L’ira funesta di silvio

Insomma, sui problemi giudiziari altrui Berlusconi non ammette deroghe e se scopre che anche i più stretti collaboratori aiutano a combinare affari, allora si innervosisce.

Appropriata l’osservazione di Amedeo La Mattina su La Stampa ove racconta delle preoccupazioni del PdC per la corruzione e le implicazioni di vertici del PdL negli scandali di corruzione e, ci racconta, anche per le regionali. E la preoccupazione del PdC è opportuna certamente per il suo partito ma ancor più certamente per il paese. L’iniziativa delle nuove norme può essere positiva anche se è ineliminabile la vena demagogica pre-elettorale. La corruzione infatti sarebbe farisaico ed ipocrita ritenerla episodica e non endemica e connaturata alla struttura stessa dell’ordinamento e della politica oltre che all’uso che di ordinamento ed istituzioni viene fatto. Purtroppo giunto alla percezione di normalità da parte di noi italioti.

I conflitti di interesse, la follia di autorità di controllo nominate da controllati, l’eternità delle facce, la gerontocrazia e l’assenza di ricambio generazionale, le caste, le corporazioni, il familismo, l’intermediazione politica su tutto, la burocrazia soffocante, l’eccesso di norme, la spesa pubblica, l’eccesso di Stato, l’impunità, la delegittimazione della magistratura, l’inefficienza e la durata dei processi, la legge elettorale attuale che determina pessima qualità media degli eletti, pessimi livelli nella selezione del personale politico, la metodologia della cooptazione senza merito, i criteri di nomina di strutture amministrative dello stato, i monopoli, le cattive false privatizzazioni, le imprese abbarbicate allo Stato per poter prosperare e vivere, i pazzeschi regimi autorizzativi anche per andare al cesso, l’assenza di concorrenza e di competizione e tanto altro ancora sono i molti padri della corruzione e dell’inefficienza. Non c’è un incentivo che sia uno che induce a scelte positive ed efficaci né un disincentivo che sia uno che mira a dissuadere dai vizi consueti. Solo minacce di sanzioni tanto roboanti e minacciose quanto vane, risibili ed inconcludenti.La madre è il senso etico, quel costume che ha affievolito fino alla distruzione il potente deterrente che sarebbe la sanzione sociale.

Chi volesse affrontare l’immane problema in maniera credibile, dovrebbe parlare di questo ed occuparsene impugnando una grossa sega elettrica. Non so dare soluzioni né possiedo le competenze per entrare nel merito di ognuno dei punti elencati solo, da cittadino qualsiasi, posso chiedermi se qui ed oggi c’è qualcuno che oltre alla voglia di affrontare la questione, questo qualcuno sia dotato della necessaria credibilità. Da esponenti eminenti del governo sentiamo tutti i giorni che questo e quello, le riforme o altro le faremo DOPO le elezioni come ogni buon peron direbbe e farebbe, E poi qui cominciano le emicranie. Il PdC è l’archetipo del conflitto di interessi ed un monopolista della vitale risorsa informazione, capo di un impero economico di imprese anche quotate in Borsa. E come capo del governo, nella posizione democraticamente pazzesca ed intollerabile di controllato che nomina i controllori, di imprenditore che presiede il governo dal quale, in Italia molto dipende la vita stessa di tante imprese. Dall’esperienza dei governi berlusconi, essendo questo il governo, possiamo ragionevolmente aspettarci che oggi legiferi in un modo che incida riduttivamente anche sul potere e sulle convenienze del berlusconi stesso? Non so se questa domanda mi connota come accecato dall’anti-berlusconismo o dalla legittima preoccupazione di un qualunque cittadino. Se non si affronta QUESTA montagna, sarà meglio lasciar perdere. E la realtà si occupa di precisare le cose: “Sulle intercettazioni non faremo un passo indietro” detto dal cosiddetto  ministro Alfano è la prova provta di cosa intenda il governo per lotta contro la corruzione: chiacchiere e sceneggiate.

Dell’opposizione? Beh! per quanto mi riguarda la scalata di UNIPOL a BNL e qualche altra cosetta le ricordo bene insieme alle imprese di bassolino e loiero, l’agazio ricandidato per la seconda volta.

Il fatto è che vi sono legittimi e fondati dubbi sulla capacità della classe politica di auto-riformarsi, e prima ancora dubito che essa consideri come “nodi da sciogliere” i problemi qui cennati. Sono talmente incancreniti e “normalizzati” che questi non li vedono né li vogliono vedere perchè significherebbe la fine di potere, clientele, eterne sinecure e prebende. Significherebbe approcciarsi ad uno stile di governo moderno, agile per il quale servono capacità, competenze che, ogni minuto, si dimostra costoro non possiedono e non sono interessati ad acquisire. E gli italioti, a quanto pare, al di là di cadute dal pero paiono altrettanto disinteressati sino a far pensare che servirà una grossa bastonata nei denti perchè ci si risvegli dal coma.





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febbraio 21, 2010 Post Under Politica - Read More

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