Molti degli avversari di Berlusconi avranno gioito ad ascoltare le durissime parole che hanno inframmezzato l’intervento di Fini a Mirabello. Molti altri avranno pensato “e solo ora te ne accorgi”. E non mi escludo dall’aver provato queste sensazioni. La riflessione che si fa a mente fredda è che a meno di eventi che non so immaginare, la probabilità di elezioni ha subito una accelerazione. L’innesco è stato attivato dalla situazione che si è creata con la creazione di un partito pur non dichiarato che intende comportarsi come un partito con quello che ne consegue in termini di rapporti tra alleati: riunioni, trattative, mediazioni, compromessi. Esattamente quanto Berlusconi non ha mai inteso fare ed ha sempre chiamato “teatrino della politica” per rimarcare la sua diversità con i risultati disastrosi che abbiamo davanti. E’ del tutto ragionevole immaginare che per Berlusconi se l’idea di trattare è dura da accettare, l’idea di dover trattare con Fini ed i finiani sia vista come una sconfitta intollerabile. E non c’è dubbio che comunque vada, per Berlusconi questa è una sconfitta che dimostra una volta di più incontestabilmente che non è un leader.
L’evoluzione di Fini personalmente la seguo da quando è iniziata e con interesse se non altro che per il metodo che mi è parso idoneo ad una buona politica che è per sua natura dinamica e perciò stesso nuova nel contesto immobile della pseudopolitica italiota.
Non è la prima volta che il ministro tremonti attacca i governatore Draghi irridendo la logica oltre che un livello minimo di buone maniere che sembrano latitare dal patrimonio culturale del ministro. Patrimonio culturale talmente povero, malevolo e disinteressato al paese da fargli inventare un ridicolo monitoraggio del credito bancario attraverso le prefetture. Assurdo. Un po’ come affidare il ministero dell’economia.
Alcuni giorni fa il Governatore Draghi a Seul per un meeting del Financial Stability Board ha rilasciato alcune dichiarazioni che, tra l’altro, contenevano l’invito agli italiani a voler guardare alla Germania come esempio da imitare per la produttività e la competitività risultato di riforme e rigore finanziario. Ed ha sottolineato la robusta crescita tedesca come traino dell’Europa commisurandola alla consueta bassa crescita italiana.
Sinceramente è avvilente leggere delle continue incoerenze di bossi sul rapporto PdL-finiani ed elezioni si o no; e peggio i disinvolti cambi in corse del peron di Arcore avvezzo a capriole incredibili che, conciliante, pare perfino aver espunto il processo breve dall’ukase che tentava di imporre ai finiani. Al di là di deliri di onnipotenza, si dimostra una volta di più che costui tutto è meno che un leader. Ma non pare messo bene neppure il ministro tremonti che continua ad essere coerente (brodaglia) con se stesso su argomenti che vanno in giro da 16 anni ed hanno di rilevante una sola cosa pubblicata nell’intervista rilasciata a Repubblica il 4 Settembre:
Giannini domanda: Ma avete annunciato un’infinità di volte che ridurrete la pressione fiscale, che invece aumenta. Perché non mantenete la promessa?
Tremonti risponde: “Con il terzo debito pubblico del mondo, e con uno Stato sociale grande e generoso, la pressione fiscale si può ridurre soprattutto aumentando il Pil e riducendo l’evasione. Oggettivamente lo stiamo facendo. Ci aiuterà il sesto punto del nostro piano, che è il federalismo fiscale, e che va avanti”.
Grazie tante dunque allo stato sociale grande e generoso che eroga pensioni da fame e servizi da terzo mondo. Ma oltre alle chiacchiere nessuna riduzione di pressione fiscale e nessuna riduzione di spesa pubblica.
L’enorme numero dei precari ereditati dalla ministra Gelmini pesa come un macigno. Pesa soprattutto perché non sono spuntati dal nulla all’improvviso né sono usciti aprendo un bell’uovo a Pasqua. Sono, purtroppo una realtà che dura da molti anni costruita, e su questo la Gelmini ha ragione, “per politiche disinvolte per procurarsi facile consenso come con delicatezza tutta femminile dice” ma in realtà per accordi infami, per sudicio baratto di clientele con assunzioni o promesse di inserimenti nell’insegnamento palesemente impossibili. Ed i numerosissimi autori di questo sfascio, hanno truffato i contribuenti, i giovani, il presente ed il futuro del paese.
Qui però la comprensione per il ministro finisce. Che i precari esistessero era noto e quindi era nota la sussistenza del problema. O ci si ritiene in grado di affrontarlo e di avviarlo a soluzione, ovvero ci si può sempre dichiarare non pronti per una sfida che è obiettivamente enorme. Comunque sia, uno dei passi da fare di fronte alla situazione di proteste di questi giorni, sarebbe quella di parlare e con la dovuta chiarezza con chi protesta evitando le chiose miserevoli sull’appartenenza all’IDV di alcuni di loro che fino a prova contraria non è ancora un evento che fa includere nessuno in qualche lista di proscrizione.
Cacchio! Cambia il mondo e non si puo’ neppure scendere. Però si può tentare di capire cosa cavolo sta accadendo o meglio, essendo improbo il comprendere compiutamente, si può cercare almeno di saperne qualcosa in più. D’altra parte la realtà ci sta mettendo di fronte ad eventi nuovi ed inattesi rispetto ad anni di morta gora di cui la vicenda FIAT è un esempio ed il licenziamento di 3 dipendenti del piccolo comune friulano di Paularo nel suo piccolo un altro esempio. Piccolo ma grandissimo di cui si è occupato Oscar Giannino nella sua trasmissione del 2 Settembre su Radio 24.
Primo segnale da trarre da questi accadimenti è il richiamo alla responsabilità.
Nel caso FIAT ad esempio, si enfatizza il poco meno del 40% che NON ha votato a favore dell’accordo trascurando il piccolo particolare che ha votato a favore oltre il 60°% dei dipendenti cosa che rende le relazioni industriali una giungla dove alla regola si sostituisce l’arbitrio mentre occorre il senso di responsabilità per individuare accordi e prenderne atto se sono votati dalla maggioranza.
Nel caso del Comune di Paularo senso di responsabilità è prendere atto dell’insostenibilità per le casse del Comune del costo determinato dai 3 dipendenti coniugata, tra l’altro, con l’analisi dell’attività dei 3 dipendenti per determinarne l’efficienza da un lato e la necessità dall’altra.
La linea del premier: basta attacchi a Finisi legge su Corsera. Basta la lettura di questo titolo per indignare una normale persona dabbene perchè dimostra che il fango, il rovistare nel letame, le calunnie, le bugie, gli attacchi a Fini ed a persone colpevoli di essergli vicine sono tutti eventi riconducibili alla volontà dell’uomo che per disgrazia comanda nel paese da 17 anni ed alla cieca obbedienza dei figuri che senza scrupolo e senza ritegno eseguono questi ordini qualunque sia il loro ruolo. Capaci di tutto, non escluso neppure ciò di cui Generazione Italia accusa gli squadristi della libertà.
Di fronte al disgusto montante, diventa difficile ragionare e forse anche inutile visto che anche questi eventi vergognosi vengono strumentalizzati e considerati come normali in un’Italia che ha smarrito se stessa per essersi rassegnata ed umiliata affidandosi a politici che definire indecenti ed indegni è un eufemismo.
Il sogno del popolo che andrà a Mirabello alla festa di Futuro e Libertà è che Fini dica “qualcosa di destra” titola La Stampa raccontando delle aspettative e dei desideri di persone incontrate alla kermesse. E’ un déjà vu che risuona specularmente a sinistra o forse risuonava di più qualche tempo fa. Non ho dati per sostenere che questo anelito al “dica qualcosa di sinistra/destra” sia vicino ad essere o sia maggioritario nell’opinione pubblica ma se fosse confermato non mi meravigliarei.
E’ vero che ogni approccio culturale ha i suoi capisaldi ed i suoi paletti ma bisogna intendersi: se ad esempio si guarda al caso Pomigliano, le scelte della FIOM e dei sindaca tini che condividono le posizioni della FIOM certamente è di “sinistra” e di principio nel voler tutelare dei diritti ma è di fatto una posizione di retroguardia che rischia di costare caro ai lavoratori ed al paese.
La tutela della legalità è certamente un valore importante per il popolo di destra. berlusconi a parte siamo certi che la clandestinità come reato sia funzionale alla legalità sul piano del contrasto all’immigrazione clandestina ed ai principi? Ovvero è più socialmente pericolosa la micro-criminalità o una qualche cricca? Pur comprendendo che la microcriminalità è quella che le persone subiscono più direttamente.
Quando qualche mese fa esplose lo scandalo della P3, a leggere che Flavio Carboni alla sua età e coinvolto nella P2, nel caso Calvi-Banco Ambrosiano ed altro, mi venne da osservare che siano un paese talmente pietrificato e decrepito, che non si riescono a rinnovare neppure faccendieri ed intrallazzatori.
Su ItaliaFutura, la Fondazione patrocinata da Montezemolo leggo un articolo del Prof. Michele Ainis dal titolo Italia ferma nell’ingorgo degli ex che così comincia:
“Un personaggio segnato dalle rughe s’aggira fra i palazzi del potere. Non ha un nome, benché in gioventù ebbe un nome altisonante. Non ha una carica, o almeno non così solenne come quelle che rivestì in passato. Non ha più lustro, né energie per lustrare la sua targa d’ottone. Tuttavia non si contenta affatto dei ricordi. No: traffica, cospira, confabula, almanacca, e in conclusione non esce mai di scena. È l’ex. “
Tra il serio, il faceto, lo sconvolto, l’incazzato, l’informazione racconta delle sceneggiate del tirannello libico a Roma dove, dopo aver spaccato i marroni alle duecento giovani donne noleggiate con le sue stronzate religiose, non si è fatto scrupolo alcuno di infastidire i romani e tutto il centro per andare a fare il bellimbusto circondato da gorilla che rispetto a quelli veri avevano solo la cravatta per distinguerli. Come prevedibile, le blaterazioni religiose hanno urtato la delicatissima sensibilità di molti talebani nostrani, quelli del family day e del sondino.
Secondo la nostra opinione, in quello che fa Gheddafi in Italia, non c’è nulla da meravigliarsi. Lo spiega con precisione Francesco Merlo su Repubblica. L’insigne statista che la Provvidenza ha donato all’Italia come Allah ha donato Gheddafi al suo paese, ci ha abituato a parole, fatti, azioni e comportamenti tra Italia ed estero che fanno scomparire le intemerate del pietoso despota libico facendole apparire come gesti da gran signore, da democratico autentico e da grande leader. Ed infatti, l’unto dal signore, il capofabbricato di tremonti è subito pronto a non perdere l’occasione per dire la cazzata del giorno: “E’ folklore”. Oggi, forse, i comportamenti da guappo di cartone, le sceneggiate di chi ritiene di poter affittare giovani donne per poter fare il gran’duomo approfittando del loro stato di inferiorità si chiama foklore. Ma che cos’ha di nuovo e di diverso rispetto ai famosi corsi per novelle euro-deputate dalle misure procaci? O alle lezioni di politica a Villa Certosa?
Non è neppure strano che quei talebani in sedicesimo che sono insedicesimo anche quali liberali, si accaniscano con i finiani esibendo come prova della loro fedeltà, il voto di fiducia sul processo breve. Essendo la loro sopravvivenza accanto alla greppia legata a Berlusconi, senza il quale gli toccherebbe andare a lavorare, si scandalizzano di Gheddafi e non di se stessi per far approvare una legge infame che farebbe vergognare uno baluba qualunque e lo farebbe emigrare in Siberia per il ludibrio a cui un’opinione pubblica, se esistesse e fosse normale, dovrebbe riservare a gentaglia di questa risma.
Chi, ragionando seriamente fa presente che nelle relazioni con la Libia rilevano motivazioni di geopolitica e di politiche energetiche, ha ragione da vendere. Ma questo è un fatto, fare politica internazionale mischiando affari privati e politica, utilizzando il pappa e ciccia, il culo e camicia, il comparaggio da bar è altro. Che cazzo importiamo dalla Bielorussia dove tanti complimenti sono stati riservati ad un farabutto dittatore come Lukaschenko? Che c’entra con la politica estera guastarsi i rapporti con l’Europa e gli USA? Che c’entra fare il guappo inventandosi meriti di salvezza di banche, risoluzione di crisi e vanterie penose se non far ritornare alla mente le parole della Sig.ra Lario su malattie del marito?
Ma in ultima analisi, fino a quando, fino a che punto noialtri italioti saremo disposti a farci truffare e prendere per il culo scivolando nel declino economico e sempre più in basso nella compromissione morale?
Sul CorSera di Domenica 29 Agosto, un’intervista a Pierferdinando Casini sull’attualità politica ed i possibili scenari. Verso la fine dell’intervista, la domanda delle domande:Ed il processo breve glielo votate?
Risposta:
«Com’è uscito dal Senato, no. Noi siamo stati il partito che più di ogni altro si è fatto carico della specificità del ruolo di Berlusconi come presidente del Consiglio. Il legittimo impedimento l’abbiamo costruito noi, perché ci pareva importante far finire la stagione in cui Berlusconi e la magistratura erano avvolti in una contesa ormai patologica. Se vogliamo pensare a una tutela per le alte cariche, siamo disponibili. Ma cancellare centinaia di processi per farne finire uno o due sarebbe una follia. Di tutto il Paese sente il bisogno, tranne che di un’amnistia».”
Molte le osservazioni possibili. Cominciamo da “il legittimo impedimento lo abbiamo costuito noi”. Cazzo! Queste sì sono soddisfazioni! E di seguito “…..far finire la stagione in cui Berlusconi e la magistratura erano avvolti in una contesa ormai patologica.”. E’ il falso che casini continua ad asseverare insieme ad un’orda di gente in malafede. Non esiste contesa. E’ una menzogna costruita per i complottasti ed i dietrologi di bocca buona e per i senza scrupoli. Esiste un irresponsabile che rifuggendo dalle sue responsabilità, con la complicità di troppi, casini compreso, sono 17 anni che sta aggredendo la magistratura cercando di delegittimarla sconvolgendo codici e pandette e senza fare un provvedimento che sia uno utile alla migliore fruizione della macchina giudiziaria da parte dei cittadini.