Non siamo alle comiche finali. Le abbiamo superate da un pezzo. Siamo nella fase in cui la comicità, sempre più sgangherata sconfina con la tristezza in attesa del dramma. E magari con qualche tiro che la Lega sta preparando a silvio. Ma vediamo di capire.
La fibrillazione elettorale pare essere stata superata da Silvio dopo lunghi giorni di acrobazie inutili. Avrebbe solo fatto regali alla Lega a suo stesso danno dopo il disastro combinato alle Regionali. Ed evidentemente i sondaggi gli confermavano le peggiori ipotesi di una bastonata per il PdL al Nord a vantaggio della Lega ed un buon risultato per il centro ed i Finiani con rischi di governabilità determinati da un probabile cattivo risultato per PdL Lega al Senato. La decisione di proseguire la legislatura dunque pare essere stata presa convintamente ma con l’ossessione dei finiani a far la tara. L’idea di un Gruppo di Responsabilità e la ricerca di 20 deputati che non si sa quali possano essere, a meno di fatti nuovi pare piuttosto avventurosa e motivata solo dalla voglia di sterilizzare il peso di Futuro e Libertà nonostante l’impegno esplicito a votare la fiducia e il sostegno promesso, nel tentativo evidente di evitare che i finiani mettano becco nelle decisioni di governo. Ovvero Silvio non se ne fida.
Il dilemma elezioni che ha visto ondivaga anche la Lega, pare essere stato risolto da bossi in senso positivo: si ad elezioni anticipate. Senza tanti complimenti già ieri o l’altro ieri bossi ha ipotizzato che potrebbe essere la Lega a non votare la fiducia ed oggi si sono sprecate le dichiarazioni di esponenti verdi nel ribadire il concetto fino alla trovata di calderoli di chiedere a Napolitano di sciogliere solo la Camera. Molto origiale come trovata a patto che Napolitano faccia i comodi di calderoli.
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Nel groviglio pseudo-politico che si è creato, l’unico aspetto che emerge nell’ambito della maggioranza è uno schizofrenico ondeggiamento tra l’ipotesi di elezioni subito prima minacciato da Berlusconi, poi da bossi poi di nuovo da Berlusconi e adesso di nuovo da bossi tra un pernacchio ed un dito medio alzato con Berlusconi a farsi carico del dovere di governare. Certamente l’abile discorso di Fini, con le sua rassicurazioni di sostegno al governo, di garanzia sui famosi 5 punti di programma di governo che saranno a breve presentati alla Camera, ha avuto l’effetto di mettere il PdL ed il governo in una situazione nella quale devono assumersi la responsabilità di governare o quella, pesante, di interrompere la legislatura.
Limitarsi a dire che FLI ha passato il cerino acceso tra le dita di Berlusconi è riduttivo. La cacciata di Fini e la formazione dei gruppi parlamentari sono stati la conseguenza del rifiuto del PdL alla dialettica interna sulle decisioni politiche e di governo. Il discorso di Mirabello ha messo in chiaro che il governo può e deve proseguire il suo cammino con il FLI e la la Lega che non sono carrettini inerti che seguono con le salmerie ma entità politiche che chiedono di partecipare alla formazione delle decisioni.
E’ del tutto evidente che questo possa non piacere a Berlusconi ed al PdL ma bisognerebbe che costoro prendessero atto che gli errori si pagano e di errori ne hanno commesso molti i cosiddetti coordinatori e ne ha commessi Berlusconi il quale ha mostrato evidenti lacune di leadership nella gestione del conflitto con Fini.
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Alcuni articoli pubblicati sul Sole 24 Ore uno titolato “Sì c’è continuità Prodi Tremonti” riportava, tra le altre, l’opinione di Padoa Schioppa che di Prodi è stato ministro dell’economia e l’altro nel quale lo stesso Padoa Schioppa aveva alcuni giorni prima rilasciato una interessante intervista al Sole titolata “La crescita? C’è un limite agli stimoli”. Il tema:l’apprezzamento per l’attività del ministro Tremonti, tributato in maniera by-partizan. La logica degli articoli ed il loro contenuto, induce a porre una domanda collegata: quanto conta il PIL?
Da lettori di giornali, dovessimo dire la nostra diremmo che, sì, la continuità c’è nel senso che sia pure per ragioni diverse nessun governo né Prodi né Berlusconi ha osato aggredire davvero la spesa pubblica, risanare strutturalmente i bilanci pubblici né realizzare necessarie riforme né occuparsi efficacemente del problema italiota: “perché l’Italia da un quindicennio almeno cresce meno degli altri” mutuando la domanda autorevolmente posta da economisti e studiosi.
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Tra gli altri frequento anche il sito NENS il centro studi fondato a suo tempo da PierLuigi Bersani e Vincenzo Visco. Sono state di recente pubblicati alcuni articoli, uno dal Sole 24 Ore che titola “Sì c’è continuità tra Prodi e Tremonti” su cui bisognerà tornare ed un altro dal Secolo XIX titolato “Senza unità sindacale ripresa impossibile” che contiene una intervista all’ex ministro Vincenzo Visco. E’ su questo che vorrei ragionare essendo relativo ai problemi che toccano da vicino gli italiani. Il puno di partenza è ‘invito rivolto alcuni giorni fa dal Governatore Draghi ad imitare la Germania, paese virtuoso la cui economia pare aver ripreso a tirare solidamente. E non credo che casuale sia il riferimento alla Germania fatto dal Prof. Francesco Giavazzi nel suo editoriale “L’emergenza non è finita” pubblicato il 5 Settembre su Corsera. Va solo detto che Giavazzi parla di Germania per sottolinearne l’efficienza produttiva, il livello tecnologico e la consolidata tradizione nelle produzioni ad alto valore aggiunto che hanno costituito oggetto di delocalizzazione nei paesi dell’est . Sottolineo che a smentire luoghi comuni e leggende metropolitane le delocalizzazioni tedesche non hanno affatto impoverito la Germania. E non mi pare secondario prenderne atto.
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Molti degli avversari di Berlusconi avranno gioito ad ascoltare le durissime parole che hanno inframmezzato l’intervento di Fini a Mirabello. Molti altri avranno pensato “e solo ora te ne accorgi”. E non mi escludo dall’aver provato queste sensazioni. La riflessione che si fa a mente fredda è che a meno di eventi che non so immaginare, la probabilità di elezioni ha subito una accelerazione. L’innesco è stato attivato dalla situazione che si è creata con la creazione di un partito pur non dichiarato che intende comportarsi come un partito con quello che ne consegue in termini di rapporti tra alleati: riunioni, trattative, mediazioni, compromessi. Esattamente quanto Berlusconi non ha mai inteso fare ed ha sempre chiamato “teatrino della politica” per rimarcare la sua diversità con i risultati disastrosi che abbiamo davanti. E’ del tutto ragionevole immaginare che per Berlusconi se l’idea di trattare è dura da accettare, l’idea di dover trattare con Fini ed i finiani sia vista come una sconfitta intollerabile. E non c’è dubbio che comunque vada, per Berlusconi questa è una sconfitta che dimostra una volta di più incontestabilmente che non è un leader.
L’evoluzione di Fini personalmente la seguo da quando è iniziata e con interesse se non altro che per il metodo che mi è parso idoneo ad una buona politica che è per sua natura dinamica e perciò stesso nuova nel contesto immobile della pseudopolitica italiota.
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Non è la prima volta che il ministro tremonti attacca i governatore Draghi irridendo la logica oltre che un livello minimo di buone maniere che sembrano latitare dal patrimonio culturale del ministro. Patrimonio culturale talmente povero, malevolo e disinteressato al paese da fargli inventare un ridicolo monitoraggio del credito bancario attraverso le prefetture. Assurdo. Un po’ come affidare il ministero dell’economia.
Alcuni giorni fa il Governatore Draghi a Seul per un meeting del Financial Stability Board ha rilasciato alcune dichiarazioni che, tra l’altro, contenevano l’invito agli italiani a voler guardare alla Germania come esempio da imitare per la produttività e la competitività risultato di riforme e rigore finanziario. Ed ha sottolineato la robusta crescita tedesca come traino dell’Europa commisurandola alla consueta bassa crescita italiana.
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Sinceramente è avvilente leggere delle continue incoerenze di bossi sul rapporto PdL-finiani ed elezioni si o no; e peggio i disinvolti cambi in corse del peron di Arcore avvezzo a capriole incredibili che, conciliante, pare perfino aver espunto il processo breve dall’ukase che tentava di imporre ai finiani. Al di là di deliri di onnipotenza, si dimostra una volta di più che costui tutto è meno che un leader. Ma non pare messo bene neppure il ministro tremonti che continua ad essere coerente (brodaglia) con se stesso su argomenti che vanno in giro da 16 anni ed hanno di rilevante una sola cosa pubblicata nell’intervista rilasciata a Repubblica il 4 Settembre:
Giannini domanda: Ma avete annunciato un’infinità di volte che ridurrete la pressione fiscale, che invece aumenta. Perché non mantenete la promessa?
Tremonti risponde: “Con il terzo debito pubblico del mondo, e con uno Stato sociale grande e generoso, la pressione fiscale si può ridurre soprattutto aumentando il Pil e riducendo l’evasione. Oggettivamente lo stiamo facendo. Ci aiuterà il sesto punto del nostro piano, che è il federalismo fiscale, e che va avanti”.
Grazie tante dunque allo stato sociale grande e generoso che eroga pensioni da fame e servizi da terzo mondo. Ma oltre alle chiacchiere nessuna riduzione di pressione fiscale e nessuna riduzione di spesa pubblica.
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L’enorme numero dei precari ereditati dalla ministra Gelmini pesa come un macigno. Pesa soprattutto perché non sono spuntati dal nulla all’improvviso né sono usciti aprendo un bell’uovo a Pasqua. Sono, purtroppo una realtà che dura da molti anni costruita, e su questo la Gelmini ha ragione, “per politiche disinvolte per procurarsi facile consenso come con delicatezza tutta femminile dice” ma in realtà per accordi infami, per sudicio baratto di clientele con assunzioni o promesse di inserimenti nell’insegnamento palesemente impossibili. Ed i numerosissimi autori di questo sfascio, hanno truffato i contribuenti, i giovani, il presente ed il futuro del paese.
Qui però la comprensione per il ministro finisce. Che i precari esistessero era noto e quindi era nota la sussistenza del problema. O ci si ritiene in grado di affrontarlo e di avviarlo a soluzione, ovvero ci si può sempre dichiarare non pronti per una sfida che è obiettivamente enorme. Comunque sia, uno dei passi da fare di fronte alla situazione di proteste di questi giorni, sarebbe quella di parlare e con la dovuta chiarezza con chi protesta evitando le chiose miserevoli sull’appartenenza all’IDV di alcuni di loro che fino a prova contraria non è ancora un evento che fa includere nessuno in qualche lista di proscrizione.
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Cacchio! Cambia il mondo e non si puo’ neppure scendere. Però si può tentare di capire cosa cavolo sta accadendo o meglio, essendo improbo il comprendere compiutamente, si può cercare almeno di saperne qualcosa in più. D’altra parte la realtà ci sta mettendo di fronte ad eventi nuovi ed inattesi rispetto ad anni di morta gora di cui la vicenda FIAT è un esempio ed il licenziamento di 3 dipendenti del piccolo comune friulano di Paularo nel suo piccolo un altro esempio. Piccolo ma grandissimo di cui si è occupato Oscar Giannino nella sua trasmissione del 2 Settembre su Radio 24.
Primo segnale da trarre da questi accadimenti è il richiamo alla responsabilità.
Nel caso FIAT ad esempio, si enfatizza il poco meno del 40% che NON ha votato a favore dell’accordo trascurando il piccolo particolare che ha votato a favore oltre il 60°% dei dipendenti cosa che rende le relazioni industriali una giungla dove alla regola si sostituisce l’arbitrio mentre occorre il senso di responsabilità per individuare accordi e prenderne atto se sono votati dalla maggioranza.
Nel caso del Comune di Paularo senso di responsabilità è prendere atto dell’insostenibilità per le casse del Comune del costo determinato dai 3 dipendenti coniugata, tra l’altro, con l’analisi dell’attività dei 3 dipendenti per determinarne l’efficienza da un lato e la necessità dall’altra.
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La linea del premier: basta attacchi a Fini si legge su Corsera. Basta la lettura di questo titolo per indignare una normale persona dabbene perchè dimostra che il fango, il rovistare nel letame, le calunnie, le bugie, gli attacchi a Fini ed a persone colpevoli di essergli vicine sono tutti eventi riconducibili alla volontà dell’uomo che per disgrazia comanda nel paese da 17 anni ed alla cieca obbedienza dei figuri che senza scrupolo e senza ritegno eseguono questi ordini qualunque sia il loro ruolo. Capaci di tutto, non escluso neppure ciò di cui Generazione Italia accusa gli squadristi della libertà.
Di fronte al disgusto montante, diventa difficile ragionare e forse anche inutile visto che anche questi eventi vergognosi vengono strumentalizzati e considerati come normali in un’Italia che ha smarrito se stessa per essersi rassegnata ed umiliata affidandosi a politici che definire indecenti ed indegni è un eufemismo.
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