Si è rotto il predellino
E’ difficile rimanere del tutto freddi di fronte alle frane che si stanno riversando sul paese. L’ultima riguarda il sacrosanto principio della libertà di stampa e di informazione che non solo è un principio assoluto ma è un cardine di ogni democrazia liberale, una garanzia contro le deviazioni del potere, il tramite dell’opinione pubblica per il controllo degli eletti. Nel contesto malato del monopolio mediatico e della concentrazione dei poteri nelle mani inadeguate di uno solo, sentir parlare di non assolutezza della libertà di stampa dovrebbe far venire la pelle d’oca. Invece accadrà, come mille volte è accaduto che le parole improvvide saranno sminuite, giustificate, avallate e sarà invece qualificato come “vecchio”, inadeguato, komunista, pregiudizialmente contrario al governo chi si incazza.
Questa è una storia su cui vale la pena di fare qualche considerazione perché le parole sono sempre una spia dei segreti pensieri di chi le pronuncia quand’anche fossero menzogne. Salvo essere trasformate in verità o fossero rese accettabili dalla loro ossessiva ripetizione mediatica che contribuisce a disegnare una normalità di livello sempre più basso, sgangherata e rovinosa senza che appaia tale.
Ad esempio. La vicenda delle veline candidate rende bene l’idea. La manipolazione consueta consiste nel partire da finti intenti anti-discriminatori consistenti nel dire: ma una bella donna non può essere colta, intelligente ed adatta ad un ruolo importante? Una domanda a risposta scontata rispetto alla quale è difficile ricordarsi che non basta avere una laurea o conoscere 3 lingue (ovviamente senza dimostrarlo) per ricoprire un impegnativo ruolo. Quello che manca è la griglia di selezione attraverso la quale è corretto passi anche chi è detentore di PhD e vanti solide esperienze nel mondo. Si chiama meritocrazia dove bisogna dimostrare attraverso curriculum e meriti guadagnati sul campo e non di avere un’estetica che suscita la fregola ad un qualunque vecchio gagà. Eppure, per il ciarpame di cui parlava la Sig.ra Lario riferendosi a veline candidate alle europee, si sono prestati ministri e parlamentari beninteso liberali ad impartire lezioni come se tre giorni di corso potessero sostituire una vita o anni di lavoro. La vcenda è passata per l’appunto come meritocratica sia pure con qualche sospetto.
Le parole del Berlusconi da sempre sono state pesanti ed in genere sono state di odio: i komunisti, i magistrati, i giornalisti,Repubblica, De Benedetti, chiunque si opponesse, chiunque pubblicasse dati sulla crisi, chiunque contestasse. Ogni volta i mezzi televisivi e la stampa da minculpop hanno provveduto ad asseverare, a ripetere, ad allinearsi deformando fatti e realtà agli occhi di cittadini dei quali è stato fomentato il tifo a prescindere per il kapo. Tutti parlano di riforme fatte ma non sanno quali, tutti blaterano di magistrati politicizzati ma non sanno spiegare perché e non hanno mai letto una sola carta processuale, tutti a dare addosso alla Corte Costituzionale senza aver letto la sua sentenza sul Lodo Alfano, la legge dichiarata incostituzionale. Questo è il paradosso più eclatante. Oltre a ripetere le sciocche, false e vuote parole che il kapo ed i suoi scherani ripetono contro i magistrati komunisti, suona davvero strano che a nessuno venga in mente di chiedere come mai da 16 anni si è solo lasciato peggiorare il sistema giudiziario senza riformarlo visto che ne ha obiettivamente risolto.
Si potrebbe obiettare che in ogni paese è così. Probabilmente è vero. Ma solo noi abbiamo un monopolio mediatico ed una concentrazione di poteri che di fatto limita la libertà di informazione limitando la possibilità per l’opinione pubblica di attingere ad informazione accettabilmente indipendente. Ed è per questo che “la libertà di stampa non è un diritto assoluto” nella bocca di questo despota dal patologico ego megalomane lascia sgomenti e deve preoccupare. Menttirebbe chi volesse ridurre l’indignazione ad una inutile, ipocrita manifestazione di “politicamente corretto”. No! La questione è terribilmente concreta e rale. E deve preoccupare soprattutto in un momento di crisi che non è solo economica ma prima ancora morale e politica come dimostra lo sgretolamento che le scoperte di cricche e corruzioni determinano e l’incapacità di reazione del kapo che scevro dalla volontà e dalla possibilità di un colpo di reni per aiutare il paese si agita scompostamente circondato da consigliori che alimentano il peggior complottiamo e lo allontanano dalla realtà. Il partito del predellino non è mai nato abortito dal suo stesso fondatore incapace di spostarsi dal partito di plastica fondato nel 94 e tradito mille volte. Mentre il paese va alla deriva.
I supporter, i megafoni, gli eredi ele prefiche di craxi, gli estimatori di personaggi alla Alfredo Vito detto mister centomila voti ovvero “ ’a sogliola” ovvero “ ‘o prevete” protagonista di tangentopoli e supporter di personaggi al di sotto di ogni sospetto che hanno infestato la commissione Telekom Serbia non hanno obiezioni: sono aggrappati a Berlusconi come cozze su uno scoglio senza il quale tornerebbero dove sarebbe meglio che fossero. Nel nulla. Nel frattempo il paese è peggiorato ridotto come a Milano, punta di diamante del sistema Italia incapace perfino di iniziare ad occuparsi concretamente dell’Expo 2015 al quale chissà se e come arriveremo. L’importante è essere stati attorcigliati in un appiccicoso leaderismo a prescindere che ha aggiunto se stesso ai drammi del paese lasciando tutto il resto così com’era senza cambiare nulla di una sola virgola. Da Vipiteno a Pantelleria. E, quanto a questo, anche la Lega con la sua dissociazione tra i territori dei descamisados e le prebende ed il sottopotere di Roma ladrona.
Chi va a votare, forse farebbe bene a rifletterci su prima di continuare ad avallare questo andazzo che va solo a danno del paese.
Popularity: 9% [?]





Leggendo le tue considerazioni sulle condizioni del nostro Paese , rimango agghiacciata,altro che fredda,perchè so che è tutto stravero.
Cristiana