Se il PdL non fa il partito

marzo 5, 2010 by
Filed under: Politica 

L’editoriale di Galli della Loggia pubblicato il 3 gennaio su Corsera (far caso alle precisazioni del direttore De Bortoli in calce all’articolo) colpisce per l’inusitata durezza con la quale discute del PdL e della leadership di berlusconi. L’esordio dello scritto è inequivocabile

La plastica si sta squagliando? Sembrerebbe. Certo è che coloro che si erano illusi dopo le elezioni del 2008 che il Pdl fosse diventato un partito più o meno vero, qualcosa di più di una lista elettorale, sono costretti ora a ricredersi. Non era qualcosa di più: spesso, troppo spesso, era qualcosa di peggio. Una corte, è stato autorevolmente detto.

Poco rileva che l’opinione di Galli della Loggia mi piaccia e da gran tempo mi appartenga. La questione è di ben altra portata, riguarda la valutazione di un partito ritenuto del tutto inadeguato e privo delle idee, delle visioni e dei progetti necessari a guidare il paese e le connotazioni del suo leader di cui scrive

Il comando berlusconiano, infatti, corazzato di un inaudito potere mediatico- finanziario, non era tale da poter avere rivali di sorta assicurandosi così un dominio incontrastato che almeno pubblicamente ha finora messo sempre tutto e tutti a tacere; la personalità del premier, infine, ha mostrato tutta la sua congenita, insuperabile estraneità all’universo della politica modernamente inteso. E dunque anche alla costruzione di un partito. La politica, infatti, non è vincere le elezioni e poi comandare, come sembra credere il nostro presidente del Consig l i o ; è prima a v e r e un’idea, poi certo vincere le elezioni, ma dopo anche convincere un paese e infine avere il gusto e la capacità di governare: tutte cose a cui Berlusconi, invece, non sembra particolarmente interessato e per le quali, forse, un partito non è inutile.

I sostenitori del PdL potranno non essere felici dell’editoriale ma sarebbe da irresponsabili non riflettere sulla fondatezza o meno delle osservazioni alla luce di 15 anni di permanenza sulla scena. Dovremmo acquisire la capacità di distinguere non lasciandoci abbagliare da personalismi che per quanto suadenti ed immanenti andrebbero valutati per gli effetti concreti e misurabili che hanno determinato. Non per questo l’attuale opposizione va assolta ma rimane il fatto che le maggioranze di cui il polo prima ed il PdL poi hanno ottenuto sarebbero state tali da consentire per davvero la realizzazione di quelle riforme che disperatamente servono al paese. Davvero l’Italia poteva essere cambiata. Gli eventi di questi ultimi due anni ci mostrano invece un paese che da tangentopoli ad oggi non è cambiato. Non c’è nessuna seconda repubblica ma la stessa che continua con l’unica differenza dell’ingombrante presenza di berlusconi estranea ad una qualunque linea o iniziativa politica diversa dai suoi personali fini.

Non credo che sia percepita la gravità della situazione. Intervenuto al congresso delle UIL il ministro tremonti ha tra l’altro osservato che il mezzogiorno, mezza Italia è tecnicamente in default per costi ed efficienza aggiungendo che incontrando un assesssore non si sa se è un assessore o un camorrista senza che fosse impedita l’unificazione delle due “qualità”. E’ vero quanto dice tremonti. Ma il suo ruolo di uomo politico di vertice del PdL e di ministro rende inaudite le sue parole. Una resa senza aver neppure combattuto. Ed è l’impressione che suscita l’azione del governo sia in questa legislatura che in quella 2001-2006. Anche la qualità del personale politico gioca un ruolo essenziale. Dai liberali e dai personaggi notevoli del 1994 si è verificata una progressiva caduta. Durante un incontro dal tema Salviamo il capitalismo dai capitalisti di alcuni giorni fa, il dott. Adriano Teso se non vado errato ebbe ad osservare che, alla luce dello spirito liberale del 1994, gli elettori avevano votato anche nel 2008 il programma di governo connotato di nuovo come liberale. Intanto non so se gli elettori abbiano votato PdL in virtù del programma liberale, ma oltre a questa incertezza, quali sono gli esponenti liberali che certamente avrebbero puntato sul programma liberale? O forse ci illudiamo che sacconi o tremonti, quello di La paura e la speranza siano liberali, vero? E rilevo che contrariamente all’approccio liberale non sono neppure lontanamente laici.

Dobbiamo convincerci che per poter governare il primo requisito è avere una visione, delle idee, delle strategie e dei programmi intorno ai quali aggregare una forza politica entro la quale identificare coloro a cui assegnare i ruoli di governo coerenti. Il PdL è un mosaico di diversità e di opposti il cui collante è berlusconi e tutti si rifiutano di compiere necessarie analisi demonizzando chi, come Fini, prova a compierle con trasparenza.

Vincere le elezioni è stata un’impresa notevole e la vittoria è stata larga con l’ausilio della Lega altro partito culturalmente debolissimo e certamente gretto e niente affatto liberale ma il punto è che se i voti li si utilizza male, i voti ricevuti sono inutili. In un siffatto contesto, la probabilità che il PdL muti, divenga un partito vero, operativo, efficiente e liberale, sono prossime allo zero.

Il minimo sarebbe l’apertura di un serio dibattito che dovrebbe avere necessariamente al centro la figura ed il ruolo di berlusconi. E non avverrà mai.





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3 Comments on Se il PdL non fa il partito

  1. Pim on ven, 5th mar 2010 11:52
  2. Condivido in tutto e per tutto.
    Berlusconi è un nano con i piedi d’argilla. Le vicissitudini del Pdl in Lombardia e nel Lazio, per certi versi umoristiche, stanno a dimostrare il livello di inettitudine da cui è circondato.
    Non sono un nostalgico dei vecchi partiti, con i loro smisurati apparati burocratici, ma se (per ipotesi) qualcosa di analogo fosse accaduto nel Pci o nella Dc, i responsabili sarebbero stati defenestrati seduta stante.
    Buona giornata, a presto.
    Pim

  3. Adriano Teso on ven, 5th mar 2010 20:51
  4. I problemi esistono. Da sempre evidenzio la mancanza di un partito che faccia liberalismo e chiedo, ripreso anche da importanti giornali , se il PDL è un partito liberale. Manifesti, programmi ereditati, propaganda dicono di si. Leggi e governo dicono di no. Ma aldilà di qualche blogghista liberale, l’argomento non ha avuto un particolare successo. Come se ne esce ? Prima del PDL ho promosso una intesa fra i “ vecchi “ PRI, PLI, e varie aree di ispirazione liberale, morto a seguito del “pledellino” e del poco coraggio di molti. Poi, ho partecipato alla fondazione del PDL , forte dell’idea che alla base c’erano i programmi liberali di Forza Italia, scritti con Martino e ai quali avevo contribuito nel ’94, e l’organizzazione di AN.
    Pare proprio che ciò non abbia prodotto quanto serve. E i miei colloqui sull’argomento con i “vertici” e con qualche parlamentare vero, oltre a quanto si legge, non mi lasciano ben sperare. Ed intanto l’economia e l’occupazione vanno a fondo, senza vedere in altri partiti o sedicenti classi dirigenti idee o proposte vincenti.
    Una forte quota di voto liberale esiste. Di politici veramente liberali a tempo pieno in grado di rappresntarlo, un pò meno. Si cercano proposte.

  5. gobettiano on ven, 5th mar 2010 23:03
  6. PIM bentrovato. La notazione che mi urge riguarda l’attribuire sempre e comunque ad altri ogni responsabilità. Eppure appartiene alle persone più degne il riconoscere un errore. Questi per la legislatura 2001-2006 hanno vissuto accampando la scusa dell’attentato alle torri gemelle.

    Dott. Teso grazie per la sua attenzione. Per chiarirmi dico subito che non ho mai votato né Forza Italia prima né PdL dopo. Sono certo del suo attivismo e dei suoi sforzi così come vedo quelli della pattuglia di Benedetto della Vedova. Schiacciati dalla mole del partitone tra ex aennini, ex socialisti ed ex DC tutti rispettabilissimi ma rappresentanti di quell’Italia immobile ed aliena da riforme men che meno liberali e tutti aggrappati come edera alle idee del ministro Tremonti immeritatamente assurte al ruolo di riferimento culturale con il nome tanto pomposo quanto vano e vacuo di economia sociale di mercato. Questo è stato possibile solo per scelta del PdC essendo il PdL molto, troppo accentrato sulla figura carismatica del suo leader ma anche dal ruolo olitico che Tremonti si è ritagliato di garante della Lega vero architrave del governo. Sono convinto che le azioni di ogni uomo siano orientate dai suoi scopi che diventano idee, strategie, progetti, realtà concreta. Sbaglierò ma sono convinto che le motivazioni che hanno portato il PdC nell’arena politica non fossero quelle di realizzare un partito di massa liberale né motivazioni politiche in senso stretto. Non entro nel merito. La mia convinzione nasce dalla constatazione che per la seconda legislatura il centro destra è al governo con una maggioranza enorme e largo consenso popolare. Risultati scarsi. E miopia di vedute. Ad esempio l’introduzione dell’arbitrato nelle vertenze del lavoro mi pare un belato. Di questi tempi sarebbe stato utile riformare gli ammortizzatori sociali, eliminare il dualismo nel mercato del lavoro, intervenire sulle pensioni ed associare interventi sullo statuto dei lavoratori eliminazione dell’art. 18 compreso. Progetti grandi, di grande e sicuro impatto positivo comunicati, motivati ed illustrati all’opinione pubblica diverrebbero credibili. Ma in ogni caso un governo deve mostrare di essere tale. Non si può andare avanti con i sondaggi per vedere come si può accontentare la pancia bassa della gente e far danno al paese. E neppure con rassicurazioni o accuse di disfattismo dispensate a chiunque. In ultimo, per non farla tanto lunga, gli uomini. Lei da uomo d’impresa mi insegna che il capitale umano è tutto. Ma è tutto anche in politica. Senza presunzione alcuna, mi permetto esprimere sconcerto per non pochi dei collaboratori/tricvi del PdC sia al governo che nel partito. La sig.ra Santanchè è uno degli esempi. Troppi yes men. Troppi che soffiano sul fuoco degli attacchi frontali contro altre istituzioni senza mai alimentare speranze di necessaria riforma. Neppure per la giustizia. E qui tornerei nel campo degli scopi e delle motivazioni. Ma per fortuna, “intelligenti pauca”. Proposte è la sua chiusa. Diventa difficile per me che non sono né un politico. Credo che bisognerebbe ricondurre il PdC in un ambito più contenuto e rendere possibile l’inizio di un dibattito interno al PdL. Oggi dibattito non esiste, anzi quando qualcuno lo accenna viene assalito ed insultato.
    La ringrazio nuovamente per il suo gradito intervento e mi auguro, le auguro, auguro al paese che lo sforzo che lei continuerà a profondere, abbia successo.

    luigi zoppoli

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