La sentenza dell’Utri ha confermato una condanna per il senatore ma non accogliendo parte delle ragioni addotte dall’accusa. Tra i commenti, c’è anche quello del senatore il quale tra l’altro ha reiterato la sua opinione su vittorio mangano, lo stalliere di Arcore: il MIO eroe. L’eroismo mangano se lo sarebbe guadagnato per non aver ceduto alle lusinghe di PM che gli avebbero promosso mari e monti se avesse fatto delle “ammissioni” su fatti anche falsi riguardanti lo stesso dell’Utri piuttosto che Berlusconi.
Non obietto sulla dichiarazione di eroismo che a titolo personale dell’Utri rivendica quale sua considerazione per mangano. D’altra parte,anche il presidente del consiglio non ha avuto scrupolo alcuno nella scelta del suo eroe mangano, dando un segnale di apprezzamento ad un mafioso. Ognuno si sceglie i suoi eroi. Quello che posso e devo contestare è il fondo non troppo implicito nelle affermazioni del presidente del consiglio prima e del senatore poi: PM che per fare politica e colpire dell’utri e berlusconi strumentalizzano il non pentito mangano facendogli balenare vantaggi personali in cambio di confessioni false. Che dell’Utri lo dica non me ne meraviglio. Che nessuno gli chieda spiegazioni in merito non lo capisco e non lo accetto. Risale a 16 anni addietro l’inizio di questa moda che, se non solidamente provata è una indecente manipolazione per deresponsabilizzarsi.
Abbiamo perso talmente i contatti con la realtà che ignoriamo i fatti, i dati; non sentiamo la necessità alcuna di riscontri, di prove, di dimostrazioni bastandoci le chiacchiere, le parole ossessivamente ripetute che spacciano leggende indimostrate ed indimostrabili per quanto non suffragate da uno straccio di indizio se non complottismi e dietrologie di comodo per salvaguardare chi è legittimamente accusato.
Siamo un paese ridotto a lupanare di garantisti a cottimo capaci di tolleranza zero con i lavavetri e pronto a correre in soccorso di potenti consentendo la diffusione di balle che oltre ad offendere la logica e l’intelligenza contano sull’ignoranza delle norme procedurali che regolamentano ogni momento ed ogni passaggio dell’attività giudiziaria dal momento dell’iscrizione di qualcuno nel registro degli indagati fino al giudizio di Cassazione. Sono esattamente quelle norme che tanto fanno imbestialire l’opinione pubblica quando qualcuno , purchè non appartenga alla propria tribù, la fa franca.
Lo sciopero dei lettori che invocava il passante che sostiene di essere presidente del consiglio dovrebbe essere correttamente inteso come sciopero degli E–lettori. L’abitudine al mendacio ed alla negazione dell’evidenza si sono reiterati per l’ennesima volta quando in Brasile, il rivoluzionario liberale alla cassoeula ha detto che “rivedremo la manovra” salvo far smentire dal megafono semovente Buonaiuti che non era vero e che c’era la prova televisiva. Eccola qui
Ma è solo per lo scarso coordinamento che il servizio del TG1 non abbia eliminato notizia e video. Scarso coordinamento che non si verificherà la prossima volta riportando la testata giornalistica nel solco del suo consueto standard minzoliniano che tanto bene sta facendo alla testata stessa ed alla RAI ridotta a velina informativa della levatura e dell’autorevolezza del TG dello Zimbabwe. Infatti anche in quel progredito e civile paese i TG, tra l’altro, celebrano ladri e farabutti.
A commento in altro blog, mi è capitato di sostenere con evidente eccesso di enfasi o, se si preferisce esagerazione, che qui in Italia siamo un ultimo baluardo del socialismo reale. Qualcuno si è mostrato infastidito rispetto a questo paradosso che, ostinatamente continuo a ritenere relativo ed ha sostenuto che siamo io e Berlusconi ed un’altra persona a sostenere questa tesi. Se ci avesse riflettuto un attimo, avrebbe evitato di nominare il PdC intanto perché noriamente ne sono avversario ed in secondo luogo perchè a costui, il PdC va bene così e ci mette del suo perché così sia. Non ho alcuna intenzione polemica, ma dal mio punto di vista la mia affermazione, ne sono convinto, presenta numerosi punti di verificabilità. Intanto il socialismo reale non ha solo implicazioni economiche ma anche sociali ed investe ogni aspetto della vita del paese. E non mi pare un’osservazione di poco conto.
Su La Voce è stato pubblicato un articolo di Anelli e Basso dal titolo I numeri del lavoro il quale, parendo dai dati ISTAT recentemente pubblicati effettua un ricalcolo dei posti di lavoro perduti durante la crisi facendo riferimento ai precari. Qualche tempo fa su noisefromAmerika un articolo dal titolo piuttosto hard: Disoccupazione al 15,8%. In entrambi gli articoli, i dati sulla disoccupazione tendo ad avere una visuale più ampia rispetto a quella comunemente accettata del tasso di disoccupazione. Il panorama infatti presenta sì casi di disoccupazione regolarmente misurati, ma altre fattispecie diverse di sottoccupati, precari, scoraggiati, cassintegrati di lungo periodo, persone in mobilità che non rientrano nel tasso di disoccupazione, ma sono forza lavoro disponibile che però non è impiegata. A proposito. Lasciate perdere le fanfaluche alla sacconi su ciò che è o meno scientificamente esatto: a lui, nella fiction governativa tocca la parte di ministro del welfare che deve dimostrare, non importa come, che l’Italia è messa meglio di altri paesi e quindi dati, fatti e statistiche non gli interessano. In ogni caso c’è sempre pronto il minzolini di turno a provvedere. Il numero delle persone che, qualunque ne sia la ragione non lavorano, sono un grande problema perché sono davvero tantissime, soprattutto giovani e soprattutto nel mezzogiorno d’Italia. Rinvio agli articoli linkati per i dati e per acquisito che i dati confermano l’asserto.
Non capisco più l’accanimento contro aldo brancher uomo da sempre molto vicino al presidente del consiglio e da questi fatto ministro per l’attuazione del federalismo, reo di voler utilizzare una legge vigente nell’ordinamento italiano come quella sul legittimo impedimento. Brancher è un residuato della prima repubblica, coinvolto in vicende giudiziarie varie ed attualmente imputato di appropriazione indebita e riciclaggio insieme alla gentile consorte per vicende relative alle scalate bancarie di qualche anno fa. Vorrei che qualcuno mi spiegasse razionalmente cosa ha da obiettare. La norma esiste branche o non brancher, se questi si trova nelle condizioni normativamente previste per fruirne non c’è assolutamente nulla da obiettare. Ne concludo che brancher ha buone ragioni dalla sua parte. Non mi scandalizzo neppure al commento di brancher, se lo ha pronunciato, a proposito della nota del Quirinale: “qualcuno spinge il Quirinale contro di me”. Come potrei scandalizzarmi se ha imparato da berlusconi il quale, maestro dell’irresponsabilità, dello scaricabarile, delle dietrologie inventate e del complottiamo da osteria è avvezzo ad urla scomposte contro chiunque osi ostacolarlo? Ed aggiungo che ha fatto male a rinunciare a servirsi della scappatoia.
Al ministro la cui casa è stata pagata anche da altri senza che se ne accorgesse, va aggiunto il senatore, tal Tancredi che avendo firmato con altri un emendamento che introduceva un condono edilizio che includeva anche gli abusi in aree protette, dice di non essersene accorto. In compenso, parrebbe aver firmato un altro emendamento er la riapertura di un condono fiscale. Salvo che qualcuno gli vada a dire cosa ha firmato in modo che, se del caso, ci possa ripensare. Di norma, di fronte a fatti del genere, che stanno in un intervallo tra la voglia di fottere il prossimo, la bassezza, l’irresponsabilità, il tirare il sasso nascondendo la mano ed il nanismo personale ed umano, ci si aspetterebbe che galantuomini così togliessero il disturbo senza farselo chiedere. Dai e dai alla fine, ma solo alla fine, dopo figure penose su scala planetaria scajola lo ha fatto. L’altro inclito parlamentare dubitiamo assai che lo imiti.
Di costui ho ascoltato una intervista ieri l’altro su Radio 24 durante la trasmissione Focus Economia che come nulla fosse parlava garrulo e ridanciano di firme apposte così, perchè qualcuno glielo aveva chiesto. Dopotutto in Parlamento c’è una manovra finanziaria importante per il paese, mica una cosa seria che imponga di leggere ciò che si firma.
Al di là delle intenzioni la vicenda che si sta svolgendo a Pomigliano D’Arco ha implicazioni fortissime sul piano generale in riferimento all’economia, alla politica ed al Mezzogiorno. L’aspetto meno rilevante, dal mio punto di vista è quello dei diritti violati di cui parla la FIOM vuoi per le motivazioni espresse dal Prof. Ichino, vuoi per la considerazione che analoghe condizioni sono da tempo adottate nelle relazioni industriali in tutta Europa e non solo in Polonia.
Già prima dell’inizio della vertenza Pomigliano FIAT credo che mancasse la consapevolezza che l’Italia fosse uno dei competitori dell’economia globalizzata il cui sviluppo era ed è legato alla sua capacità di innovare, essere flessibile ed adattabile ai mercati. La crisi ha rimescolato le carte introducendo ulteriori e più rapidi fattori di cambiamento ancora in via di definizione-comprensione capire i quali è fondamentale per pensare di poter riprendere a crescere. E’ diventato perfino stucchevole ripetere e4 ricordare che senza crescita non cìè prospettiva di rientrare dal debito, di tenere il sistema previdenziale in equilibrio, né di riuscire ad assorbire la disoccupazione che in questi mesi del 2010 sta ancora crescendo.
Non nego certamente che la vicenda di Pomigliano in Italia o vicende analoghe in altri paesi dell’Europa occidentale abbiano comportato per i lavoratori un mutamento di condizioni non certamente facile e certamente pesante. Che le imprese abbiano spinto per rinegoziare o modificare contratti di lavoro abbiano agito spinti dalle nuove tecnologie, dal benchmarking con altri paesi, dalla crisi del loro settore o qualsivoglia altro motivo, questi mutamenti sono avvenuti. Voglio anche capire, alcuni gridi di dolore dal proprio punto di vista non giustifico articoli come quello di Adriano Sofri su Repubblica intitolato La Catastrofe del lavoro sia pure leggermente impreciso in quanto la GM proprietaria di OPEL ha deciso di rinunziare ad aiuti pubblici analogamente a quanto, tardi, ha fatto FIAT in Italia. E’ evidente la chiave vetero di lettura di una realtà fatta a prescindere da fatti e dati.Sofri dice ed altri dicono mescolando impropriamente Cina, India, Italia, Germania; Pomigliano FIAT e la cinese Foxconn per rendere politica una questione che di fatto è economica e di verità ed è descritta nell’articolo in questi termini:
La famigerata “anomalia” di Pomigliano è perciò largamente pretestuosa: serve a far passare per una cruna il cammello del conflitto sociale e dei diritti sindacali.
La tesi del governo, anzi del ministro tremonti chè tanto basta è che per introdurre semplificazioni normative e procedurali a favore delle imprese occorra cambiare la Costituzione agli articoli 41 e 118 (Riforma Costituzioale ) Ad occhi incompetenti come i miei appaiono dei dubbi che smarriscono e chiedono risposte. Il testo della proposta di Riforma è interessante soprattutto nella relazione dove però, a parte le suggestive statistiche relative alla mostruosa prolissità normativa pubblicata dalla Gazzetta Ufficiale, compaiono dati che da anni istituzioni come l’OCSE o la Banca Mondiale pubblicano. Valga ad esempio il Doing Business Report ove, nella finestrella “select an economy” basta cliccare Italy per avere i dati relativi al Belpaese. Certamente è positivo che si utilizzino dei dati e sarebbe auspicabile che altrettanto si facesse SEMPRE. Prima di venire al punto, è bene fare cenno al dettaglio della “riforma”. l’art. 41 della Costituzione recita:
Leggendo della vicenda di Pomigliano d’Arco, ho la netta sensazione di linguaggio e di contrapposizione ideologica come fossimo negli anni 70. Sentir parlare di schiavitù, di diritti calpestati, di padroni mi pare indicare che una serie di persone continuano ad aggrapparsi al passato sostenendo posizioni e soluzioni che abbiamo visto realizzare e poi ripudiare per la loro inefficienza ed iniquità. E’ come se per molti si fosse riaperta la possibilità di dar sfogo al livore, all’ideologia, alle proprie frustrazioni indifferenti al mutare dei tempi e delle condizioni di scenario. E questo non lo fanno tanto i sindacalisti FIOM che sono parti in causa e cercano di trattare, quanto soloni esterni, reperti di un cattivo passato fatto, questo sì di spregio dei diritti altrui e di creazione di un clima di incertezza odioso ed inaccettabile.
Voglio ricordare i motivi del contendere. FIAT ha posto tra le condizioni esposte nel documento che ha presentato e dettagliati nel documento FIOM che raffronta le proposte FIAT e le conseguenze per lavoratori dal punto di vista FIOM. Gli artt. 8, 14 e 15 sono quelli incriminati.