Qualche nota su Confindustria

Questa storia comincia con un articolo dell’Ambasciatore Romano su CorSera che parla di Debolezza e miopia dove parla di silenzio rumoroso che ottunde il paese e si duole dell’incapacità generalizzata di individui, imprese ed istituzioni ad allargare il proprio sguardo verso l’Europa ed il mondo. Rimbrotta gli imprenditori per mostrare il medesimo difetto e lamenta la mancanza di personaggi di spessore, i grandi imprenditori del passato capaci perfino di parlare a muso duro al duce come fu il caso di Beneduce e Mattioli in seguito alla crisi del ’29. Un maggior ruolo pubblico dei capitani d’industria è quello che, pare di capire, è quanto Romano ritiene manchi.

Risponde la Presidente Marcegaglia sempre su CorSera affermando Non chiediamo aiuti ma riforme vere. La FIAT? Meglio oggi che in passato. Ed articola il suo ragionamento ricordando alcune cose, decisamente positive che Confindustria ha portato avanti a partire dalla lotta alle mafie a finire alle ricerche dell’Ufficio Studi che ha sfornato dati ed analisi (lo dico io) non in linea con gli intenti negazionisti del governo oltre al successo conseguito ottenendo l’eliminazione dalla finanziaria di alcune norme incivili. Nega, Marcegaglia, che la politica possano farla gli imprenditori in quanto tali essendo a ciò deputati gli elettori.

Credo che l’impresa, se non fa politica in senso stretto, politica non possa non farla sia pure involontariamente in uno scenario dove lo Stato è presente tanto massicciamente come cliente, debitore, fornitore, regolatore, impositore. Ma ogni impresa, anche in aree fortemente industrializzate, ha una sua “area di influenza” nella quale le scelte compiute per avere conseguenze che ricadono sulla forza lavoro, sulle famiglie, sul territorio e sulle istituzioni di quel territorio, hanno una rilevanza pubblica. Il Veneto, con la centralità del territorio, delle reti di imprese che non sono nate oggi ha costituito un formidabile humus involontario nel quale è stato “naturale” si innestasse il voto leghista. E’ lo stesso modo per cui fa politica Ivan Lo Bello che è stato colui che in Sicilia ha meritoriamente iniziato il positivo percorso di lotta delle imprese alle mafie. I termini sono diversi ma è tutta politica la scelta di inglobare in Confindustria le imprese pubbliche quali ENI o altre che pur essendo imprese hanno come azionista il ministero del Tesoro, azionista che non è affatto detto abbia interessi comuni o similitudine di missione con gli imprenditori azionisti di tutte le altre imprese. E’stata politica non aver eccepito che troppe liberalizzazioni erano in realtà trasferimenti di monopolio in mani private. Ed è politica la scelta Alitalia alla quale hanno partecipato imprese già pesantemente coinvolte con la politica come palazzinari o gestori di concessioni pubbliche. Politica la scelta di silenzio, a meno di mia cattiva informazione, di fronte all’oscena manfrina sul balletto di nomine, promozioni e spostamenti dei capi delle Autorità di garanzia. Che per lapalissiani motivi avrebbe richiesto grandi proteste.

Intendiamoci, Confindustria è una istituzione associativa che ha indubbi meriti ed adempie, legittimamente, ad una funzione di difesa di interessi che a volta coincidono con interessi generali ed a volte no. E lo è istituzionalmente tanto da essere una delle “parti sociali” che siede a tavoli insieme ad altre parti sociali ed a esponenti dei governi. Non so se e quanti voti le scelte di Confindustria spostino e non è necessario neppure che li spostino ma politica Confindustria la fa per adempiere al suo ruolo ed alla sua missione.

Questa non è certo una scoperta. Siamo nella più assoluta e banale ovvietà. Quello che c’è da discutere è il modo ed anche il merito dell’attività di Confindustria. Al suo interno, tanto per citarne un aspetto, la dinamica della coesistenza tra le numerosissime medie e piccole imprese e le non molte grandi e grandissime, quasi tutte con azionista di riferimento Stato, credo ponga non pochi problemi proprio per la diversa problematicità che nasce dalla dimensione stessa delle imprese e dalle diverse motivazioni dei loro azionisti. Ma in seno all’associazione ecco imprese che vivono nel mercato ed imprese monopolistiche o imprese che vivono di concessioni e licenze che rendono ulteriormente diversificato il panorama di scopi ed obiettivi da contemperare. Non entro nel merito dell’efficacia di eventuali stanze di compensazioni non conoscendo abbastanza Confindustria né le sue associazioni territoriali. Mi limito a segnalare questi aspetti in quanto problematici e forieri di grande complessità e difficile ricerca di equilibri interni che, di necessità, si ribaltano poi all’esterno.

Ci sono invece importanti temi sui quali gli interessi di Confindustria e delle imprese associate o meno che siano coincidono con quelli generali: il peso dello stato nell’economia, la trasparenza, la competizione, la concorrenza ed il mercato. Sbaglierebbe chi sostenesse che rispetto a questi temi Confindustria è inerte. Non è così. Sbsglierebbe chi sostenesse che proprio l’attuale presidente non ha levato la voce, ad esempio, per chiedere “soldi veri” usando anche toni duri. Il punto è verificare se quanto l’associazione fa per tutelare i suoi legittimi interessi è abbastanza o il massimo che può fare premesso che quando si discute di temi di tale fondamentale rilevanza, non ci sono delicatezze che tengano. Procedendo per esempi, vorrei sapere cosa significa l’assenso di Confindustria alla Banca del Sud considerato che le premesse su cui se ne fonda la necessità sono del tutto inesatte e fuorvianti. Come se ne giustifica la strutturazione considerato che partecipi ne sarebbero Poste SpA e le CRA che competenze specifiche non ne hanno. Ma ancora: cambiare l’art. 41 della Costituzione per spostare a valle i controlli per aprire una impresa è del tutto inutile. Aria fritta. Quali saranno i controlli? E la vita dell’impresa dopo la sua nascita? Si è chiesta Confindustria a che servano mutamenti Costituzionali se non a perdere tempo? E perché non chiarire con il governo i termini temporali di “libertà” i “due o tre anni” di cui il ministro tremonti continua a parlare? A fini di tutela e valorizzazione di concorrenza e mercato, è la squallida vicenda in corso delle nomine delle Autorità di garanzia la cartina di tornasole. Non è questione di nomi, ovviamente, ma di metodo ed il metodo è degno di una repubblichetta sud-americana degli anni 40 inaccettabile per chi davvero è interessato alla trasparenza ed al mercato. Le imprese hanno un problema di capitalizzazione e sono preoccupate per Basilea 3 contro la quale Confindustria chiede al governo di sparare ovvero richiama il Governo al rispetto degli impegni agevolativi assunti per la ricapitalizzazione. Forse sarebbe più importante ancora provare ad aprire un mercato per il private equity o meglio ancora operare, come sta accadendo in Francia per rendere più attraente e conveninente l’approdo in borsa di imprese medie riducendo sia gli adempimenti che i costi in modo da differenziarli rispetto alle imprese di grandi dimensioni.

Sarebbe illusorio illudersi che nel complesso rapporto dialettico tra Stato e grandi associazioni come Confindustria non vengano posti in essere dei compromessi. Qualche volta è anche saggio trovare una soluzione mediata o compromissoria. Salvo che in alcuni casi e per talune materie che, rivestendo il ruolo di interesse meritevole di tutela per tutto il paese come è il caso del mercato e della concorrenza, l’assenza di una voce chiara, forte ed autorevole, al di là di ogni positiva intenzione lascia davvero un senso di amaro. Come qualche concessione ricevuta alla Maddalena da parte di imprese riferibili alla Presidente o la vicenduola CAI-Alitalia.

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luglio 13, 2010 Post Under Economia, Politica - Read More

3 Responses to “Qualche nota su Confindustria”

  1. gobettiano scrive:

    Pier bentrovato. Ai tempi, in una vita precedente da imprenditore sono stato in Confindustria e riconosco ognuna delle cose che ha raccontato (ma, essendo d’accordo, si può usare il tu). Domarli non so se sarà possibile poichè per costoro, tutti, la normalità, la regola “naturale” è quella che vediamo operare ogni giorno per rovinare il paese. Credo che saranno fatti esterni ad obbligarci a cambiare radicalmente. A cominciare dal concreto rischio dell’insufficienza della manovra e da rischi di rallentamento della modesta crescita. Secondo me vivremo momenti davvero difficili.
    luigi

  2. Pier scrive:

    Non ho letto l’articolo di Romano che vorrebbe spronare Confindustria , gli industriali ecc. ecc.
    Ne ho fatto parte per oltre 20 anni prima di ritirarmi. Posso quindi parlarne per conoscenza diretta.
    Prima cosa è che esistono troppe associazioni, artigianato molte e legate ai partiti, Ass Piccole e Medie altre e pure legate ….poi Confindustria e già questo toglie la necessaria forza complessiva.
    Come poi avviene per Partiti/Parlamento, Sindacati di base e loro vertici, Magistratura ed i vari propri organi di autogoverno, sono i meccanismi territoriali del come si formano, come esprimono i vertici, consiglieri, delegati ecc che poi portano in Italia a quell’inestricabile intreccio di conoscenze, interessi personali,.protettorati con protettori e protetti……..
    Oggi ho riso di gusto quando ho sentito, quasi fosse una assoluta novità un pinco pallino citare un’intercettazione nella quale si diceva “ti faccio fare il Ministro” indagini sulla P3……a quando la P38……?
    Cooptazioni, nomine pilotate, votazioni per i consigli e giunte fatte su liste chiuse, decise da chi.?… non si sa!
    All’Assemblea di una associazione territoriale lombarda con oltre 1000 aziende iscritte e paganti, solo una ventina di presenti , tutti membri del consiglio direttivo o della giunta . Poichè il segretario dietro mia richiesta se esisteva il numero legale fece l’appello dei presenti e delle deleghe , a pacchi , ( vere ? valide? mistero! ) questi signori presenti mi scrutavano incuriositi, non avendomi mai visto. Presentai me e l’Azienda da poco iscritta e dissi solo che trovavo strano che un’Assemblea di tale importanza, rinnovo di consiglio, giunta e nomina nuovo Presidente fosse stata convocata solo con lettera normale, datata circa 40 giorni prima ma con timbro postale di soli 4 o 5 giorni antecedenti!
    Il segretario, nervosetto, liquidò il fatto con il solito “ritardo delle poste”, poi si alzò un consigliere uscente che propose il rinnovo integrale ” all’unanimità” di consiglieri, giunta e Presidente per altri 4 o 5 anni…tutti alzarono la mano soddisfatti.! Mi guadagnai lo stupore generale facendo aggiungere al verbale del segretario, sempre più nervoso, “con l’astensione del sig….xx…..della ditta..yy ” e certamente mi giocai subito ogni futuro……., anche perchè il segretario forse onde evitare altre sorprese…. fece notare che il Presidente un noto imprenditore e Senatore democristiano., ora defunto era alla quarta rielezione mentre lo Statuto prevedeva un massimo di tre volte.
    In men che non si dica fu modificato lo Statuto e con sollievo generale alzai la mano, tra il serio ed il faceto, per l’agognato 100%.. Poi imparai che ci sono votazioni “una testa un voto” (quindi un imprenditore = un voto ) e sono per le decisioni di facciata mentre per quelle importanti, 1 voto per dipendente…….
    Il sistema di nomina del Presidente di Confindustria poi è quanto di più antidemocratico possa esistere, con la “raccomadazione del comitato dei 3 saggi ” all’ Assemblea . Così fu eletto Guido Carli, “un banchiere che ci azzecca ?” ad esempio e cosi Montezemolo e la Marcegaglia.
    Anni orsono ci fu presentato all’Assemblea Generale Annuale del ns. territorio il “nuovo Presidente Abete ” ( poi e pure ora BNL), questa volta ovviamente pienone, tutti i big nelle prime file con mogli ed eredi, televisione , stampa ecc.
    Peccato che Abete quando partirono le lettere di convocazione, questa volta nei termini esatti , con in grassetto”SARA’ PRESENTE IL NUOVO PRESIDENTE ABETE ” non avesse ancora avuto il voto di investitura dall’ Assemblea Generale di Confindustria.
    Non volli guastare la festa però scrissi ad Abete che era una vergogna criticare il Parlamento , come talvolta fanno, che con tutte le possibili critiche del mondo è però eletto dai cittadini , mentre alla base di Confindustria il 95% degli iscritti e paganti fior di soldi ( fatti poi incassare tramite l’INAIL perchè così sono sicuri ed è un altra cosa che pochi sanno ed è un’altra vergogna ) non conta un’accidente di niente , non può esprimere alcuna preferenza ed è ostaggio di 20 / 30 personaggi che la gestiscono a piacer loro.
    Buona notte – giorno
    PS. Mi guardarono strano anche una volta che ,. sempre in Assemblea Generale, senza pompa magna , dissi che speravo in un futuro nel quale in Confindustria, in base al concetto che tanto sbandierano, 1 testa=un imprenditore=un voto, il mio voto e le mie idee valessero esattamente come quelle di Gianni Agnelli e che forse avrei o avremmo combinato meno cavolate !
    Al tavolo presidenziale era assiso come ospite un altro uomo Fiat di sempre, Carlo Calleri.
    Il discorso verteva sui Sindacati ed il mio chiodo fisso era ed è ( quarda caso ora Marchionne ne fronteggia ancora gli effetti di sempre) la rappresentatività e il rispetto della Costutuzione, mai attuata , con la complicità di tutti, partiti, sindacati e grande industria appunto
    Mi rispose sprezzante ” vorrebbe che usassimo la mitraglietta ? ” io gli risposi altrettanto seccamente che essendo Presidente mi sarei rifiutato di fare accordi con organizzazioni che non si sa neppure bene come e chi rappresentano ed avrei chiesto la conferma della mia elezione a Presidente di Confindutria con un referendum fra gli iscritti – paganti e la modifica appunto del vergognoso sistema di elezione del medesimo Presidente.
    Non usò la mitaglietta ma gelo totale.
    Questa è la nostra Italia. Ma penso sempre che seppur lentamente li domeremo!
    Pier

  3. [...] Link fonte: Qualche nota su Confindustria | gobettiano [...]

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