L’intervento del Governatore è stato ricco di spunti, esaustivo per contenere nel linguaggio pacato, felpato, tutto quanto è utile che i decisori politici facciano per uscire dalla difficile situazione. Prima di andare a compiere ulteriori analisi che richiedono una più attenta lettura del documento, voglio riportare qui le parole con cui il Governatore, con piglio ed atteggiamento da uomo di grande spessore ed autorevolezza ha voluto concludere il suo intervento:
Due anni fa dedicai parte sostanziale di queste mie considerazioni a una riflessione sul divario persistente fra Nord e Sud del Paese. È con quella ricerca che, di fatto, la Banca ha iniziato le celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia. È nostra convinzione che l’Unità si celebri progettandone il rafforzamento, garantendone la vitalità e l’adesione ai tempi nuovi. Non è la prima volta che l’Italia si trova di fronte a un’ardua sfida collettiva. Nei quasi 150 anni della sua vita unitaria ne sono state affrontate, e vinte, diverse. Mi si permettano due esempi. La più grande sfida sul piano delle riforme strutturali fu affrontata quando l’Italia appena unita entrò nel consesso europeo con il 75 per cento di analfabeti, contro il 30 del Regno Unito e il 10 della Svezia. Governanti, amministratori, maestri, Nord e Sud, combatterono insieme la battaglia dell’alfabetizzazione.Alla fine ci portammo ai livelli europei. Fu questo uno dei fattori alla base del miracolo economico dell’ultimo dopoguerra. Nel 1992 affrontammo una crisi di bilancio ben più seria di quella che hanno oggi davanti alcuni paesi europei. Il Governo dell’epoca presentò un piano di rientro che, condiviso dal Paese, fu creduto dai mercati, senza alcun aiuto da istituzioni internazionali o da altri paesi. Fu una lotta lunga: in regime di cambi flessibili, dopo tre anni gli spread superavano ancora i 650 punti punti base; ma fu vinta, perché i governi che seguirono mantennero la disciplina di bilancio: la stabilità era entrata nella cultura del Paese. Anche la sfida di oggi, coniugare la disciplina di bilancio con il ritorno alla crescita, si combatte facendo appello agli stessi valori che ci hanno permesso insieme di vincere le sfide del passato: capacità di fare, equità; desiderio di sapere, solidarietà. Consapevoli delle debolezze da superare, delle forze, ragguardevoli, che abbiamo, affrontiamola.
Non voglio essere tendenzioso, ma ciò che traspare da queste parole e da quanto esse sottendono traggo la conferma della levatura da statista che connota Draghi.
Sono in corso a Torino i colloqui tra FIAT e Sindacati per definire gli accordi sull’organizzazione del lavoro dell’impianto di Pomigliano d’Arco la fabbrica che, secondo il paino industriale dell’Azienda dovrà accogliere le linee di produzione della nuova Panda e richiede pesanti investimenti per essere riconvertita e ristrutturata. Si parla di 700 milioni di €uro. Già in sede di presentazione del paino a Torino durante l’Investor Day Marchionne aveva sottolineato che una delle condizioni per reinvestire a Pomigliano, era costituita da garanzie del governo e dei sindacati per quanto riguarda la flessibilità del lavoro ed in quella stessa sede, tanto per chiarire il concetto, Marchionne aveva precisato di avere il piano B di localizzazione alternativo a Pomigliano. Se qualcuno avesse pensato o pensasse a ricatti e/o minacce, sbaglierebbe e dimostrerebbe di non aver capito nulla di quanto sta accadendo e di quale sia lo scenario nel quale le case automobilistiche si trovano a dover operare. Aggiungo che per quanto riguarda FIAT, salvo l’utilizzo più che legittimo della cassa integrazione, non pare essere stato strumentale ed aggressivo nelle relazioni industriali. Netto sicuramente.
Mi auguro che non risponda a verità. Mi si diceva che uno degli emendamenti sul tappeto a modificare il DDL intercettazioni prevedrebbe che se un imputato intercettato dovesse denunciare che notizie sulle intercettazioni fossero filtrate all’esterno, il PM sarebbe iscritto nel registro degli indagati e dovrebbe abbandonare quella indagine.
Si dice che verrebbero leniti i divieti consentendo la pubblicazione di riassunti delle vicende giudiziarie e diverrebbero più leggere le sanzioni a carico di giornalisti ed editori.
E’ il successo della strategia del diversivo già ampiamente usata dai governi berlusconi. Si presenta una norma complessivamente ignobile nella quale si inserisce qualche elemento vistoso come nel caso specifico il bavaglio all’informazione contro il quale, giustamente si scatena la battaglia dell’informazione e l’attenzione mediatica e si avvolge di nebbia ed indifferenza l’elemento che davvero interessa agli ideatori di questa norma indecente: rendere quasi inutilizzabile alla magistratura l’utilizzo delle più sofisticate tecnologie di indagine.
Non voglio commentare L’Intervento del presidente del consiglio svolto durante la conferenza stampa per la presentazione della manovra (qui il video) per rispetto ai liberali che militano nelle file del PdL. Il tradimento delle loro speranze e delle loro aspettative fin qui consumato dal piccolo padre di Arcore si associa, credo, alla mortificazione che si prova leggendo, sempre più stupiti un testo che sarebbe stato plausibile nel 1994 in alcune parti essendo intempestivo, autoassolutorio, mistificatorio, puerile, sbagliato ed irresponsabile quando non miserevole per il resto.
Questa finanziaria chiarisce solo che il paese è allo sbando non essendo appropriato definire guida verso il futuro un progetto raffazzonato e vecchio nella sostanza che raschia il fondo del barile limitandosi a rinviare spese per i pubblici dipendenti e passamdo il cerino acceso nelle mani di enti locali senza alcun distinguo e senza intaccare i meccanismi automatici che hanno reso fin qui la spesa pubblica incomprimibile. Alla pari dell’intervento dello Stato che il liberale maximo da gosplan ha consentito si estendesse metastaticamente nell’economia con perle come la Banca del Sud contribuendo attivamente a che si impicciasse della vita privata e dell’etica dei singoli cittadini come la terribile vicenda Englaro ha dimostrato.
L’altra sera sera ho visto Ballarò ma solo perchè partecipava il Prof. Michele Boldrin. A parte la tenerezza provata per Amartya Sen, da ingenuo (o fesso) quale sono continuo a meravigliarmi per l’approccio dei politicanti. Ogni volta è come se fosse una campagna elettorale ovvero una tenzone dialettica del tutto aliena dai contenuti. Su Lupi non perdo neppure un secondo. E’ un parolaio di piccolo cabotaggio. E’ intervenuto Visco e subito qualcuno ha pronunciato il suo nomignolo: Dracula guadagnato durante il precedente governo Prodi. ed incredibilmente ha detto:tremonti ha fatto meglio dell’altra volta”. Mi fermo qui rinviando chi non avesse visto la trasmissione o volesse rivederla a questo link.
Tra i partecipanti, Gianni Riotta direttore del Sole 24 Ore che si è tolto un sassolino dalle scarpe. Qualche mese fa era stato pubblicato l’articolo Dieci protagonisti per l’Italia: l’uomo dell’anno è Tremonti. La scelta, si diceva nell’articolo, era stata compiuta dalle “firme del Sole 24 Ore”. Fate caso ai nomi con tremonti al primo posto, viene fuori che le firme, la giuria era mono, Riotta, e concluderete che un pò, ma solo un pò di piaggeria c’è. Per questo tra blog e giornali erano state scritte parole piuttosto dure nei confronti di Riotta. Ed ieri sera cogliendo al volo l’apprezzamento di Visco per Tremonti, ha ricordato l’episodio del premio per parlare dei suoi critici come “pierini e grilli parlanti”. Poverino! E’ chiaro che non si morde la mano degli amici e neppure quella degli azionisti.
Partire dalle foci dell’Isonzo per arrivare a parlare di Autostrade sembra strano ma possibilissimo. Basta essere in Friuli e parlare di Autostrada A 28. L’Isonzo e l’A 28 sono accomunate dall’acqua. Beh! E’ un pò una forzatura, ma mi piace così e l’Isonzo oltre a percorrere i luoghi storici delle terribili battaglie dei primi due anni della I Guerra ondiale, è il fiume verde per il colore delle sue acque, attraversa bellissime terre ricche di vigneti superbi fino a giungere al mare costituendo una zona lagunare in un ambiente talmente bello, ricco di biodiversità da essere divenuta riserva naturale. E vale la pena visitarla. L’Isonzo è uno dei due grandi fiumi del Friuli. L’altro è il Tagliamento che nasce al confine tra il Cadore ed il Friuli a rispecchiare l’Isonzo che nasce nelle Alpi Giulie nella zona del Monte Tricorno. Ma oltre a questi grandi fiumi, il territorio è solcato da fiumi più piccoli e da una miriade di torrenti compresi quelli le cui acque sono stata ingabbiate nelle dighe (Barcis, Tramonti) o incanalate.
Da qualche tempo sui giornali, a proposito di varie argomenti la stampa riporta le opinioni di Montezemolo ed anche oggi su La Stampa a proposito del DDL intercettazioni. Con tutto il rispetto, ma in assenza di ruoli istituzionali o confindustriali ricoperti da questi, che senso ha? Ma questa osservazione mi permette di entrare in tema DDL intercettazioni riferendomi al sistema dell’informazione per cui l’incipit più consono mi sembra: quis custodiet custodes?
La protesta in corso contro il DDL per le limitazioni incivili e mutilanti dell’informazione da parte di editori, testate e giornalisti è sacrosanta. Così come è inaccettabile l’intento di privare l’opinione pubblica di informazioni essenziali. Rifiutando l’idea stessa di opinioni a prescindere non mi astengo dall’osservare che l’intero sistema mediatico ha mostrato da 16 anni a questa parte un processo secondo me involutivo ridotta ad una continua ricerca di sensazionalismo, di accettazione pappagallesca ed anodina ripubblicazioni di dichiarazioni ufficiali come fossero veline per quanto infondate o menzognere perdendo la capacità di analisi ed approfondimento che hanno condotto anche testate prestigiose a raffazzonare notizie e commettere errori.
Una delle stragegie nel mondo dell’auto è quella della riduzione del numero delle piattaforme combinata con quella di costruire un gran numero di modelli diversi sulla base della medesima piattaforma. Insomma economie di scala. Pare essere diventato irrinunciabile per un costruttore la sola idea di non riuscire a costruire almeno un milione di auto sulla medesima piattaforma anche per le favorevoli implicazioni economiche e finanziarie conseguenti sicchè, le case più in ritardo da questo punto di vista come ad esempio GM stanno accelerando i tempi per adeguarsi ai migliori concorrenti giapponesi e tedeschi. Nominando GM, si impone una breve digressione per dar conto di un evento significativo. In Germania la OPEL, che appartiene per l’appunto a GM ha concluso un accordo con i sindacati che consente risparmi per l’azienda di circa 265 milioni di €uro. Pregasi prendere nota.
….ma è la prima volta che ci troviamo di fronte ad attacchi al debito sovrano di una zona monetaria integrata….
afferma Barroso Presidente della Commissione Europea riferendosi palesemente alla speculazione. Da profano della finanza oltre che di molto altro, tento di capire cosa succede. Mi pare che neppure in sede europea si eviti di utilizzare la fantomatica speculazione quella che più che un argomento è una non ben nascosta dichiarazione di impotenza-inadeguatezza. Ricordiamo che la crisi è nata dalla crisi greca caso nel quale le istituzioni europee non hanno fatto una gran figura facendosi turlupinare dai dati ufficiali greci e non accorgendosi neppure delle macroscopiche spenderecce follie di quel governo. L’emergere della crisi ha mostrato reazioni europee lente, impacciate, contraddittorie, contrastanti, tardive e confuse in quanto decise dai singoli Stati in assenza della sede istituzionale comunitaria che non esiste. Si badi bene: questo prescinde dai torti o dalle ragioni che un paese o l’altro legittimamente potessero vantare. E’ un aspetto formale la cui capitale importanza risalta quando si prende atto che nel comportamento dei mercati e degli investitori, grandi istituzioni o piccoli risparmiatori che siano la logica è quella di muovono sulla scorta di elementi oggettivi, di aspettative e di fiducia nel debitore o meno.
Mi sono appena ricordato che oggi ricorre l’anniversario dell’assassinio di Giovanni Falcone, di sua moglie e della scorta. Per quanto mi riguarda quell’evento è tra quelli importanti tanto da farmi rammentare perfettamente che ero in auto (posto preciso, marca e colore) per andare dalla mia famiglia in vacanza al mare.
Non lo conoscevo ovviamente se non per quanto si leggeva sui giornali e per qualche intervista televisiva dalla quale traevo e conservo l’impressione di un siciliano autentico nel senso più nobile e pregnante del termine, sensibile, colto, rispettoso degli altri, capace di cogliere i segni e di penetrare i riti del suo mondo, di travalicare le apparenze. Un uomo schivo e riservato. Un uomo capace di rispettare l’umanità perfino in coloro sui quali indagava e dei quali conosceva i crimini. Un uomo convinto che tutti, anche chi delinque è titolare di diritti in un paese civile.. Un uomo in grado di capire i meccanismi mafiosi e di intuirne le contorsioni mentali e materiali. Un uomo perciò pericoloso per molti.
Oggi sarebbero venute fuori ipotesi investigative che confermerebbero partecipazione di esponenti dei servizi nel suo assassinio ed in quello del povero Polo Borsellino. Si profila l’ennesimo mistero italiano.
Rispetto alla morte di Falcone, questo poco cambia. E servono a poco anche le parole che capisco, sia necessario vengano pronunciate nelle cerimonie commemorative. E’ certo che questo Magistrato con la M maiuscola, ha iniziato una scuola investigativa che ha fatto proeseliti nel mondo. Ma anche rigore e riservatezza ha insegnato.
Non posso saperlo, ma qualcosa mi dice comunque che lui stesso più che parole che ne celebrano le doti umane e professionali, gradirebbe molto di più persone che quelle doti le replicassero e le mettessero in pratica. Se così fosse, saremmo certamente un’Italia migliore.