Il contrattacco mediatico del papi: ghe pensi mì

  I titoli sui principali quotidiani parlano di un berlusconi tornato dalle missioni all’estero che è partito all’attacco non tanto sui dissidi interni al PdL quanto contro l’opposizione, ed a difesa del DDL intercettazioni. Vale la pena sottolineare che l’attacco di Berlusconi si è realizzato attraverso l’occupazione delle televisioni, di TG1, TG5 e TG4 dai cui microfoni ha tuonato il suo famoso ghe pensi mi che pronunciato televisivamente, simula alla perfezione un contatto diretto con il popolo che lo ha “innalzato” alla vittoria bypassando per l’ennesima volta il suo partito ed ogni organismo istituzionale.

In questo filmato del TG1, si faccia caso allo scenario “istituzionale” e si faccia caso al ruolo di controfigura che alza la palla al Berlusconi assunto dalla signora che propone la scomoda e ficcante domanda che potete ascoltare: lei è tornato da un viaggio nelle Americhe… come è andata?

Il TG4 in competizione con il TG1 nel peggio, si distingue per gli assist di emilio fede che ha oramai dimenticato di essere un giornalista. Sono interessanti i temi da duo del Bagaglino,  duetto confezionato accuratamente a sfruttare le capacità di attori di entrambi.

1. Guidare un paese dove l’opposizione non solo non collabora e on propone ma crea di continuo ostacoli quanto è difficile?

2. La manovra economica. All’opposizione non piace ma ha ottenuto, se ben ricordo, apprezzamento senza riserve dal FMI ed al tempo stesso dalla Commissione Europea.

3. Intercettazioni. Il DDl non raccoglie neppure un’ombra di disponibilità al dialogo dell’opposizione. Piuttosto proteste per mobilitare la piazza e denunciare, siamo alle dolenti note, che questo DDL può rappresentare il bavaglio dell’informazione mentre da quello che lei ha più volte detto (notare le facce e la gestualità sbavante di fede) vuole essere qualcosa di più e di diverso a difesa dei diritti di tutti i cittadini.

Al TG dello Zimabwe un giornalista, si fa per dire, che fa domande così e con i toni e la mimica usata da fede, lo avrebbero buttato fuori prima di completare il servizio e già solo per le domande. Perché un giornalista, se fosse tale, andrebbe buttato fuori anche per accettare senza discutere argomentazioni apodittiche, indimostrate, dubbie o palesemente fasulle. D’altronde silvio doveva pu cominciare a rassicurare i tifosi che è il momento del contrattacco.           

La leggenda dell’opposizione che non collabora ad esempio. L’opposizione è certamente in difficoltà, ma oltre a dover fare il mestiere denotato dal nome di opposizione, si treva di fronte a fiduce e decreti legge o a provvedimenti che, lo riconfermo, neppure nello Zimbabwe o nel Congo sarebbero accettabili. E poi è meglio non parlare dei 7 punti della lenzuolata proposta dal PD. Qualcuno potrebbe ricordarsi che è in corso la reintroduzione delle tariffe minime per gli avvocati ovvero che è stato annullato qul briciolo di liberismo delle precedenti lenzuolate Bersani.

La manovra economica: gli organismi internazionali hanno sì detto che la manovra va nella giusta direzione ma nell’ultima ispezione del FMI il capo-missione ha affermato che l’ispezione era terminata prima della pubblicazione della manovra e quindi il rapporto non ne teneva conto. Sta di fatto che nell’Executive Summary del rapporto (a pag. 2) si legge:

Context: The global financial crisis has taken its toll on Italy’s economy, exacerbating its long-standing structural weaknesses and causing the worst recession since WWII. Higher public debt and lower potential output will be the long-term legacy of the recession. A modest and fragile recovery based on external demand, restocking of inventories, and modest government support is under way, but the high level of public debt could make Italy susceptible to reversals in market sentiment.

(La crisi finanziaria globale ha imposto il suo pedaggio all’economia italiana esacerbando le sue debolezze strutturali di lunga durata e causando la peggiore recessione dalla II Guerra mondiale. Un più alto debito pubblico ed un inferiore utilizzo del potenziale di crescita dell’economia saranno il lascito della recessione. Una modesta e fragile ripresa fondata su domanda esterna, un riaccumulo di scorte, ed un modesto stimolo governativo sono in corso ma l’alto livello del debito pubblico può mettere l’Italia a rischio di capovolgimento nelle valutazioni del mercato.)

Non pretendo che il PdC critichi se stesso, ma ancora una volta le rassicurazioni che propina ai sudditi, sono fuorvianti e parla di rigore a sproposito come dimostrano le consistenti somme di recupero di evasione fiscale e fini congiunturali. Fuffa. Come fuffa, anzi elemento di cui ai mercati non frega quasi nulla è la ricchezza privata. C’è forse qualcuno tanto imbecille da credere davvero che i mercati nel fare le proprie valutazioni non scontino tutti gli elementi compreso questo? Se così non fosse, saremmo una nuova Grecia. O qualcuno ha dubbi? Insomma qualcosa di sensato, vero e serio proprio mai? Ma la sconnessione mentale tra palle, realtà virtuale e fatti, esplode drammaticamente nei dati sulla ripresa della produzione industriale. Intanto sarebbe da chiedere quale nesso logico di causalità ci sia tra azioni specifiche del governo e ripresa della produzione industriale. Se poi invece che spot identici a quelli che promuovono pannoloni si facesse una intervista decente, qualcuno dovrebbe chiedere al prestigiatore di Arcore quali sono i provvedimenti per il rilancio dell’economia che le istituzioni internazionali, comprese quelle europee suggeriscono, richiamate anche nel passo sopra riportato dalla relazione del FMI. E siccome vota anche chi non lavora, chiedere all’incantatore di serpenti di villa Certosa come la mettiamo con il dato ufficiale sulla disoccupazione che mal si concilia con un tasso di inattività da terzo mondo come pubblicato nel rapporto ISTAT sull’occupazione nel primo trimestre 2010 (tabella 14 pag. 9). In questo l’nsigne statista si differenzia dal genio tremonti. Lui ignora, tremonti a proposito di dati ISTAT sulla disoccupazione ha dato prova di saper raccontare barzellette molto meglio del suo capufficio. Ma è in buona compagnia con il ministro del welfare con la cannula per l’alimentazione forzata, al secolo sacconi detentore della “corretta scientificità” dei dati sull’occupazione secondo lui “toppati” da BankItalia. Ovviamente chi spara panzane mostrando di non sapere ciò di cui parla è sacconi. Ma non lo leggerete da nessuma parte. Ma c’è un’altra menzogna da smentire: mettere le mani nelle tasche degli italiani. Voglio sorvolare sulla pressione fiscale, voglio sorvolare sugli aumenti delle aliquote regionali e su altre amenità ma una domanda va posta. La spesa pubblica ed il debito, al di là delle necessità e delle conseguenze della crisi sono saliti si o no? Se la risposta è sì, perché la spesa pubblica e quindi il debito sono saliti per effetto di spesa pubblica fuori controllo, ammesso che non si peschi nelle tasche dei contribuenti con nuove tasse, si pesca nelle tasche dei loro figli derubandoli di futuro aumentando il debito pubblico. Se quindi la smettessimo con le cazzate, sarebbe cosa assai graziosa.

Il DDL intercettazioni: tutela la privacy garrulo e paterno trilla il bellicapelli della Brianza e siamo i più intercettati al mondo. In altre occasioni costi ha dato anche dei numeri, per l’appunto, e come tipicamente accade quando si fanno chiacchiere da osteria, non ha prodotto uno straccio di numero concreto, verificabile né alcuna fonte che rendesse possibile confrontare dati italiani e di altri paese. E’ stato il mantra di ogni parolaio del governo e della maggioranza nel vendere il fumo di confronti mai fatti. Perfino gasparri si è servito di questa bubbola anche se chiedere fonti e dati a lui ed altri come lui è tempo perso. Ma di più. I numeri delle intercettazioni come comunicati dalla Magistratura, smentiscono il fiume di numeri al lotto propalati dai megafoni a gettone. Ma detto questo, quali e quante persone estranee a fatti criminosi ed incappati casualmente nelle intercettazioni sono state “rovinate”? Certo! Anche uno è troppo ma non c’è bisogno di mettere bavagli all’informazione per rimediare né di impedire a chi fa indagini di utilizzare uno strumento vitale. Non voglio ripetere argomentazioni trite, ritrite ed ovvie per chiunque fosse in buona fede. Sottolineo solo che il mandarino di villa Certosa mente affermando che sono contrarie solo le lobby di alcuni magistrati e di alcuni giornali. Provano disgusto e contrarietà milioni di cittadini che non so se siano o meno la maggioranza, ma sono comunque tanti e non sono affatto una lobby. Il giusto nome di questa offesa alla decenza è censura e bastoni tra le ruote ad indagini. A margine ricordo che perfino gli americani hanno in sostanza confermato che questo DDL era robaccia censoria e dannosa per la legalità. D’altra parte non è colpa di chi fa intercettazioni se incappa in personaggi indagati che dai colloqui con il visir di plastica emerge sono schiavetti. Anche se è difficile, bisognerebbe che qualcuno degli yesman vicini al sole con i tacchi gli suggerisse di sceglier meglio le persone da frequentare e magari anche quelle da fare ministro. Ed un pensiero va ad Oscar Luigi Scalfaro al quale dobbiamo eterna gratitudine per averci salvato dall’avere previti ministro della giustizia.

Fa riferimento anche alla “provocazione” dello sciopero dei lettori l’ex pelato che mirabilmente regge il paese. Ecco! E’ il motivo per essermi dilungato. L’informazione italiana, detto brutalmente non brilla certo ed avrebbe molto da migliorare. Ma ascoltare un monopolista televisivo e pubblicitario starnazzare di scioperi dei lettori fa andare il latte alle ginocchia. Lì dove prevale l’informazione televisiva che per sua precisa responsabilità divora troppa parte dell’investimento pubblicitario sono collocati personaggi a dirigere i TG che sono la negazione del giornalismo e dell’informazione. Sostenere che in RAI è stato sempre così à fuorviante. Ai tempi, né la DC né nessuno oltre al controllo della RAI lottizzata controllava altre tre reti nazionali. Qui non si parla di lottizzazione ma di occupazione militare a mezzo appositi megafoni che non si tirano indietro di fronte a nulla. E questo è un furto di libertà e di controllo democratico a danno del paese e dell’opinione pèubblica. Pari a quello palesemente dichiarato nel filmato che segue:a democrazia e libertà ghe pensi mi. Infatti! Per l’informazione siamo all’altezza di Tonga dove, per l’appunto, crescono le banane.

Questo filmato è una buona sintesi


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luglio 5, 2010 Post Under Politica - Read More

One Response to “Il contrattacco mediatico del papi: ghe pensi mì”

  1. Edm scrive:

    Nel filmato del TG1, che vedo per la prima volta, mi impressiona particolarmente il Presidente del Consiglio che “porta a casa un punto di PIL”. Ecco, basterebbe questa osservazione: come se la ricchezza di una nazione dipendesse semplicemente dalla capacità di piazzare merce ai vicini. E’ al tempo stesso la parodia di De Gasperi, la caricatura di Einaudi, l’incubo di Pertini e la nausea di Berlinguer. Quando gli Italiani avranno smesso di comprare le sue enciclopedie si risveglieranno in mutande, come psicopatici liberati dalla Guardia di Finanza in un ricovero lager… Sfogheranno la loro rabbia e poi, esausti, saranno pronti a farsi ipnotizzare dal prossimo dittatore.

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