I Cattivi aquilani ingrati
Qualche volta accade che i genitori si dolgano dei figlioli, soprattutto quando decidono di testa loro e comunque non assecondando desideri dei genitori. La doglianza si sostanzia nell’uso del termine ingratitudine. Non è né commendevole né onesto: il ruolo del genitore è di certo quello di provvedere ai propri figli, ed allevarli ed educarli al meglio possibile avendo il rispetto necessario trattandosi di altre persone con la loro autonomia intellettuale. L’ingratitudine è un richiamo inappropriato, egoistico ed abbastanza sciocco ch ha molto a che fare con il ricatto morale da parte di genitori piuttosto inadeguati. Almeno io la penso così.
Se per caso il medesimo atteggiamento viene trasportato in politica, siamo all’involontario ricatto che potenzialmente potrebbe diventare non solo morale. E’ emerso oggi, ne ascoltavo per radio, nei commenti rilasciati da alcuni politici che commentavano la manifestazione degli aquilani a Roma, ai loro slogan ed ad alcune degenerazioni violente che si sono verificate. Richiamare la gratitudine rivela quanto sia infima la classe politica. Sovvenire alle necessità di un territorio e delle popolazioni colpite da un grave terremoto non è una scelta volontaria del soccorritore Stato per la quale si possa richiamare la gratitudine. E’ un preciso dovere dello Stato e delle autorità pubbliche. Sono stati i peggiori governi sud-americani degli anni 50 ad usare questi trucchetti nefandi: il richiamo continuo al popolo, il leader come fosse un santone, l’identificazione del nemico, lo scaricabarile ed il richiamo a categorie morali manipolatorie dietro alle quali nascondere inefficienze ed arbitrio.
Il partito dell’amore fa parte di questo armamentario strumentale che amplificato come di consueto, si esplica attraverso l’odio e la demonizzazione per l’avversario: toghe rosse, l’opposizione, Fini, chiunque obietti, gli economisti, le istituzioni internazionali, i giornali che fanno il loro mestiere, le istituzioni in una sequenza variabile ed infinita.
Chi scrive e tanti altri, hanno preso atto dall’informazione che all’Aquila sono state fatte delle buone cose di cui mi compiaccio e per le quali posso anche apprezzare gli artefici. Osservo però che la copertura mediatica di quanto è accaduto è stata mocorde, trionfalistica, incompleta e parziale, difficoltosa ed omissiva rispetto a manifestazioni di scontento che, legittime o meno, avrebbero dovuto comunque essere raccontate. D’altra parte pretendere che sia stato messo tutto a posto sarebbe davvero improbo per impossibilità materiale e non ci sarebbe davvero motivo per negarlo. A meno di non aver detto le cose come stanno. La manifestazione di ieri ed altre che l’hanno preceduta, il popolo delle carriole che si auto-organizza sono la cartina di tornasole dello scontento. Ripeto! Dire le cose come stanno, sarebbe sì oggetto di speculazione politica, ma dare tutto per sistemato è peggio ed ammanta tutto di opacità. Dando fiato a maggior ragione a speculazione politica ed a rabbia degli aquilani. Peggio ancora tirar fuori la gratitudine. Cosa c’entri la gratitudine o la riconoscenza in una vicenda che è solo istituzionale ed ha riguardo all’operatività efficiente dello Stato e degli Enti pubblici non è neppure misterioso. Tutto sta in un approccio politico che politico non è ma clientelar-personalistico, paternalistico, incentrato sulla persona di un lider maximo salvifico che tutto risolve perfettamente. Nel suo immaginario trasformando una virtualità, una sceneggiatura in realtà vera spacciata al popolo bue dai vari, appositi minzolini. Il lider maximo è un leader carismatico, un anti-politico, estraneo alla cultura dominante bela il baciapantofola mentre la sua è una storia perfetta ed emblematica di politica purtroppo vera ma di quella cattiva dai tempi della Milano regno socialista. La gratitudine o l’amore, sono categorie estranee alla buona politica e proprie del peronismo, ed anche in questo ambito sono un ricatto morale imposto nella più perfetta malafede come succedaneo ad un accettabile modo di governo che a costoro è del tutto sconosciuto ed estraneo.
Se al quadretto aggiungiamo le manganellate, i soldi che mancano e non si sa se e quando arriveranno, il centro de l’Aquila abbandonato, la gratitudine dovrebbe averla tutti verso gli aquilani che sono stati civili e composti. E sarà stato per amore o per punirli dall’ingratitudine che alcuni di loro sono stati manganellati.
Ma parliamo di gente sana, tosta, perseverante che non mollerà forte della ragione che è tutta dalla sua parte. Bisognerebbe che essi ricevessero un aiuto da tutti non contro nessuno ma per fare in modo che essi ricevano tutto l’aiuto ed il supporto di cui hanno bisogno per tornare a vivere a casa loro.
Popularity: 9% [?]





http://www.gianfalco.it/index.php/2010/07/08/nuove-scosse-allaquila-quinto-grado-della-scala-manganelli/