualunque sia il loro ruolo. Il Mezzogiorno cui Vendola, giustamente attribuisce tanta importanza, va trasformato in una terra che non attende passivamente fondi o prebende e/o posti pubblici, ma comincia a sforzarsi, ad impegnarsi ad agire di suo, ad intraprendere di suo, a progredire con le sue gambe che si mostrerebbero belle robuste se qualcuno fosse interessato a scoprirle. Non ci servono eterne balie che sono in realtà predoni a caccia di voti che lasciano cadere dalle loro grinfie qualche briciola per i clienti. L’unico volo pindarico che sono in grado di fare è questo. D’altra parte questo mi sembra l’unico modo per considerare con il dovuto rispetto ogni essere umano, come qualcuno che messo nelle giuste condizioni, può crescere, migliorare, mostrare a se stesso quanto vale.
Se passaggio culturale deve essere, va fatto in questa direzione che, guarda caso, è l’opposto di quanto è avvenuto per troppo tempo con il risultato che chi ha davvero bisogno, i deboli e gli emarginati rimangono soli e privi di ogni supporto nel disinteresse generale salvo l’ipocrisia ignobile di chi crede che fare leggi teoricamente “eque” che in realtà generano corruzione, iniquità ed infamia possa sciacquare la sua coscienza.
Questo è quanto fa il PdL e non si discosta molto da quanto fa o vorrebbe il PD. E, guarda un po’, è l’esatto contrario di quanto perfino Confindustria comincia a chiedere e di quello che servirebbe al paese per tornare a crescere. La narrazione da fare al paese non è quella del sogno che si raggiunge attraverso un uomo della provvidenza o un piccolo padreterno taroccato, non è quella di uno stato che si occupa di tutto, ma quella di un popolo che si chiama a raccolta perche liberi le sue energie, la sua voglia di fare, il suo desiderio di successo, che si aiuta ad agire per realizzare le sue ambizioni. Questo serve, insieme alla liberazione dalle mille norme e dalle mille greppie che riducono i cittadini se va bene a sudditi ed in qualche caso ad amebe.
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